martedì 20 giugno 2017

Guardia di Finanza: una festa del Corpo imbarazzante

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Quest’anno – come già accadde circa 40 anni fa durante lo scandalo dei petroli, come successe pure negli anni della Tangentopoli milanese che vide coinvolto l’ex generale Cerciello ed a Venezia all’epoca dell’ex colonnello Petrassi – la Guardia di Finanza celebrerà il suo anniversario in una condizione di profondo imbarazzo: altri due alti ufficiali del Corpo sono stati arrestati per presunti reati di corruzione legati all’affare Mose di Venezia. Il primo filone dell’indagine partì alcuni anni fa e vide il generale Emilio Spaziante patteggiare una pena a 4 anni di reclusione e 500.000 euro di confisca. La Guardia di Finanza della Lombardia e quella del Veneto, da qualche tempo, sembrano contendersi il triste primato del più alto numero di episodi di corruzione e concussione rilevati dalle indagini della Magistratura, non solo per numero di casi ma anche per importanza, per l’alto grado delle persone coinvolte e per la diffusione mediatica che le vicende hanno avuto. Accanto ai piccoli scandali che periodicamente vedono coinvolti – in varie zone d’Italia – ufficiali, sottufficiali, appuntati e finanzieri, ciclicamente emergono scandali di maggiore rilevanza quali quello del Mose, laddove ad essere coinvolti – almeno in prima battuta – vi erano anche esponenti politici di rilievo e funzionari pubblici.

Il tenente colonnello Massimo Nicchiniello è uno dei 16 indagati dalla Procura di Venezia per il reato di presunta corruzione nell’ambito del secondo filone delle indagini sull’affare Mose. L’indagine nasce da alcune intercettazioni telefoniche e solo 10 mesi fa Nicchiniello fu trasferito a Siracusa con l’incarico di comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, un ruolo prestigioso che solitamente dovrebbe essere assegnato ai più meritevoli e preparati ufficiali di grado superiore. Dieci mesi fa, come ha confermato esplicitamente il Procuratore di Venezia Cherchi, il Comando Generale era da tempo a conoscenza delle indagini in corso nei confronti del tenente colonnello, e quindi quel trasferimento è di difficile interpretazione. Non si comprende perché Nicchiniello sia stato, di fatto, premiato con un incarico prestigioso. Del resto, non possiamo non ricordare che, negli anni scorsi, un alto ufficiale fu arrestato dopo essere stato trasferito durante una inchiesta non in un incarico burocratico, ma nell’importantissimo Nucleo di PT di Bari. La stessa cosa era accaduta ancora prima in Piemonte, a Novara. In sostanza, quando il Comando Generale deve trasferire per motivi di opportunità un ufficiale sotto inchiesta, non gli toglie il Comando operativo, questo accade a volte, ma lo cambia di sede affinché possa continuare a lavorare allo stesso modo nei confronti dei contribuenti. La cosa può apparire non opportuna. Oggi è stata avviata la corsa per la sostituzione di Nicchiniello al comando del Nucleo di PT di Siracusa ma, c’è da chiedersi, se tutto ciò non poteva essere fatto anche in assoluta calma prima, senza mandare un ufficiale sotto indagini ad un incarico operativo delicato: nelle caserme del Corpo c’è una lunga serie di sinecure da ricoprire, e non sarebbe stato difficile collocare il sospetto indagato su una di quelle poltrone. Comunque, c’è da precisare che per noi i diritti costituzionali di innocenza fino a condanna definitiva valgono anche per il tenente colonnello in argomento, ma stentiamo a capire il perché il Comando Generale abbia tante volte usato la sua totale discrezionalità in materia di trasferimenti per situazioni quali relazioni amorose, ragioni politiche e così via, mentre proprio per casi di corruzione si ritenga di confermare l’incarico operativo.

Ora ci auguriamo solo che, nell’ambito dei soliti discorsi che faranno da cornice alla festa del Corpo, non venga di nuovo fuori la solita retorica ma si ponga mano ad una seria autocritica.

La Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici
Progetto Democrazia in Divisa
Ufficiali Democratici per la Smilitarizzazione della Guardia di Finanza

domenica 18 giugno 2017

Ravenna: denunciato docente universitario per alcune frasi pesanti pronunciate contro la Guardia di Finanza

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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Il commento del Colonnello Vincenzo Cerceo, Ufficiale in congedo della Guardia di Finanza: 

Mi permetto di esprimere un parere sulla denunzia nei confronti del Professore che è stato querelato: in effetti tra la grande varietà di reati che negli ultimi decenni ha visto coinvolti molti, e ribadisco molti, appartenenti alla Guardia di Finanza di ogni grado, non era ancora mai comparso il reato di associazione camorristica; nei giorni scorsi anche questa lacuna è stata colmata in quanto un appartenente al Corpo è stato inquisito proprio, stando alle notizie stampa, con questa imputazione. Alcuni decenni fa, tuttavia, un finanziere fu arrestato e condannato in quanto facente parte della anonima sequestri sarda, ma è roba degli anni Settanta. Circa il mercato delle vacche è un modo di dire che in passato è stato usato a livello giornalistico per indicare più che la corruzione il sistema di valutazioni per gli avanzamenti all'interno del Corpo, visto anche l'altissimo numero di ricorsi amministrativi vinti sistematicamente dagli esclusi da quegli avanzamenti, ma era un modo di dire polemico interno al Corpo. Personalmente mi augurerei che una soluzione giudiziaria fosse a favore del giurista, che ritengo in buona fede. Non dimentichiamo che alcuni anni fa un magistrato piemontese parlò, in sentenza, di tendenza genetica alla corruzione per il Corpo, ma una sentenza, come è noto, non può essere querelata.

Vincenzo Cerceo - Colonnello in congedo della Guardia di Finanza

Procura di Venezia: arrestato ufficiale GdF con l'ipotesi di corruzione

 Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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Se abbiamo ben capito da quanto fornitoci dalle cronache, un colonnello della Guardia di Finanza che avrebbe commesso un grave reato quando comandava un reparto nella città di Udine è stato poi trasferito a comandare il Nucleo di Polizia Tributaria di Siracusa. Si è trattato, forse, di un premio? Non sarebbe stato più opportuno - se vi erano indagini in corso su di lui - trasferirlo in un reparto meno importante e con mansioni di scarso rilievo?

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Bindi (Commissione Antimafia): "Riina deve rimanere in carcere"

Dal profilo Facebook Redazione Movimento:

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Far tornare Riina a casa rappresenterebbe una sconfitta per lo Stato e sarebbe come prendere a schiaffi i parenti delle vittime. A prescindere dal fatto che non sarebbe il primo detenuto a morire in cella, molti anonimi detenuti, condannati per reati decisamente più lievi, sono deceduti durante la loro condanna e nessuno si è mai preoccupato di questo. Ma, a quanto trapela dall'ispezione del Presidente della Commissione Antimafia, Salvatore Riina (in arte Totò) starebbe in discrete condizioni di salute, compatibilmente con la sua malattia. Si nutrirebbe da solo e quindi questo esclude che sia un malato terminale. Ma c'è di più. In passato, alcuni boss di minore calibro di Riina, si finsero malati per uscire dal carcere e poi evadere.

Altra cosa che crea qualche perplessità è che, da quanto riportato dai giornali qualche mese fa, Riina si sarebbe reso disponibile a parlare, a testimoniare, riguardo alla vicenda del presunto o reale accordo tra Stato e mafia che ci fu dopo gli attentati alle opere d'arte di Firenze e quello che subì il giornalista Maurizio Costanzo. Non è strana questa coincidenza? Un boss come Riina che ha taciuto per 24 anni, proprio nel momento in cui avrebbe deciso di parlare, qualcuno ha pensato che la sua pena fosse poco dignitosa in rapporto al suo presunto stato di salute. Ovviamente nessuna illazione si vuole fare, massimo rispetto per chi la pensa diversamente e piena fiducia nella Magistratura, la nostra è solo una opinione da comuni cittadini che pagano le tasse e vogliono ancora credere nella giustizia, pure Rita Dalla Chiesa - la figlia del noto generale dei Carabinieri assassinato dalla mafia - ha espresso delle perplessità, ed anche la prudenza ed il contenuto delle dichiarazioni dell'On. Rosy Bindi ci sentiamo di condividerle in toto (ha visto di persona andando sul posto, forse altri non lo avevano ancora fatto). Del resto, se di morte dignitosa si vuole parlare, una morte dignitosa non la fecero neanche Falcone, Borsellino e le loro rispettive scorte.

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martedì 6 giugno 2017

I Finanzieri democratici chiedono un incontro con il M5S sulla smilitarizzazione della GdF

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La Segreteria Nazionale de Il Movimento dei Finanzieri Democratici concorda sull'accorpamento dei Corpi di Polizia - tra l'altro è una nostra vecchia proposta del 1990 - a patto che tutti abbiano gli stessi diritti sindacali e tutti i Corpi di Polizia siano smilitarizzati come oggi lo sono Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria.

A Beppe Grillo e Luigi Di Maio diciamo subito, parliamone, fissiamo un incontro e vediamoci, anzi rivediamoci, visto che ci incontrammo già a Trieste, con Grillo, per la vicenda dell'amianto nelle caserme; fondiamo le nostre idee che hanno oltre 40 anni di esperienza sul campo con quelle del Movimento 5 Stelle che andrà a governare questo Paese, glielo auguriamo di cuore. Noi siamo disponibili a collaborare per il bene del nostro Paese, affinché la corruzione e la concussione interna ai Corpi di Polizia che c'è stata in questi ultimi decenni possa sparire per sempre; affinché si possa risparmiare diversi miliardi di euro dall'accorpamento e quindi da una drastica riduzione dei dirigenti (la Guardia di Finanza, per esempio, in proporzione, ha più generali dell'Esercito degli Stati Uniti); affinché la gente possa tornare a fidarsi di un fisco equo e collaborativo, non vessatorio.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici è stato sempre trasversale, ha sempre colto solo quello che c'era di buono nelle proposte politiche, tralasciando le proposte strumentali, sarà riconoscente per sempre a quel governo che vorrà veramente cambiare radicalmente l'impostazione e la struttura dei Corpi di Polizia, per renderli davvero vicini al cittadino comune.

La Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

Inchiesta Demopolis: servizi sanitari promossi da poco meno del 50% degli italiani

(g.t.) Un'inchiesta dell'Isituto Demopolis sui servizi sanitari nel nostro paese, rivela che vengono promossi da poco meno di un italiano su due.

I servizi sanitari in Italia: risultati del sondaggio dell’Istituto Demopolis - Demopolis

giovedì 1 giugno 2017

Trieste: è scomparso il giornalista Tullio Mayer


Questa mattina, alle ore 06.00, a Trieste, si è spento il giornalista Tullio Mayer. Molto noto in città per le sue poliedriche passioni: di giornalista, storico, attento osservatore della politica e fotografo di eventi culturali. Nell'ambito della sua attività di giornalista diede voce e spazio al Movimento dei Finanzieri Democratici ed alle tante battaglie da noi poste in essere, per la tutela del personale e per un giusto riconoscimento giuridico di coloro che sono stati esposti all'amianto.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici si stringe attorno alla sua famiglia nel porgere le più sentite condoglianze.

Lorenzo Lorusso e Vincenzo Cerceo