mercoledì 24 maggio 2017

I Finanzieri democratici ricordano Giovanni Falcone




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Ricordo ancora quel triste giorno palermitano, delle morti annunciate da tempo a cui lo Stato di allora non si oppose per tempo, Giovanni Falcone era stato lasciato solo a combattere la sua battaglia contro la mafia, così come era stato fatto con il generale Dalla Chiesa e con il deputato comunista Pio La Torre. Falcone era solare e socievole con gli amici fidati ma schivo e sospettoso in pubblico, temeva, forse, di essere attaccato per qualunque cosa avrebbe detto. La mafia è anche questo: silenzio, omertà, lenta distruzione, mediante calunnie e diffamazioni, di quegli uomini dello Stato che hanno creduto nella lotta alla mafia, per costruire un Paese migliore.

Ho avuto l'Onore ed il piacere di conoscere personalmente il Giudice Ayala, uno dei più cari amici e stretto collaboratore di Giovanni Falcone.

Lorenzo Lorusso - presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici


martedì 23 maggio 2017

Magistratura e Poteri Forti

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Il 18 c.m. sulla emittente T.V. “La 7” durante la trasmissione “Piazza Pulita” è stato ospite il magistrato dott. Guariniello, titolare di molte scottanti inchieste quali l’inquinamento da amianto, i danni al personale militare da uranio impoverito. Veniva citata anche l’inchiesta sulla schedatura del personale della Fiat.

Nel corso dell’intervista il magistrato faceva presente che le indagini nascevano sulla base di varie segnalazioni, non limitandosi alla sola Polizia Giudiziaria, ma che potevano avere origini da inchieste giornalistiche su fatti che avessero rilevanza penale come nel caso Fiat.

Questa dichiarazione mi ha riportato alla memoria quanto da me denunciato nel 1987 in evidente anonimato al settimanale “L’Espresso”, sulla schedatura del personale in pensione della Guardia di Finanza.

Ero stato trasferito a quella data presso il comando della Legione della G.di F. di Bari come ”ufficiale di matricola e direttore dei conti”, essendo stato rimosso dal comando Compagnia Porto di Venezia per esigenze di servizio con effetto immediato, ma che in realtà nascondeva la vera motivazione:” sospetta simpatia con il movimento dei finanzieri democratici per la smilitarizzazione del Corpo”, molto attivo all’epoca in quella città. Tale incarico burocratico, quale quello di direttore dei conti ed ufficiale di matricola, era poco gradito agli ufficiali perché era destinato in genere a quegli ufficiali carenti di qualità morali o di comando, per meglio precisare a quegli ufficiali sospettati di corruzione e non provate o a quegli ufficiali che avevano fatto qualche inchiesta poco gradita alle alte sfere e quindi dovevano essere allontanati. Io scherzosamente avevo definito la mia nuova assegnazione come nuova categoria :”i perseguitati politici-sindacali “.

Nell’assumere il predetto incarico mi ero preoccupato di chiarire i miei compiti e con grande sorpresa venni a conoscenza che dovevo curare la schedatura del personale in congedo sulla base di una circolare del Comando Generale della G.di F. classificata” Riservata” che dettava le linee guida. La schedatura, oltre a rilevare la fede religiosa, poneva in evidenza l’appartenenza o l’indirizzo politico dello schedato. Così risultava che chi era di destra veniva definito “un buon italiano appartenente ai partiti dell’ordine.” Una circolare di tal genere suscitò in me lo sdegno più assoluto perché la schedatura andava contro i principi elementari della prima parte della nostra Carta Costituzionale. Scelsi la via della inchiesta giornalistica fornendo al settimanale L’Espresso copia della circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza in questione, che venne pubblicata con un certo rilievo, accompagnato dai relativi commenti. Tale notizia giornalistica allarmò il Comando Generale che fu costretto ad emanare disposizioni che annullavano la schedatura e la distruzioni di tali documenti, senza prendere posizioni, con un silenzio agghiacciante nei confronti della stampa e della pubblica opinione. 

Alla luce delle dichiarazioni del dott. Guariniello mi sono posto la domanda del perché nessun magistrato civile o militari all’epoca avesse intrapreso un’azione contro il Comando Generale per una violazione così palese quale la schedatura, che era un grave attentato ai principi della prima parte della Costituzione. Ci sarebbe dovuto essere l’obbligo del magistrato di intervenire alla notizia di un reato di tal genere da qualsiasi fonte provenisse? Al contrario ci fu un silenzio assoluto sia da parte della magistratura che da parte dei politici. Anche nei miei confronti, nonostante avessero fondati sospetti sulla diffusione di tale documento, non fu preso alcun provvedimento, nonostante il Comando Legione di Bari avesse chiesto direttive in merito. Del resto citarmi in giudizio avrebbe sollevato un ulteriore polverone mosso dalla inchiesta giornalistica e che non faceva comodo al Comando Generale e non fui sfiorato da alcuna richiesta di chiarimenti sulla circostanza. Anche dal punto di vista politico non ci fu alcuna voce pro o contro tale circolare. Lo stesso ministro delle Finanze del tempo non chiese chiarimenti o spiegazioni sull’operato della G.di F., istituzione militare di polizia fiscale alle sue dirette dipendenze.

Comportamenti da parte della magistratura di tal genere suscitano sconforto e perplessità. Siamo di fronte ad un potere giudiziario veramente autonomo. al servizio del cittadino, a difesa dei principi costituzionali o invece ci troviamo certa magistratura a volte pronta a coprire e difendere certi poteri forti dello Stato?

Io non ho certezze e vorrei tanto che certi dubbi che ho avuto in passato non ci fossero stati come pure per il futuro.

La speranza è sempre l’ultima spiaggia.

Dott.Carmine Buffone
Ex cap.o.a. della G.di F. congedatosi per amore della libertà di pensiero
Ex funzionario delle dogane e delle II.DD.

sabato 6 maggio 2017

Il Consiglio di Stato: "sui diritti sindacali dei militari, si pronunci la Corte Costituzionale"

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(g.t.) Dal sito GrNet.it:

Militari e diritti sindacali, il Consiglio di Stato: ok a "restrizioni" ma il diritto deve essere garantito 

Dal profilo facebook Redazione Movimento:


""Dagli amici di GrNet riceviamo questa importante, storica, notizia che riguarda tutte le Forze di Polizia militarmente organizzate e le Forze Armate. Finalmente, il diritto costituzionale ad essere tutelati da un sindacato rappresentativo della categoria, è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato a quelle Forze di Polizia che, purtroppo, ancora possiedono un elefantiaco ed obsoleto ordinamento di tipo militare; ciò è avvenuto anche a seguito del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale aveva chiaramente affermato che i Cocer non sono rappresentativi dei diritti sindacali del personale con le stellette ed hanno poteri decisamente limitati.

La Polizia di Stato e quella Penitenziaria erano già state smilitarizzate e sindacalizzate rispettivamente nel 1981 e nel 1992. Il Corpo Forestale dello Stato, invece, che era civile anche per vocazione, è stato, di fatto, recentemente, militarizzato dal governo Renzi, facendo transitare la gran parte dei dipendenti nell’Arma dei Carabinieri ed altri 184 nella Guardia di Finanza.

Quella della sindacalizzazione e della smilitarizzazione dei Corpi di Polizia è una battaglia che va avanti da svariati decenni, coinvolgendo gran parte del personale, trovando però una ferrea ed a volte scorretta resistenza da parte dei vertici militari e di alcuni esponenti politici governativi.""