mercoledì 24 maggio 2017

I Finanzieri democratici ricordano Giovanni Falcone




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Ricordo ancora quel triste giorno palermitano, delle morti annunciate da tempo a cui lo Stato di allora non si oppose per tempo, Giovanni Falcone era stato lasciato solo a combattere la sua battaglia contro la mafia, così come era stato fatto con il generale Dalla Chiesa e con il deputato comunista Pio La Torre. Falcone era solare e socievole con gli amici fidati ma schivo e sospettoso in pubblico, temeva, forse, di essere attaccato per qualunque cosa avrebbe detto. La mafia è anche questo: silenzio, omertà, lenta distruzione, mediante calunnie e diffamazioni, di quegli uomini dello Stato che hanno creduto nella lotta alla mafia, per costruire un Paese migliore.

Ho avuto l'Onore ed il piacere di conoscere personalmente il Giudice Ayala, uno dei più cari amici e stretto collaboratore di Giovanni Falcone.

Lorenzo Lorusso - presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici


martedì 23 maggio 2017

Magistratura e Poteri Forti

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Il 18 c.m. sulla emittente T.V. “La 7” durante la trasmissione “Piazza Pulita” è stato ospite il magistrato dott. Guariniello, titolare di molte scottanti inchieste quali l’inquinamento da amianto, i danni al personale militare da uranio impoverito. Veniva citata anche l’inchiesta sulla schedatura del personale della Fiat.

Nel corso dell’intervista il magistrato faceva presente che le indagini nascevano sulla base di varie segnalazioni, non limitandosi alla sola Polizia Giudiziaria, ma che potevano avere origini da inchieste giornalistiche su fatti che avessero rilevanza penale come nel caso Fiat.

Questa dichiarazione mi ha riportato alla memoria quanto da me denunciato nel 1987 in evidente anonimato al settimanale “L’Espresso”, sulla schedatura del personale in pensione della Guardia di Finanza.

Ero stato trasferito a quella data presso il comando della Legione della G.di F. di Bari come ”ufficiale di matricola e direttore dei conti”, essendo stato rimosso dal comando Compagnia Porto di Venezia per esigenze di servizio con effetto immediato, ma che in realtà nascondeva la vera motivazione:” sospetta simpatia con il movimento dei finanzieri democratici per la smilitarizzazione del Corpo”, molto attivo all’epoca in quella città. Tale incarico burocratico, quale quello di direttore dei conti ed ufficiale di matricola, era poco gradito agli ufficiali perché era destinato in genere a quegli ufficiali carenti di qualità morali o di comando, per meglio precisare a quegli ufficiali sospettati di corruzione e non provate o a quegli ufficiali che avevano fatto qualche inchiesta poco gradita alle alte sfere e quindi dovevano essere allontanati. Io scherzosamente avevo definito la mia nuova assegnazione come nuova categoria :”i perseguitati politici-sindacali “.

Nell’assumere il predetto incarico mi ero preoccupato di chiarire i miei compiti e con grande sorpresa venni a conoscenza che dovevo curare la schedatura del personale in congedo sulla base di una circolare del Comando Generale della G.di F. classificata” Riservata” che dettava le linee guida. La schedatura, oltre a rilevare la fede religiosa, poneva in evidenza l’appartenenza o l’indirizzo politico dello schedato. Così risultava che chi era di destra veniva definito “un buon italiano appartenente ai partiti dell’ordine.” Una circolare di tal genere suscitò in me lo sdegno più assoluto perché la schedatura andava contro i principi elementari della prima parte della nostra Carta Costituzionale. Scelsi la via della inchiesta giornalistica fornendo al settimanale L’Espresso copia della circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza in questione, che venne pubblicata con un certo rilievo, accompagnato dai relativi commenti. Tale notizia giornalistica allarmò il Comando Generale che fu costretto ad emanare disposizioni che annullavano la schedatura e la distruzioni di tali documenti, senza prendere posizioni, con un silenzio agghiacciante nei confronti della stampa e della pubblica opinione. 

Alla luce delle dichiarazioni del dott. Guariniello mi sono posto la domanda del perché nessun magistrato civile o militari all’epoca avesse intrapreso un’azione contro il Comando Generale per una violazione così palese quale la schedatura, che era un grave attentato ai principi della prima parte della Costituzione. Ci sarebbe dovuto essere l’obbligo del magistrato di intervenire alla notizia di un reato di tal genere da qualsiasi fonte provenisse? Al contrario ci fu un silenzio assoluto sia da parte della magistratura che da parte dei politici. Anche nei miei confronti, nonostante avessero fondati sospetti sulla diffusione di tale documento, non fu preso alcun provvedimento, nonostante il Comando Legione di Bari avesse chiesto direttive in merito. Del resto citarmi in giudizio avrebbe sollevato un ulteriore polverone mosso dalla inchiesta giornalistica e che non faceva comodo al Comando Generale e non fui sfiorato da alcuna richiesta di chiarimenti sulla circostanza. Anche dal punto di vista politico non ci fu alcuna voce pro o contro tale circolare. Lo stesso ministro delle Finanze del tempo non chiese chiarimenti o spiegazioni sull’operato della G.di F., istituzione militare di polizia fiscale alle sue dirette dipendenze.

Comportamenti da parte della magistratura di tal genere suscitano sconforto e perplessità. Siamo di fronte ad un potere giudiziario veramente autonomo. al servizio del cittadino, a difesa dei principi costituzionali o invece ci troviamo certa magistratura a volte pronta a coprire e difendere certi poteri forti dello Stato?

Io non ho certezze e vorrei tanto che certi dubbi che ho avuto in passato non ci fossero stati come pure per il futuro.

La speranza è sempre l’ultima spiaggia.

Dott.Carmine Buffone
Ex cap.o.a. della G.di F. congedatosi per amore della libertà di pensiero
Ex funzionario delle dogane e delle II.DD.

sabato 6 maggio 2017

Il Consiglio di Stato: "sui diritti sindacali dei militari, si pronunci la Corte Costituzionale"

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(g.t.) Dal sito GrNet.it:

Militari e diritti sindacali, il Consiglio di Stato: ok a "restrizioni" ma il diritto deve essere garantito 

Dal profilo facebook Redazione Movimento:


""Dagli amici di GrNet riceviamo questa importante, storica, notizia che riguarda tutte le Forze di Polizia militarmente organizzate e le Forze Armate. Finalmente, il diritto costituzionale ad essere tutelati da un sindacato rappresentativo della categoria, è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato a quelle Forze di Polizia che, purtroppo, ancora possiedono un elefantiaco ed obsoleto ordinamento di tipo militare; ciò è avvenuto anche a seguito del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale aveva chiaramente affermato che i Cocer non sono rappresentativi dei diritti sindacali del personale con le stellette ed hanno poteri decisamente limitati.

La Polizia di Stato e quella Penitenziaria erano già state smilitarizzate e sindacalizzate rispettivamente nel 1981 e nel 1992. Il Corpo Forestale dello Stato, invece, che era civile anche per vocazione, è stato, di fatto, recentemente, militarizzato dal governo Renzi, facendo transitare la gran parte dei dipendenti nell’Arma dei Carabinieri ed altri 184 nella Guardia di Finanza.

Quella della sindacalizzazione e della smilitarizzazione dei Corpi di Polizia è una battaglia che va avanti da svariati decenni, coinvolgendo gran parte del personale, trovando però una ferrea ed a volte scorretta resistenza da parte dei vertici militari e di alcuni esponenti politici governativi.""

lunedì 10 aprile 2017

Elemosina per le vittime della caserma Bolzaneto

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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ELEMOSINA PER LE VITTIME DELLA CASERMA DI BOLZANETO DELLA POLIZIA DI STATO, DOPO 15 ANNI DALLE INAUDITE VIOLENZE - DEGNE SOLO DI UN REGIME TOTALITARIO - ALLE VITTIME ARRIVERANNO SOLO 45.000 EURO, UNA SORTA DI PATTEGGIAMENTO VOLUTO DAL GOVERNO ITALIANO.
MOLTE VITTIME DI QUELLE BARBARIE PORTERANNO, PER TUTTA LA VITA, SEGNI PERMANENTI DI QUELLE VIOLENZE. SPERIAMO CHE LA CORTE DEI CONTI SI RIVALGA ALMENO SU QUEI FUNZIONARI ED AGENTI DI POLIZIA CHE HANNO SUBITO CONDANNE PENALI A SEGUITO DEI PESTAGGI.
SI, ALL'INTRODUZIONE DEL REATO DI TORTURA NEL CODICE PENALE ITALIANO. SAREBBE UN ATTO DI CIVILTA'.
http://www.corriere.it/…/g8-italia-patteggia-strasburgo-vit…

giovedì 23 febbraio 2017

Prestiti bancari: una vergogna tutta italiana

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Se un comune cittadino si rivolge ad una banca per un prestito od un mutuo dovrà produrre una congrua documentazione per dimostrare di potere far fronte a quel prestito od a quel mutuo.
Nel migliore dei casi ci vorrà un garante, una "bella" ipoteca sulla casa pari al doppio del valore della stessa, una busta paga da cui deve risultare che il lavoro svolto dal richiedente è a tempo indeterminato, una assicurazione sulla vita (spesso piena zeppa di norme poco chiare e/o vessatorie) pagata sempre dal richiedente il mutuo, ed una assicurazione sulla casa che si sta acquistando, che, di fatto, rimane proprietà della banca fino ad estinzione del mutuo stesso.
Per alcuni amici, o amici degli amici, di presidenti di banche o di membri dei consigli di amministrazione, tutto quello che abbiamo scritto sopra non vale e gli importi dei prestiti o dei mutui concessi non hanno limiti di valore. In genere questi amici degli amici sono stati - in passato - politici, palazzinari senza scrupoli, faccendieri o negligenti amministratori. Ecco perché alcune banche sono fallite ed altre stanno per fare la stessa fine. Ma con la solita faccia tosta di certi politici in carica e quella dei dirigenti bancari, oggi, a pagare quelle spese, inconsapevolmente, siamo tutti noi, con i nostri conti correnti.
Ecco, questa sarebbe la prova. Attendiamo smentite pur essendo quasi certi che queste non arriveranno mai.
 
I Finanzieri Democratici per la riforma del Fisco e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza.
P.S.: I Finanzieri Democratici non hanno mai avuto - e voluto - avere a che fare né con questo né con altri governi.
 
https://it.finance.yahoo.com/…/prelievo-forzoso-sui-c-c-073…

martedì 14 febbraio 2017

“Demone della politica”, ma non solo


Voglio riprendere l’argomento affrontato da Gaetano Toro a proposito di casi, molto evidenti a livello mass-mediatico, riguardante ex ufficiali delle “Fiamme Gialle” poi datisi alla politica e giunti, in questa veste, ad affrontare problemi, che sembrano abbastanza “fastidiosi”, di tipo giudiziario (qui). 

Nello scritto da lui postato, Toro cita ed analizza gli episodi relativi a Berruti, Milanesi e Marra (cito nell’ordine di evento) limitandosi solo agli episodi inquadrabili in ambito politico e neanche tutti. In effetti non soltanto in campo politico le ex Fiamme Gialle attirano, a volte, l’attenzione dei mass media; (qualcosa ci sarebbe da dire, ad esempio, circa il caso Floriani, ma è cosa diversa, non politica e lo lasciamo stare). Comunque Toro limita la sua osservazione al solo settore degli ex; io penso, invece, che il problema andrebbe affrontato a livello più complessivo, includendo la “devianza” nel settore di tutti gli appartenenti alle “Fiamme Gialle”, sia durante il loro periodo di servizio che successivamente dopo l’andata in congedo.

Una “zummata” sulla questione tentammo di darla anni orsono con la pubblicazione dell’opuscolo intitolato “Quelle Fiamme – i principali casi di corruzione nella Guardia di Finanza in questo dopoguerra”, che, edito dal nostro giornale “Il Movimento”, fu subito accettato ed acquisito dal Sistema Bibliotecario Nazionale presso alcune delle principali biblioteche pubbliche del Paese ed inserito nel catalogo ICCU dell’SBN, successivamente fu cancellato, non si sa perché, da quel catalogo, ed infine reinserito in seguito ad una mia esplicita segnalazione in proposito al Garante dell’Editoria, ma, da allora, purtroppo la tendenza che l’opuscolo in argomento aveva tentato di evidenziare, non solo non si è esaurita o attenuata, ma, se possibile, è andata progressivamente accentuandosi.

Non è mia intenzione di ripetere qui quegli argomenti, dato che, tra l’altro, essendo la suddetta pubblicazione disponibile in Biblioteca Nazionale, ognuno che fosse interessato potrebbe documentarsi in proposito, ma ho già detto e ripeto, che sarebbe opportuno, a titolo di trasparenza e di informazione all’opinione pubblica, che il comando generale del Corpo, rendesse noti, numericamente, i casi di denunzie subite dai suoi dipendenti, con scansione annua divisa per categorie di ufficiali generali, ufficiali superiori, ufficiali, sottufficiali, altri appartenenti, e con indicazione del numero di denunzie ricevute, numero di condanne passate in giudicato, numero di assoluzioni e numero di carichi tuttora pendenti. Non credo tuttavia (può darsi che mi sbagli) che il comando generale, se non richiesto a livello ministeriale o parlamentare, vorrà prendere questa iniziativa. Se così dovesse invece accadere, un corposo incremento delle denunzie sarebbe registrato a mio nome; durante l’ultima fase del mio servizio, infatti, i miei superiori gerarchici di allora hanno ripetutamente (ed anche successivamente) tentato di farmi trovare tra la schiera non proprio esile di Fiamme Gialle condannate per reati di vario genere, ma essendo risultati inutili tutti i loro tentativi, dato che le magistrature civili e militari hanno sempre archiviato tutte le denuncie sporte a mio carico (non tutte, tra l’altro, notificatemi) non ho fatto altro, rimanendo incensurato, che incrementare di pari passo anche le statistiche dei proscioglimenti.

Ciò detto, visto, tra l’altro, che, alcuni anni orsono, un magistrato piemontese scrisse, in sentenza, che pareva rilevarsi una tendenza “genetica” alla corruzione in questo Corpo (cosa che, allora, tra l’altro, parve eccessiva anche a noi, che ci esprimemmo in tal senso) cerchiamo ora di capire come mai, così spesso, membri del Corpo, (in servizio e in congedo, visto che anche questi ultimi, se non radiati, rimangono nei ruoli della forza in congedo) incontrano difficoltà di tipo giudiziario. Io esprimo la mia opinione, senza affatto pretendere che la stessa venga condivisa.

Il fatto è che, in passato, ma la cosa rimane ben viva nella memoria collettiva delle Fiamme Gialle, una quarantina di anni orsono, un comandante generale del Corpo, ed il suo capo di stato maggiore, avevano creato, come risultò dalle vicende giudiziarie, una associazione all’interno del comando generale e con diramazioni conseguenti in periferia, al fine di frodare pesantemente il fisco nel campo petrolifero; quel comandante generale non fu mai degradato e nell’ultima fase della sua vita ricevette la visita di cortesia da parte dell’allora comandante generale in carica. Sono fatti significativi questi. Dopo di allora vi furono gli episodi della loggia massonica di Gelli e la Tangentopoli milanese, e molto alto ancora. Ora, e questo è ben noto agli psichiatri, esiste un fenomeno definito “suggestione in stato di veglia” per cui è possibile che la mente, ancora maggiormente a livello collettivo, possa venire influenzata e condizionata. A livello tecnico ciò si chiama “contagio psichico”, ed è conseguenza della tendenza innata alla imitazione dell’essere umano, particolarmente forte in età precoce, ma che rimane ben presente anche in tutte le fasi successive. E’ il senso del reale, dato dalle esperienze di vita, che riduce e se del caso elimina questo istinto. Ma necessitano esperienze significative che inducano l’individuo a dire che “non è il caso di provarci”. Non sempre la pubblica autorità ha dato tali esempi significativi; ogni cittadino sa e vede quali tempi impieghi la giustizia e quante inchieste anche clamorose si concludano in un nulla di fatto. Carenza di indagini o abilità degli accusati? Visto, comunque, quale è stato l’esito finale di tanti casi precedenti, a partire da quello dell’ex comandante generale di cui sopra, come meravigliarsi che vi sia stato chi ha ritenuto di poter correre il rischio? Spero comunque di essere stato chiaro nell’esprimermi qui sopra, nel senso che il problema è di tipo sociologico ed antropologico essenzialmente; se l’individuo, non ben fornito di antidoti psichici ed emotivi, vedendo come, alla fin fine, vanno le cose, giunge alla conclusione di dire:”Forse conviene anche a me di provarci, potrebbe anche andare bene”, il problema della corruzione non si risolverà, né dentro la GdF né fuori. Va poi ricordata anche a questo punto, forse, la frase del poeta latino Giovenale, il quale, deprecando la corruzione della sua epoca, scriveva:”A che pro pensare alla onorabilità quando comunque il tesoro accumulato rimane in salvo?” Comunque la corruzione che avviene dentro la GdF è più grave di quella che avviene nel resto della società. E voglio concludere in distensione: ma poi, a voler guardare più a fondo ed in modo più ampio la cosa, non tutti i grandi spiriti hanno giudicato la corruzione in maniera del tutto negativa, per quanto essa sia sempre stata considerata deprecabile. Ad esempio Federico Nietzsche, nella sua opera “A di là del bene e del male”, afferma che i refrattari alla corruzione sono “inguaribilmente mediocri”. Vogliamo forse mediocrità anche tra le Fiamme Gialle? Pensiamoci su! Però nella pubblica amministrazione italiana devono esserci sicuramente molti lettori attenti di Federico Nietzsche.

Vincenzo Cerceo – Colonnello, in congedo, della Guardia di Finanza

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(Gaetano Toro) Ringrazio Vincenzo Cerceo per il commento al mio post. 

Nel corso del suo articolo, Cerceo cita il cosiddetto "scandalo petroli" scoppiato negli anni '70, che vide coinvolti, tra gli altri, il comandante generale dell'epoca, Raffaele Giudice (nella foto).

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Il sito istituzionale della GdF ospita le biografie dei comandanti generali succedutisi negli anni. Riguardo al generale Giudice, in carica tra il 1974 e il 1978, nulla viene detto circa il suo coinvolgimento nel contrabbando dei petroli. 

Riportiamo qui di seguito il testo tratto dal sito www.gdf.gov.it, raggiungibile al link Raffaele Giudice — gdf.gov.it:

""Il Generale di Corpo d'Armata Raffaele Giudice, 23° Comandante Generale della Guardia di Finanza, è nato a Palermo il 31 ottobre 1915.

Ha iniziato la sua carriera nel 1935 con il grado di Sottotenente di Fanteria proveniente dall'Accademia Militare. Ha partecipato, dal 1939 al 1943, alle operazioni di guerra in Albania ed in Africa Settentrionale.

E' decorato di una Medaglia d'Argento e di una Croce di Guerra al Valor Militare e di una Croce di ferro di 2^ classe. Ha frequentato la Scuola di Guerra e la XV Sessione del Centro Alti Studi Militari.

Dopo aver comandato, dal 1959 al 1960, l'8° Reggimento Bersaglieri della Divisione Corazzata "Ariete", è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Regione Militare della Sicilia dal 1960 al 1961, Capo di Stato Maggiore del Comando Militare Meridionale dal 1961 al 1963.

Ha comandato la II^ Brigata Corazzata "Centauro" sino al 1966. E' stato quindi Direttore di Sezione del Centro Alti Studi Militari negli anni 1967-1968 ed ha successivamente comandato dal 1969 al 1970 la Divisione Corazzata "Centauro".

Promosso Generale di Corpo d'Armata il 31 dicembre 1971, ha retto, dal febbraio 1973, il Comando della Regione Militare della Sicilia. Il 31 luglio 1974 è stato nominato Comandante Generale della Guardia di Finanza.

E' Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.""

Per avere un ritratto più completo del generale Giudice, rimando all'articolo tratto dal sito de la Repubblica, pubblicato il 30 agosto 1994 in occasione della scomparsa dell'ex comandante generale (qui). 

sabato 11 febbraio 2017

La scomparsa del prof. Claudio Bianchi, una vita dedicata alla ricerca sugli effetti dell'esposizione all'amianto


Nei giorni scorsi è v­enuto a mancare il Pr­of. Claudio Bianchi, ­insigne anatomopatolo­go e grande esperto d­i mesotelioma della p­leura, la forma più g­rave e maligna di can­cro, dovuta ad esposi­zione alle fibre di a­mianto. Il Prof. Bian­chi dirigeva il centr­o di assistenza e di ­ricerca dell’Ospedale­ San Polo di Monfalco­ne, ma era molto noto­ in regione ed in par­ticolare a Trieste, dov­e aveva tenuto decine­ di conferenze sui ri­schi dell’esposizione­ alla cosiddetta fibr­a killer.

Come responsabile naz­ionale dei Finanzieri­ Esposti all’Amianto ­voglio ricordare il Professore come un nos­tro caro amico, vicin­o a chi ha sofferto e­ soffre di asbestosi ­o di altre patologie ­ad essa correlate. Pi­ù che medico, la cui ­elevata professionali­tà non si discute, Bi­anchi è stato come un­ secondo padre per mo­lti di noi che hanno ­intrapreso la diffici­le ed impari battagli­a per un dovuto risar­cimento da parte dell­o Stato; finora negat­o alla gran parte dei­ dipendenti pubblici ­ed in particolare a c­oloro che hanno prest­ato e/o continuano ad­ operare in caserme e­ luoghi di servizio g­ravemente inquinati d­all’amianto.
Voglio altresì ricord­are il Professor Bian­chi come primo anatom­opatologo in Italia a­d estrarre e repertar­e – in sede di autops­ia –  una fibra di am­ianto rinvenuta nella­ pleura di un dipende­nte della Guardia di ­Finanza.

I Finanzieri Esposti ­all’Amianto ringrazia­no il Prof. Bianchi e­ sono vicini alla sua­ famiglia in questo m­omento di dolore. 

Lorenzo Lorusso – pre­sidente dell’Associaz­ione Finanzieri Espos­ti all’Amianto

lunedì 23 gennaio 2017

Lo scioglimento della Forestale alla prova delle emergenze terremoto e maltempo nel Centro Italia

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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La cosiddetta riforma Renzi-Madia non funziona affatto. Se l'ex presidente del Consiglio fosse stato meno presuntuoso e si fosse consultato con i sindacati delle forze di Polizia, probabilmente non avrebbe commesso gli errori che oggi sono sotto gli occhi di tutti gli italiani.

http://www.lultimaribattuta.it/59035_elicotteri-maltempo-fu…

Sono rimasti a terra nei vari hangar come quelli di Rieti e Pescara gli…
lultimaribattuta.it|Di Luca Cirimbilla
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venerdì 13 gennaio 2017

Quando il "demone della politica" investe le ex Fiamme Gialle: da Berruti a Marra, passando per Milanese

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Il caso di Raffaele Marra, il dirigente di "Roma Capitale" che avrebbe ricoperto un ruolo politico "di fatto" a fianco della sindaca del M5S Virginia Raggi, e arrestato il mese scorso con l'accusa di corruzione per fatti accaduti quando l'amministrazione cittadina era retta da Gianni Alemanno, ha portato alla luce quella che può essere una coincidenza, ma che la cronaca ha testimoniato essere accaduto in almeno altri due casi nel passato: il riferimento è a Marco Milanese e a Massimo Maria Berruti. Tutti e tre hanno avuto in comune un passato nella Guardia di Finanza, due di loro sono transitati in ruoli ancora "pubblici" (Marra e Milanese), ma tutti, in forme diverse, sono stati conquistati dal "demone della politica" e sono stati oggetto di attenzione da parte della magistratura.

Cominciamo dai fatti accaduti più in là nel tempo. Massimo Maria Berruti, nelle vesti di capitano della Guardia di Finanza, nel 1979 partecipa ad un'indagine presso la "Edilnord" di un allora emergente Silvio Berlusconi. L'ispezione porta ad un nulla di fatto per il fisco. Nei primi mesi del 1980 Berruti abbandona la divisa, iniziando la sua collaborazione con l'ufficio legale del gruppo Fininvest. Pura coincidenza? Non è dato sapere. Berruti è stato eletto quattro volte deputato, tra il 1996 e il 2008, con Forza Italia-Popolo delle libertà. Negli anni Berruti è stato al centro di indagini giudiziarie, e per i particolari rimando alla voce Massimo Maria Berruti - Wikipedia.

Marco Milanese è stato un ufficiale della Guardia di Finanza fino al 2004. Nel periodo dell'inchiesta "Mani pulite" è stato uno stretto collaboratore di Antonio Di Pietro. La svolta nella carriera avviene nel 2001, quando Giulio Tremonti, da poco tornato al governo come ministro dell'Economia, lo nomina "aiutante di campo", una sorta di "segretario particolare" in uniforme. 

Dopo l'uscita dalle Fiamme Gialle nel 2004, Milanese viene nominato "consigliere politico" del ministro Tremonti, consegue due lauree, un master in diritto tributario, supera l'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato, diventa docente di diritto tributario alla Scuola Superiore dell'Economia e delle Finanze. Nel 2008 viene eletto alla Camera con il Popolo della libertà, e per un periodo è anche vice coordinatore regionale del partito in Campania, stretto collaboratore di Nicola Cosentino. Anche per Milanese, come per Berruti, per i dettagli delle inchieste giudiziarie che lo hanno riguardato, rimando al sito Marco Mario Milanese - Wikipedia,

E per ultimo, Raffaele Marra: classe 1972, dopo aver frequentato la Scuola militare Nunziatella, nel 1991 entra nella Guardia di Finanza, e come ufficiale il suo primo incarico è alla Tenenza di Fiumicino. Nel 2006 lascia la divisa per approdare all'ente Unire, nel 2008 diventa direttore del settore "politiche abitative" del Campidoglio retto da Gianni Alemanno, per passare nel 2011 alla Regione Lazio - presieduta da Renata Polverini - come direttore del personale. Negli anni successivi torna al Comune di Roma, ed è qui che, durante la sindacatura Marino, nasce il rapporto con i consiglieri del Movimento 5 Stelle allora all'opposizione (tra questi la futura sindaca Virginia Raggi). Dopo la sua elezione, la neo-sindaca lo nomina vice-capo di gabinetto vicario, ma le polemiche all'interno del M5S non tardano a venire a galla. Alcuni esponenti, e tra questi la deputata Roberta Lombardi, contestano alcuni fatti riconducibili alle sue passate collaborazioni amministrative, e la stessa Lombardi firmerà un esposto alla magistratura (qui). Ma ciò che emergerebbe dalle notizie stampa sulle indagini in corso, è il ruolo centrale, con caratteristiche politiche, svolto dallo stesso Marra nella formazione del processo decisionale della giunta Raggi, e quindi ben al di là del ruolo amministrativo ricoperto, il tutto sintetizzato nella frase a lui attribuita, quella di considerarsi "lo spermatozoo che ha fecondato l'ovulo del Movimento" (qui, un profilo di Raffaele Marra, dal sito de L'Huffington Post).

A seguito delle polemiche interne al partito di Grillo, la sindaca Raggi nel mese di settembre lo nomina direttore del personale. Poi, come detto in apertura, l'inchiesta giudiziaria e l'arresto per fatti avvenuti all'epoca dell'amministrazione Alemanno.

Gaetano Toro

mercoledì 11 gennaio 2017

Avvicendamento al Comando regionale Friuli Venezia Giulia

Dal profilo facebook "Redazione Movimento":

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 Fiamme Gialle, chi tocca il Giglio Magico rischia: spostato a Trieste il capo del valutario - Il Fatto Quotidiano

Ancora dei trasferimenti sospetti ed opinabili da parte del comando generale della Guardia di Finanza, secondo Il Fatto Quotidiano il generale trasferito a Trieste avrebbe indagato sul cosiddetto "giglio magico".

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