lunedì 17 luglio 2017

Indagine collegata al Mose: scarcerato il tenente colonnello della Guardia di Finanza Massimo Nicchiniello

(g.t.) Riapriamo temporaneamente le pubblicazioni per dare la giusta rilevanza al commento pervenutoci dalla sig.ra Claudia Nicchiniello, già pubblicato in calce al post Guardia di Finanza: una festa del Corpo imbarazzante, e che qui riportiamo di nuovo:  
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Visto che il 4 luglio con sentenza del Tribunale del Riesame il TC è stato scarcerato poiché il PM non aveva nessuna prova, c'è piuttosto da domandarsi come mai è stata fatta una strana " Corsa" a fermare un Ufficiale che in soli 10 mesi ha smascherato sia un sistema di corruzione chiamato Port Utily sul Porto di Augusta, sia indagini che coinvolgono anche professionisti e magistrati. Forse che il Vostro movimento non conosce né la storia della Procura di Siracusa..... ""

La vicenda è quella che riguarda il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Massimo Nicchiniello, comandante del Nucleo di polizia tributaria di Siracusa. L'ufficiale era stato arrestato nello scorso mese di giugno su provvedimento dell'Autorità Giudiziaria di Venezia nell'ambito di un'inchiesta collegata allo scandalo Mose, per presunti reati commessi quando Massimo Nicchiniello prestava servizio a Udine.

Come informa il sito siracusanews.it in un articolo dello scorso 5 luglio, il Tribunale per il Riesame di Venezia ha disposto la scarcerazione del tenente colonnello Nicchiniello. Il legale dell'ufficiale, avvocato Aldo Ganci, ha così commentato la decisione del Tribunale:
Il Tribunale della libertà – afferma l’avvocato Aldo Ganci -, accogliendo in toto le doglianze formulate dai difensori, ha annullato l’ordinanza de qua, disponendo l’immediata scarcerazione dell’ufficiale della Guardia di Finanza. Il Collegio è quindi andato oltre la semplice valutazione delle esigenze cautelari, restituendo dignità al Tenente Colonnello Nicchiniello che si è sempre protestato innocente sin dal suo interrogatorio avanti il Gip di Siracusa che lo ha sentito per rogatoria“.
Per leggere l'intero articolo si può cliccare sul seguente link:
Siracusa, il Tribunale del Riesame di Venezia scarcera il finanziere Nicchiniello. L'avvocato Ganci: "restituita dignità all'ufficiale" - Siracusa News 

Alcune dichiarazioni della sig.ra Claudia Nicchiniello riguardanti la vicenda che hanno interessato il fratello, erano state raccolte dal sito del Messaggero Veneto in un articolo pubblicato il 18 giugno scorso. Per i particolari, cliccare sul seguente link:
Inchiesta corruzione, parla la sorella di Nicchiniello: «A casa di mio fratello non ci sono regali» - Cronaca - Messaggero Veneto  

lunedì 10 luglio 2017

Sospensione delle pubblicazioni

(g.t.) Il blog sospende temporaneamente le sue pubblicazioni, le stesse riprenderanno appena possibile.

Nel frattempo, per chi vuol continuare a seguire il Movimento dei Finanzieri democratici, si segnalano i seguenti profili facebook: 

"Redazione Movimento";
"Ufficiali Democratici per la smilitarizzazione della Guardia di Finanza";
"Smilitarizziamo la Guardia di Finanza per recuperare risorse economiche";
"Smilitarizzare, sindacalizzare e regionalizzare la Guardia di Finanza".

martedì 20 giugno 2017

Guardia di Finanza: una festa del Corpo imbarazzante

 Risultati immagini per guardia di finanza
Quest’anno – come già accadde circa 40 anni fa durante lo scandalo dei petroli, come successe pure negli anni della Tangentopoli milanese che vide coinvolto l’ex generale Cerciello ed a Venezia all’epoca dell’ex colonnello Petrassi – la Guardia di Finanza celebrerà il suo anniversario in una condizione di profondo imbarazzo: altri due alti ufficiali del Corpo sono stati arrestati per presunti reati di corruzione legati all’affare Mose di Venezia. Il primo filone dell’indagine partì alcuni anni fa e vide il generale Emilio Spaziante patteggiare una pena a 4 anni di reclusione e 500.000 euro di confisca. La Guardia di Finanza della Lombardia e quella del Veneto, da qualche tempo, sembrano contendersi il triste primato del più alto numero di episodi di corruzione e concussione rilevati dalle indagini della Magistratura, non solo per numero di casi ma anche per importanza, per l’alto grado delle persone coinvolte e per la diffusione mediatica che le vicende hanno avuto. Accanto ai piccoli scandali che periodicamente vedono coinvolti – in varie zone d’Italia – ufficiali, sottufficiali, appuntati e finanzieri, ciclicamente emergono scandali di maggiore rilevanza quali quello del Mose, laddove ad essere coinvolti – almeno in prima battuta – vi erano anche esponenti politici di rilievo e funzionari pubblici.

Il tenente colonnello Massimo Nicchiniello è uno dei 16 indagati dalla Procura di Venezia per il reato di presunta corruzione nell’ambito del secondo filone delle indagini sull’affare Mose. L’indagine nasce da alcune intercettazioni telefoniche e solo 10 mesi fa Nicchiniello fu trasferito a Siracusa con l’incarico di comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, un ruolo prestigioso che solitamente dovrebbe essere assegnato ai più meritevoli e preparati ufficiali di grado superiore. Dieci mesi fa, come ha confermato esplicitamente il Procuratore di Venezia Cherchi, il Comando Generale era da tempo a conoscenza delle indagini in corso nei confronti del tenente colonnello, e quindi quel trasferimento è di difficile interpretazione. Non si comprende perché Nicchiniello sia stato, di fatto, premiato con un incarico prestigioso. Del resto, non possiamo non ricordare che, negli anni scorsi, un alto ufficiale fu arrestato dopo essere stato trasferito durante una inchiesta non in un incarico burocratico, ma nell’importantissimo Nucleo di PT di Bari. La stessa cosa era accaduta ancora prima in Piemonte, a Novara. In sostanza, quando il Comando Generale deve trasferire per motivi di opportunità un ufficiale sotto inchiesta, non gli toglie il Comando operativo, questo accade a volte, ma lo cambia di sede affinché possa continuare a lavorare allo stesso modo nei confronti dei contribuenti. La cosa può apparire non opportuna. Oggi è stata avviata la corsa per la sostituzione di Nicchiniello al comando del Nucleo di PT di Siracusa ma, c’è da chiedersi, se tutto ciò non poteva essere fatto anche in assoluta calma prima, senza mandare un ufficiale sotto indagini ad un incarico operativo delicato: nelle caserme del Corpo c’è una lunga serie di sinecure da ricoprire, e non sarebbe stato difficile collocare il sospetto indagato su una di quelle poltrone. Comunque, c’è da precisare che per noi i diritti costituzionali di innocenza fino a condanna definitiva valgono anche per il tenente colonnello in argomento, ma stentiamo a capire il perché il Comando Generale abbia tante volte usato la sua totale discrezionalità in materia di trasferimenti per situazioni quali relazioni amorose, ragioni politiche e così via, mentre proprio per casi di corruzione si ritenga di confermare l’incarico operativo.

Ora ci auguriamo solo che, nell’ambito dei soliti discorsi che faranno da cornice alla festa del Corpo, non venga di nuovo fuori la solita retorica ma si ponga mano ad una seria autocritica.

La Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici
Progetto Democrazia in Divisa
Ufficiali Democratici per la Smilitarizzazione della Guardia di Finanza

domenica 18 giugno 2017

Ravenna: denunciato docente universitario per alcune frasi pesanti pronunciate contro la Guardia di Finanza

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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Il commento del Colonnello Vincenzo Cerceo, Ufficiale in congedo della Guardia di Finanza: 

Mi permetto di esprimere un parere sulla denunzia nei confronti del Professore che è stato querelato: in effetti tra la grande varietà di reati che negli ultimi decenni ha visto coinvolti molti, e ribadisco molti, appartenenti alla Guardia di Finanza di ogni grado, non era ancora mai comparso il reato di associazione camorristica; nei giorni scorsi anche questa lacuna è stata colmata in quanto un appartenente al Corpo è stato inquisito proprio, stando alle notizie stampa, con questa imputazione. Alcuni decenni fa, tuttavia, un finanziere fu arrestato e condannato in quanto facente parte della anonima sequestri sarda, ma è roba degli anni Settanta. Circa il mercato delle vacche è un modo di dire che in passato è stato usato a livello giornalistico per indicare più che la corruzione il sistema di valutazioni per gli avanzamenti all'interno del Corpo, visto anche l'altissimo numero di ricorsi amministrativi vinti sistematicamente dagli esclusi da quegli avanzamenti, ma era un modo di dire polemico interno al Corpo. Personalmente mi augurerei che una soluzione giudiziaria fosse a favore del giurista, che ritengo in buona fede. Non dimentichiamo che alcuni anni fa un magistrato piemontese parlò, in sentenza, di tendenza genetica alla corruzione per il Corpo, ma una sentenza, come è noto, non può essere querelata.

Vincenzo Cerceo - Colonnello in congedo della Guardia di Finanza

Procura di Venezia: arrestato ufficiale GdF con l'ipotesi di corruzione

 Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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Se abbiamo ben capito da quanto fornitoci dalle cronache, un colonnello della Guardia di Finanza che avrebbe commesso un grave reato quando comandava un reparto nella città di Udine è stato poi trasferito a comandare il Nucleo di Polizia Tributaria di Siracusa. Si è trattato, forse, di un premio? Non sarebbe stato più opportuno - se vi erano indagini in corso su di lui - trasferirlo in un reparto meno importante e con mansioni di scarso rilievo?

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Bindi (Commissione Antimafia): "Riina deve rimanere in carcere"

Dal profilo Facebook Redazione Movimento:

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Far tornare Riina a casa rappresenterebbe una sconfitta per lo Stato e sarebbe come prendere a schiaffi i parenti delle vittime. A prescindere dal fatto che non sarebbe il primo detenuto a morire in cella, molti anonimi detenuti, condannati per reati decisamente più lievi, sono deceduti durante la loro condanna e nessuno si è mai preoccupato di questo. Ma, a quanto trapela dall'ispezione del Presidente della Commissione Antimafia, Salvatore Riina (in arte Totò) starebbe in discrete condizioni di salute, compatibilmente con la sua malattia. Si nutrirebbe da solo e quindi questo esclude che sia un malato terminale. Ma c'è di più. In passato, alcuni boss di minore calibro di Riina, si finsero malati per uscire dal carcere e poi evadere.

Altra cosa che crea qualche perplessità è che, da quanto riportato dai giornali qualche mese fa, Riina si sarebbe reso disponibile a parlare, a testimoniare, riguardo alla vicenda del presunto o reale accordo tra Stato e mafia che ci fu dopo gli attentati alle opere d'arte di Firenze e quello che subì il giornalista Maurizio Costanzo. Non è strana questa coincidenza? Un boss come Riina che ha taciuto per 24 anni, proprio nel momento in cui avrebbe deciso di parlare, qualcuno ha pensato che la sua pena fosse poco dignitosa in rapporto al suo presunto stato di salute. Ovviamente nessuna illazione si vuole fare, massimo rispetto per chi la pensa diversamente e piena fiducia nella Magistratura, la nostra è solo una opinione da comuni cittadini che pagano le tasse e vogliono ancora credere nella giustizia, pure Rita Dalla Chiesa - la figlia del noto generale dei Carabinieri assassinato dalla mafia - ha espresso delle perplessità, ed anche la prudenza ed il contenuto delle dichiarazioni dell'On. Rosy Bindi ci sentiamo di condividerle in toto (ha visto di persona andando sul posto, forse altri non lo avevano ancora fatto). Del resto, se di morte dignitosa si vuole parlare, una morte dignitosa non la fecero neanche Falcone, Borsellino e le loro rispettive scorte.

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martedì 6 giugno 2017

I Finanzieri democratici chiedono un incontro con il M5S sulla smilitarizzazione della GdF

 Risultati immagini per movimento finanzieri democratici

 

La Segreteria Nazionale de Il Movimento dei Finanzieri Democratici concorda sull'accorpamento dei Corpi di Polizia - tra l'altro è una nostra vecchia proposta del 1990 - a patto che tutti abbiano gli stessi diritti sindacali e tutti i Corpi di Polizia siano smilitarizzati come oggi lo sono Polizia di Stato e Polizia Penitenziaria.

A Beppe Grillo e Luigi Di Maio diciamo subito, parliamone, fissiamo un incontro e vediamoci, anzi rivediamoci, visto che ci incontrammo già a Trieste, con Grillo, per la vicenda dell'amianto nelle caserme; fondiamo le nostre idee che hanno oltre 40 anni di esperienza sul campo con quelle del Movimento 5 Stelle che andrà a governare questo Paese, glielo auguriamo di cuore. Noi siamo disponibili a collaborare per il bene del nostro Paese, affinché la corruzione e la concussione interna ai Corpi di Polizia che c'è stata in questi ultimi decenni possa sparire per sempre; affinché si possa risparmiare diversi miliardi di euro dall'accorpamento e quindi da una drastica riduzione dei dirigenti (la Guardia di Finanza, per esempio, in proporzione, ha più generali dell'Esercito degli Stati Uniti); affinché la gente possa tornare a fidarsi di un fisco equo e collaborativo, non vessatorio.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici è stato sempre trasversale, ha sempre colto solo quello che c'era di buono nelle proposte politiche, tralasciando le proposte strumentali, sarà riconoscente per sempre a quel governo che vorrà veramente cambiare radicalmente l'impostazione e la struttura dei Corpi di Polizia, per renderli davvero vicini al cittadino comune.

La Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

Inchiesta Demopolis: servizi sanitari promossi da poco meno del 50% degli italiani

(g.t.) Un'inchiesta dell'Isituto Demopolis sui servizi sanitari nel nostro paese, rivela che vengono promossi da poco meno di un italiano su due.

I servizi sanitari in Italia: risultati del sondaggio dell’Istituto Demopolis - Demopolis

giovedì 1 giugno 2017

Trieste: è scomparso il giornalista Tullio Mayer


Questa mattina, alle ore 06.00, a Trieste, si è spento il giornalista Tullio Mayer. Molto noto in città per le sue poliedriche passioni: di giornalista, storico, attento osservatore della politica e fotografo di eventi culturali. Nell'ambito della sua attività di giornalista diede voce e spazio al Movimento dei Finanzieri Democratici ed alle tante battaglie da noi poste in essere, per la tutela del personale e per un giusto riconoscimento giuridico di coloro che sono stati esposti all'amianto.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici si stringe attorno alla sua famiglia nel porgere le più sentite condoglianze.

Lorenzo Lorusso e Vincenzo Cerceo

mercoledì 24 maggio 2017

I Finanzieri democratici ricordano Giovanni Falcone




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Ricordo ancora quel triste giorno palermitano, delle morti annunciate da tempo a cui lo Stato di allora non si oppose per tempo, Giovanni Falcone era stato lasciato solo a combattere la sua battaglia contro la mafia, così come era stato fatto con il generale Dalla Chiesa e con il deputato comunista Pio La Torre. Falcone era solare e socievole con gli amici fidati ma schivo e sospettoso in pubblico, temeva, forse, di essere attaccato per qualunque cosa avrebbe detto. La mafia è anche questo: silenzio, omertà, lenta distruzione, mediante calunnie e diffamazioni, di quegli uomini dello Stato che hanno creduto nella lotta alla mafia, per costruire un Paese migliore.

Ho avuto l'Onore ed il piacere di conoscere personalmente il Giudice Ayala, uno dei più cari amici e stretto collaboratore di Giovanni Falcone.

Lorenzo Lorusso - presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici


martedì 23 maggio 2017

Magistratura e Poteri Forti

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Il 18 c.m. sulla emittente T.V. “La 7” durante la trasmissione “Piazza Pulita” è stato ospite il magistrato dott. Guariniello, titolare di molte scottanti inchieste quali l’inquinamento da amianto, i danni al personale militare da uranio impoverito. Veniva citata anche l’inchiesta sulla schedatura del personale della Fiat.

Nel corso dell’intervista il magistrato faceva presente che le indagini nascevano sulla base di varie segnalazioni, non limitandosi alla sola Polizia Giudiziaria, ma che potevano avere origini da inchieste giornalistiche su fatti che avessero rilevanza penale come nel caso Fiat.

Questa dichiarazione mi ha riportato alla memoria quanto da me denunciato nel 1987 in evidente anonimato al settimanale “L’Espresso”, sulla schedatura del personale in pensione della Guardia di Finanza.

Ero stato trasferito a quella data presso il comando della Legione della G.di F. di Bari come ”ufficiale di matricola e direttore dei conti”, essendo stato rimosso dal comando Compagnia Porto di Venezia per esigenze di servizio con effetto immediato, ma che in realtà nascondeva la vera motivazione:” sospetta simpatia con il movimento dei finanzieri democratici per la smilitarizzazione del Corpo”, molto attivo all’epoca in quella città. Tale incarico burocratico, quale quello di direttore dei conti ed ufficiale di matricola, era poco gradito agli ufficiali perché era destinato in genere a quegli ufficiali carenti di qualità morali o di comando, per meglio precisare a quegli ufficiali sospettati di corruzione e non provate o a quegli ufficiali che avevano fatto qualche inchiesta poco gradita alle alte sfere e quindi dovevano essere allontanati. Io scherzosamente avevo definito la mia nuova assegnazione come nuova categoria :”i perseguitati politici-sindacali “.

Nell’assumere il predetto incarico mi ero preoccupato di chiarire i miei compiti e con grande sorpresa venni a conoscenza che dovevo curare la schedatura del personale in congedo sulla base di una circolare del Comando Generale della G.di F. classificata” Riservata” che dettava le linee guida. La schedatura, oltre a rilevare la fede religiosa, poneva in evidenza l’appartenenza o l’indirizzo politico dello schedato. Così risultava che chi era di destra veniva definito “un buon italiano appartenente ai partiti dell’ordine.” Una circolare di tal genere suscitò in me lo sdegno più assoluto perché la schedatura andava contro i principi elementari della prima parte della nostra Carta Costituzionale. Scelsi la via della inchiesta giornalistica fornendo al settimanale L’Espresso copia della circolare del Comando Generale della Guardia di Finanza in questione, che venne pubblicata con un certo rilievo, accompagnato dai relativi commenti. Tale notizia giornalistica allarmò il Comando Generale che fu costretto ad emanare disposizioni che annullavano la schedatura e la distruzioni di tali documenti, senza prendere posizioni, con un silenzio agghiacciante nei confronti della stampa e della pubblica opinione. 

Alla luce delle dichiarazioni del dott. Guariniello mi sono posto la domanda del perché nessun magistrato civile o militari all’epoca avesse intrapreso un’azione contro il Comando Generale per una violazione così palese quale la schedatura, che era un grave attentato ai principi della prima parte della Costituzione. Ci sarebbe dovuto essere l’obbligo del magistrato di intervenire alla notizia di un reato di tal genere da qualsiasi fonte provenisse? Al contrario ci fu un silenzio assoluto sia da parte della magistratura che da parte dei politici. Anche nei miei confronti, nonostante avessero fondati sospetti sulla diffusione di tale documento, non fu preso alcun provvedimento, nonostante il Comando Legione di Bari avesse chiesto direttive in merito. Del resto citarmi in giudizio avrebbe sollevato un ulteriore polverone mosso dalla inchiesta giornalistica e che non faceva comodo al Comando Generale e non fui sfiorato da alcuna richiesta di chiarimenti sulla circostanza. Anche dal punto di vista politico non ci fu alcuna voce pro o contro tale circolare. Lo stesso ministro delle Finanze del tempo non chiese chiarimenti o spiegazioni sull’operato della G.di F., istituzione militare di polizia fiscale alle sue dirette dipendenze.

Comportamenti da parte della magistratura di tal genere suscitano sconforto e perplessità. Siamo di fronte ad un potere giudiziario veramente autonomo. al servizio del cittadino, a difesa dei principi costituzionali o invece ci troviamo certa magistratura a volte pronta a coprire e difendere certi poteri forti dello Stato?

Io non ho certezze e vorrei tanto che certi dubbi che ho avuto in passato non ci fossero stati come pure per il futuro.

La speranza è sempre l’ultima spiaggia.

Dott.Carmine Buffone
Ex cap.o.a. della G.di F. congedatosi per amore della libertà di pensiero
Ex funzionario delle dogane e delle II.DD.

sabato 6 maggio 2017

Il Consiglio di Stato: "sui diritti sindacali dei militari, si pronunci la Corte Costituzionale"

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(g.t.) Dal sito GrNet.it:

Militari e diritti sindacali, il Consiglio di Stato: ok a "restrizioni" ma il diritto deve essere garantito 

Dal profilo facebook Redazione Movimento:


""Dagli amici di GrNet riceviamo questa importante, storica, notizia che riguarda tutte le Forze di Polizia militarmente organizzate e le Forze Armate. Finalmente, il diritto costituzionale ad essere tutelati da un sindacato rappresentativo della categoria, è stato riconosciuto dal Consiglio di Stato a quelle Forze di Polizia che, purtroppo, ancora possiedono un elefantiaco ed obsoleto ordinamento di tipo militare; ciò è avvenuto anche a seguito del pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale aveva chiaramente affermato che i Cocer non sono rappresentativi dei diritti sindacali del personale con le stellette ed hanno poteri decisamente limitati.

La Polizia di Stato e quella Penitenziaria erano già state smilitarizzate e sindacalizzate rispettivamente nel 1981 e nel 1992. Il Corpo Forestale dello Stato, invece, che era civile anche per vocazione, è stato, di fatto, recentemente, militarizzato dal governo Renzi, facendo transitare la gran parte dei dipendenti nell’Arma dei Carabinieri ed altri 184 nella Guardia di Finanza.

Quella della sindacalizzazione e della smilitarizzazione dei Corpi di Polizia è una battaglia che va avanti da svariati decenni, coinvolgendo gran parte del personale, trovando però una ferrea ed a volte scorretta resistenza da parte dei vertici militari e di alcuni esponenti politici governativi.""

lunedì 10 aprile 2017

Elemosina per le vittime della caserma Bolzaneto

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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ELEMOSINA PER LE VITTIME DELLA CASERMA DI BOLZANETO DELLA POLIZIA DI STATO, DOPO 15 ANNI DALLE INAUDITE VIOLENZE - DEGNE SOLO DI UN REGIME TOTALITARIO - ALLE VITTIME ARRIVERANNO SOLO 45.000 EURO, UNA SORTA DI PATTEGGIAMENTO VOLUTO DAL GOVERNO ITALIANO.
MOLTE VITTIME DI QUELLE BARBARIE PORTERANNO, PER TUTTA LA VITA, SEGNI PERMANENTI DI QUELLE VIOLENZE. SPERIAMO CHE LA CORTE DEI CONTI SI RIVALGA ALMENO SU QUEI FUNZIONARI ED AGENTI DI POLIZIA CHE HANNO SUBITO CONDANNE PENALI A SEGUITO DEI PESTAGGI.
SI, ALL'INTRODUZIONE DEL REATO DI TORTURA NEL CODICE PENALE ITALIANO. SAREBBE UN ATTO DI CIVILTA'.
http://www.corriere.it/…/g8-italia-patteggia-strasburgo-vit…

giovedì 23 febbraio 2017

Prestiti bancari: una vergogna tutta italiana

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Se un comune cittadino si rivolge ad una banca per un prestito od un mutuo dovrà produrre una congrua documentazione per dimostrare di potere far fronte a quel prestito od a quel mutuo.
Nel migliore dei casi ci vorrà un garante, una "bella" ipoteca sulla casa pari al doppio del valore della stessa, una busta paga da cui deve risultare che il lavoro svolto dal richiedente è a tempo indeterminato, una assicurazione sulla vita (spesso piena zeppa di norme poco chiare e/o vessatorie) pagata sempre dal richiedente il mutuo, ed una assicurazione sulla casa che si sta acquistando, che, di fatto, rimane proprietà della banca fino ad estinzione del mutuo stesso.
Per alcuni amici, o amici degli amici, di presidenti di banche o di membri dei consigli di amministrazione, tutto quello che abbiamo scritto sopra non vale e gli importi dei prestiti o dei mutui concessi non hanno limiti di valore. In genere questi amici degli amici sono stati - in passato - politici, palazzinari senza scrupoli, faccendieri o negligenti amministratori. Ecco perché alcune banche sono fallite ed altre stanno per fare la stessa fine. Ma con la solita faccia tosta di certi politici in carica e quella dei dirigenti bancari, oggi, a pagare quelle spese, inconsapevolmente, siamo tutti noi, con i nostri conti correnti.
Ecco, questa sarebbe la prova. Attendiamo smentite pur essendo quasi certi che queste non arriveranno mai.
 
I Finanzieri Democratici per la riforma del Fisco e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza.
P.S.: I Finanzieri Democratici non hanno mai avuto - e voluto - avere a che fare né con questo né con altri governi.
 
https://it.finance.yahoo.com/…/prelievo-forzoso-sui-c-c-073…

martedì 14 febbraio 2017

“Demone della politica”, ma non solo


Voglio riprendere l’argomento affrontato da Gaetano Toro a proposito di casi, molto evidenti a livello mass-mediatico, riguardante ex ufficiali delle “Fiamme Gialle” poi datisi alla politica e giunti, in questa veste, ad affrontare problemi, che sembrano abbastanza “fastidiosi”, di tipo giudiziario (qui). 

Nello scritto da lui postato, Toro cita ed analizza gli episodi relativi a Berruti, Milanesi e Marra (cito nell’ordine di evento) limitandosi solo agli episodi inquadrabili in ambito politico e neanche tutti. In effetti non soltanto in campo politico le ex Fiamme Gialle attirano, a volte, l’attenzione dei mass media; (qualcosa ci sarebbe da dire, ad esempio, circa il caso Floriani, ma è cosa diversa, non politica e lo lasciamo stare). Comunque Toro limita la sua osservazione al solo settore degli ex; io penso, invece, che il problema andrebbe affrontato a livello più complessivo, includendo la “devianza” nel settore di tutti gli appartenenti alle “Fiamme Gialle”, sia durante il loro periodo di servizio che successivamente dopo l’andata in congedo.

Una “zummata” sulla questione tentammo di darla anni orsono con la pubblicazione dell’opuscolo intitolato “Quelle Fiamme – i principali casi di corruzione nella Guardia di Finanza in questo dopoguerra”, che, edito dal nostro giornale “Il Movimento”, fu subito accettato ed acquisito dal Sistema Bibliotecario Nazionale presso alcune delle principali biblioteche pubbliche del Paese ed inserito nel catalogo ICCU dell’SBN, successivamente fu cancellato, non si sa perché, da quel catalogo, ed infine reinserito in seguito ad una mia esplicita segnalazione in proposito al Garante dell’Editoria, ma, da allora, purtroppo la tendenza che l’opuscolo in argomento aveva tentato di evidenziare, non solo non si è esaurita o attenuata, ma, se possibile, è andata progressivamente accentuandosi.

Non è mia intenzione di ripetere qui quegli argomenti, dato che, tra l’altro, essendo la suddetta pubblicazione disponibile in Biblioteca Nazionale, ognuno che fosse interessato potrebbe documentarsi in proposito, ma ho già detto e ripeto, che sarebbe opportuno, a titolo di trasparenza e di informazione all’opinione pubblica, che il comando generale del Corpo, rendesse noti, numericamente, i casi di denunzie subite dai suoi dipendenti, con scansione annua divisa per categorie di ufficiali generali, ufficiali superiori, ufficiali, sottufficiali, altri appartenenti, e con indicazione del numero di denunzie ricevute, numero di condanne passate in giudicato, numero di assoluzioni e numero di carichi tuttora pendenti. Non credo tuttavia (può darsi che mi sbagli) che il comando generale, se non richiesto a livello ministeriale o parlamentare, vorrà prendere questa iniziativa. Se così dovesse invece accadere, un corposo incremento delle denunzie sarebbe registrato a mio nome; durante l’ultima fase del mio servizio, infatti, i miei superiori gerarchici di allora hanno ripetutamente (ed anche successivamente) tentato di farmi trovare tra la schiera non proprio esile di Fiamme Gialle condannate per reati di vario genere, ma essendo risultati inutili tutti i loro tentativi, dato che le magistrature civili e militari hanno sempre archiviato tutte le denuncie sporte a mio carico (non tutte, tra l’altro, notificatemi) non ho fatto altro, rimanendo incensurato, che incrementare di pari passo anche le statistiche dei proscioglimenti.

Ciò detto, visto, tra l’altro, che, alcuni anni orsono, un magistrato piemontese scrisse, in sentenza, che pareva rilevarsi una tendenza “genetica” alla corruzione in questo Corpo (cosa che, allora, tra l’altro, parve eccessiva anche a noi, che ci esprimemmo in tal senso) cerchiamo ora di capire come mai, così spesso, membri del Corpo, (in servizio e in congedo, visto che anche questi ultimi, se non radiati, rimangono nei ruoli della forza in congedo) incontrano difficoltà di tipo giudiziario. Io esprimo la mia opinione, senza affatto pretendere che la stessa venga condivisa.

Il fatto è che, in passato, ma la cosa rimane ben viva nella memoria collettiva delle Fiamme Gialle, una quarantina di anni orsono, un comandante generale del Corpo, ed il suo capo di stato maggiore, avevano creato, come risultò dalle vicende giudiziarie, una associazione all’interno del comando generale e con diramazioni conseguenti in periferia, al fine di frodare pesantemente il fisco nel campo petrolifero; quel comandante generale non fu mai degradato e nell’ultima fase della sua vita ricevette la visita di cortesia da parte dell’allora comandante generale in carica. Sono fatti significativi questi. Dopo di allora vi furono gli episodi della loggia massonica di Gelli e la Tangentopoli milanese, e molto alto ancora. Ora, e questo è ben noto agli psichiatri, esiste un fenomeno definito “suggestione in stato di veglia” per cui è possibile che la mente, ancora maggiormente a livello collettivo, possa venire influenzata e condizionata. A livello tecnico ciò si chiama “contagio psichico”, ed è conseguenza della tendenza innata alla imitazione dell’essere umano, particolarmente forte in età precoce, ma che rimane ben presente anche in tutte le fasi successive. E’ il senso del reale, dato dalle esperienze di vita, che riduce e se del caso elimina questo istinto. Ma necessitano esperienze significative che inducano l’individuo a dire che “non è il caso di provarci”. Non sempre la pubblica autorità ha dato tali esempi significativi; ogni cittadino sa e vede quali tempi impieghi la giustizia e quante inchieste anche clamorose si concludano in un nulla di fatto. Carenza di indagini o abilità degli accusati? Visto, comunque, quale è stato l’esito finale di tanti casi precedenti, a partire da quello dell’ex comandante generale di cui sopra, come meravigliarsi che vi sia stato chi ha ritenuto di poter correre il rischio? Spero comunque di essere stato chiaro nell’esprimermi qui sopra, nel senso che il problema è di tipo sociologico ed antropologico essenzialmente; se l’individuo, non ben fornito di antidoti psichici ed emotivi, vedendo come, alla fin fine, vanno le cose, giunge alla conclusione di dire:”Forse conviene anche a me di provarci, potrebbe anche andare bene”, il problema della corruzione non si risolverà, né dentro la GdF né fuori. Va poi ricordata anche a questo punto, forse, la frase del poeta latino Giovenale, il quale, deprecando la corruzione della sua epoca, scriveva:”A che pro pensare alla onorabilità quando comunque il tesoro accumulato rimane in salvo?” Comunque la corruzione che avviene dentro la GdF è più grave di quella che avviene nel resto della società. E voglio concludere in distensione: ma poi, a voler guardare più a fondo ed in modo più ampio la cosa, non tutti i grandi spiriti hanno giudicato la corruzione in maniera del tutto negativa, per quanto essa sia sempre stata considerata deprecabile. Ad esempio Federico Nietzsche, nella sua opera “A di là del bene e del male”, afferma che i refrattari alla corruzione sono “inguaribilmente mediocri”. Vogliamo forse mediocrità anche tra le Fiamme Gialle? Pensiamoci su! Però nella pubblica amministrazione italiana devono esserci sicuramente molti lettori attenti di Federico Nietzsche.

Vincenzo Cerceo – Colonnello, in congedo, della Guardia di Finanza

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(Gaetano Toro) Ringrazio Vincenzo Cerceo per il commento al mio post. 

Nel corso del suo articolo, Cerceo cita il cosiddetto "scandalo petroli" scoppiato negli anni '70, che vide coinvolti, tra gli altri, il comandante generale dell'epoca, Raffaele Giudice (nella foto).

Risultati immagini per raffaele giudice


Il sito istituzionale della GdF ospita le biografie dei comandanti generali succedutisi negli anni. Riguardo al generale Giudice, in carica tra il 1974 e il 1978, nulla viene detto circa il suo coinvolgimento nel contrabbando dei petroli. 

Riportiamo qui di seguito il testo tratto dal sito www.gdf.gov.it, raggiungibile al link Raffaele Giudice — gdf.gov.it:

""Il Generale di Corpo d'Armata Raffaele Giudice, 23° Comandante Generale della Guardia di Finanza, è nato a Palermo il 31 ottobre 1915.

Ha iniziato la sua carriera nel 1935 con il grado di Sottotenente di Fanteria proveniente dall'Accademia Militare. Ha partecipato, dal 1939 al 1943, alle operazioni di guerra in Albania ed in Africa Settentrionale.

E' decorato di una Medaglia d'Argento e di una Croce di Guerra al Valor Militare e di una Croce di ferro di 2^ classe. Ha frequentato la Scuola di Guerra e la XV Sessione del Centro Alti Studi Militari.

Dopo aver comandato, dal 1959 al 1960, l'8° Reggimento Bersaglieri della Divisione Corazzata "Ariete", è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Regione Militare della Sicilia dal 1960 al 1961, Capo di Stato Maggiore del Comando Militare Meridionale dal 1961 al 1963.

Ha comandato la II^ Brigata Corazzata "Centauro" sino al 1966. E' stato quindi Direttore di Sezione del Centro Alti Studi Militari negli anni 1967-1968 ed ha successivamente comandato dal 1969 al 1970 la Divisione Corazzata "Centauro".

Promosso Generale di Corpo d'Armata il 31 dicembre 1971, ha retto, dal febbraio 1973, il Comando della Regione Militare della Sicilia. Il 31 luglio 1974 è stato nominato Comandante Generale della Guardia di Finanza.

E' Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.""

Per avere un ritratto più completo del generale Giudice, rimando all'articolo tratto dal sito de la Repubblica, pubblicato il 30 agosto 1994 in occasione della scomparsa dell'ex comandante generale (qui).