lunedì 19 dicembre 2016

Dal 1° gennaio 2017, la GdF avrà competenza esclusiva sul mare

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Dal 1° gennaio 2017, per effetto di uno dei decreti attuativi della cd. "legge Madia" di riforma della PA, la Guardia di Finanza avrà la competenza eslcusiva in materia di sicurezza marittima, "fatte salve" le competenze attribuite dalla legislazione vigente alle Capitanerie di porto - Guardia costiera (art. 2 del dlgs n. 177/2016). A ricordarcelo un articolo apparso sul sito del Sole 24 Ore, di cronaca della presentazione del nuovo calendario storico della GdF, dedicato, appunto, al servizio aeronavale del Corpo. In ragione dell'attribuzione alle Fiamme gialle delle competenze in mare, vengono soppressi i servizi navali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria.

Quella della competenza in materia di polizia marittima è un argomento annoso e complesso: alla presenza in mare della Guardia di Finanza per lo svolgimento dei compiti di polizia economico-finanziaria (contrasto al contrabbando), la riforma aggiunge la competenza esclusiva in materia di sicurezza. É vero che in questo modo vengono soppresse le competenze degli altri organi di polizia, realizzando un'oggettiva razionalizzazione, ma è anche vero, dall'altro lato, che alla stessa GdF venga attribuita una funzione che ancora una volta la distanzia da ciò che dovrebbe essere la sua "missione", vale a dire quella di essere principalmente una polizia economico-finanziaria. Ma questo, ci rendiamo conto, sarebbe argomento di una riforma radicale del Corpo.

Gaetano Toro

Prima esercitazione congiunta tra la Gdf e l'Aeronautica militare

Da Redazione Movimento - facebook:

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Prima esercitazione congiunta tra Aeronautica e Guardia di Finanza – Analisi Difesa

Spreco di denaro pubblico? Secondo noi si.

Un corpo di polizia economico-finanziaria che si esercita con l'aeronautica militare?

Gli evasori fiscali, secondo voi, si combattono con i cacciabombardieri f35?


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Valute e solidarietà tra colleghi

Per non dimenticare

Verso la fine degli anni Ottanta, svolgevo a Trieste, con il grado di tenente colonnello, l’incarico di aiutante maggiore presso il Comando della X Legione della Guardia di finanza. Una mattina, recatomi come al solito in ufficio, trovai tra la posta in arrivo un fonogramma, inviato da un reparto operativo che aveva sede, tra l’altro, nella stessa caserma, il quale comunicava quanto segue: la sera precedente, avevano effettuato il sequestro di alcune migliaia di banconote di una valuta decisamente inconsueta, Kwanzas angolani. Ora, tra i miei difetti, di cui forse si potrebbe anche fare a meno, c’è quello della numismatica. Sono collezionista di monete e banconote di tutto il mondo, ma non avevo mai visto quelle banconote dell’Angola. Spinto dalla curiosità, dunque, mi recai presso il reparto che aveva operato il sequestro e chiesi di vederle. Essendo il comandante, tra l’altro, mio collega di accademia e frequentatore di corsi nello stesso periodo in licenza, spiegai al tenente che lo sostituiva la mia passione collezionistica e lo stesso non trovò, ovviamente, nulla in contrario a mostrarmi il reperto. Dopo di che, gli chiesi se fosse stato possibile fare una fotocopia di una di quelle banconote che avrei comunque tenuto tra la mia raccolta. Non chiesi altro, ed il tenente, avendo capito a pieno la mia innocua motivazione, acconsentì di buon grado ed in cordialità.

Tornato nel mio ufficio, dopo qualche ora, ricevetti una telefonata dal capo ufficio operazioni, il quale mi comunicava quanto segue: il mio collega, che era come già detto in licenza, si era recato in ufficio di passaggio e, saputo della mia richiesta, aveva dato corso alla stesura di un rapporto penale di denuncia nei miei confronti, perché, a suo dire, avrei interferito nelle indagini che stavo conducendo ed avevo carpito dati segreti sottoposti a sequestro giudiziario. La mia pronta disponibilità a restituire la fotocopia della banconota, non fu presa in considerazione.

Mi recai, allora, nell’ufficio del generale comandante, ed esposi dettagliatamente il fatto, senza nulla tralasciare. Ricordo ancora come il generale mi ascoltava, tra il trasognato e lo sbalordito, del tutto incredulo che si potesse arrivare a tanto; quindi mi congedò assicurando che si sarebbe occupato della cosa. Dopo pochi minuti il collega dell’ufficio operazioni mi comunicò che il rapporto di denuncia nei miei confronti era stato distrutto per ordine preciso del generale e mi invitava a fare altrettanto con la fotocopia della banconota in mio possesso. “Non facciamo polveroni assurdi” mi fu riferito che erano state le parole del generale. Questo episodio può spiegare alcune cose: in primo luogo circa i rapporti tra gli ufficiali all’interno del Corpo, quindi circa i metodi di vero “filibustering” che si usavano verso chi solo parlava di riforma del Corpo, alla luce del sole e nell’ambito della più stretta legalità; era , in sostanza, la solita vecchia abitudine italiana di tentare di far fuori con un anomalo ricorso alla giustizia chi dissente politicamente dalla linea ufficiale dei gestori del potere; inoltre, lo ritengo uno spaccato psicologico da manuale sulle qualità umane di alcuni appartenenti al Corpo, almeno allora, l’oggi non mi interessa.

Il collega pensò di poter continuare a trattare ancora con me, ma io ritenni di dover da allora interrompere ogni rapporto personale con lui al di fuori di quelli meramente d’ufficio.

Per concludere ed a commento di questo particolare e certamente inconsueto episodio (per quanto a volte sia da criticare l’operato di chi opera nella Guardia di finanza, questo sicuramente è un caso limite) voglio citare quello che lessi, qualche tempo fa, in un vecchissimo romanzo degli anni Trenta: a volte ci si può trovare a combattere contro leoni anche se è probabile che se ne esca sconfitti, ma si può anche vincere; combattere contro i pidocchi è da evitare, sia perché la cosa comunque lascia umiliati, sia perché se ne esce sicuramente sconfitti. I pidocchi vincono sempre, appunto perché sono pidocchi.

Vincenzo Cerceo

sabato 10 dicembre 2016

Suicida un appuntato della GdF, i Finanzieri democratici si interrogano

Nuovo suicidio in Guardia di Finanza: appuntato scelto si spara alla testa. E' il secondo episodio in pochi giorni - dal sito "Sostenitori delle Forze dell'Ordine"

SOS SUICIDI NELLA GUARDIA DI FINANZA

Purtroppo è un fenomeno in forte ascesa, sembra quasi una sorta di epidemia, c'è un denominatore comune? Questo non possiamo affermarlo con certezza ma solo ipotizzarlo, anche se appare davvero strano che il tasso dei suicidi nell'ambito delle Forze di Polizia sia più alto della media nazionale. Non si tratta solo di un fatto statistico, di venali rivendicazioni economiche o di strumentalizzazioni. In un ambiente militare sembra più facile sprofondare nella sofferenza della depressione, del cosiddetto mal di vivere. Pretendiamo, pertanto, che gli organi preposti facciano i dovuti accertamenti ed approfondimenti sul fenomeno e, se necessario, che si crei una Commissione Parlamentare di Inchiesta. Ma confidiamo in primis nell'opera della Magistratura.

Lorenzo Lorusso - per la Segreteria Nazionale dei Finanzieri Democratici