giovedì 21 gennaio 2016

I Forestali assorbiti dai Carabinieri, perderanno i diritti sindacali

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Nel Consiglio dei ministri terminato questa notte, tra gli undici decreti legislativi emanati in attuazione della riforma della P.A,. vi è quello riguardante l'assorbimento delle funzioni del Corpo Forestale dello Stato da parte dell'Arma dei Carabinieri (qui). I soli compiti riguardanti gli incendi verranno demandati al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, mentre dei 7500 agenti, piccoli contingenti passeranno agli stessi Vigili del fuoco, alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza, e per tutti varrà l'opzione della mobilità verso un'altra amministrazione dello Stato.

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Con il decreto che dà attuazione alla legge Madia, le forze di Polizia passano così da cinque a quattro. Si tratta di un passo iniziale in direzione della semplificazione e della razionalizzazione del comparto, ma è anche vero che ci si attendeva una riforma più ampia. A sua volta, il passaggio degli agenti della Forestale all'Arma dei Carabinieri comporta un arretramento per la condizione del personale. Per il primo aspetto era auspicabile una riorganizzazione delle competenze delle Polizie che eliminasse le sovrapposizioni e riducesse gli stessi organismi, e che rispondesse, per la materia che ci sta a cuore, all'esigenza di dare al nostro paese una polizia finanziaria ad ordinamento civile in linea con gli standard europei. Sul secondo aspetto, con il passaggio della maggioranza dei forestali da un Corpo ad ordinamento civile ad uno (i Carabinieri) ad ordinamento militare, si realizzerà la cancellazione dei diritti sindacali di cui godevano prima: dalle associazioni sindacali alla rappresentanza militare dei Cocer-Coir-Cobar, un percorso secondo la direzione del gambero. 

Gaetano Toro

mercoledì 20 gennaio 2016

Facebook e la felicità

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(G.T.) Sembra che Facebook e la felicità non vadano sempre d'accordo, qui, dal sito de Il Mattino
(Segnalazione di Lorenzo Lorusso)
 

venerdì 15 gennaio 2016

I "Finanzieri Democratici" commentano l'articolo del generale Rapetto pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

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«Ho lasciato la Guardia di Finanza per non mancare di rispetto alla mia dignità»
 
Con le parole riportate nel titolo il Generale della Guardia di Finanza Umberto Rapetto – giornalista, scrittore, docente universitario, esperto di informatica a livello mondiale – manda il suo implicito J’accuse a governo e vertici  pro tempore della Guardia di Finanza.
 
Le stesse parole che sono state utilizzate vigliaccamente, da uno scandalizzato “signore” che ha segnalato un presunto abuso a Facebook, provocando così l’inibizione di alcune funzioni per il profilo dei Finanzieri Democratici. Il presunto abuso – che viene visto come tale solo da qualche mente perversa – consisterebbe nell’aver pubblicato sul profilo Facebook di “Redazione Movimento”, l’articolo a firma del  Generale Rapetto dal titolo: “Guardia di Finanza: buon compleanno Gat!”, di cui alleghiamo il link http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/08/guardia-di-finanza-buon-compleanno-gat/2358019/ .
 
«La mia storia al Gat – scrive con amarezza il Generale Rapetto –  si ferma il 30 giugno del 2012, quando – dopo undici inutili interrogazioni parlamentari che chiedevano il mio mantenimento nell’incarico – ho lasciato la Guardia di Finanza per non mancare di rispetto alla mia dignità».
 
Quel giorno (l’8 gennaio 2001) – narra ancora Rapetto – nasceva il Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, il reparto speciale delle fiamme gialle dedicato al contrasto dei reati che vedevano il computer e Internet come strumento e bersaglio. Dopo quasi tredici anni di faticosa gestazione (ne cominciai a parlare alla fine del 1988 con enormi difficoltà a trovare interlocutori in grado di capire o almeno pazienti nell’ascoltare), grazie al Generale Pietro Sgarlata – pilota elicotterista in gioventù e quindi in epoca pionieristica – che amava le sfide, la GdF varava una rivoluzionaria unità operativa. Ora, però, la domanda diventa retorica: esiste ancora quel reparto? Ha lo stesso prestigio, la stessa visibilità mediatica, di quando a comandarlo c’era l’allora Colonnello Rapetto?
 
E’ sottilmente ironico il Generale Rapetto quando afferma che i computer nella Guardia di Finanza sono arrivati con enorme ritardo nelle caserme ed i finanzieri del Gat erano costretti a portarsi da casa quello personale. Chi scrive può testimoniare che quando le aziende private possedevano sofisticati computer e software, nella Guardia di Finanza c’erano ancora le vecchissime macchine da scrivere Olivetti.
 
Si parla tanto di fuga di cervelli dall’Italia verso l’estero e la Guardia di Finanza non si è resa conto di aver perso lentamente tutti i suoi più preziosi gioielli che aveva avuto la fortuna di annoverare tra i suoi Ufficiali: tra questi, e ci scusino gli altri, ma per dovere di sintesi citiamo solo il Generale Umberto Rapetto, il Colonnello Vincenzo Cerceo, il Colonnello Giuseppe Visalli ed il Capitano Carmine Buffone.
 
Per questa volta vogliamo essere buoni e generosi con l’”anonimo signore” che ha segnalato il nostro post a Facebook, gli diciamo che ha ancora per qualche giorno la possibilità di riscrivere al social network per dire di essersi sbagliato sul nostro conto e nello specifico nel segnalare, del tutto arbitrariamente, un articolo stampa già pubblicato da Il Fatto Quotidiano. Ma si sbrighi a farlo prima che venga attivato il nostro Ufficio Legale, dopo potrebbe essere troppo tardi. A buon intenditore poche parole.
 
LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL MOVIMENTO DEI FINANZIERI DEMOCRATICI

Il generale Rapetto ripercorre la storia del Gat, Gruppo Anticrimine Tecnologico della G. di F.

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Dal sito de Il Fatto Quotidiano, segnalo un articolo (dell'8 gennaio 2016) di Umberto Rapetto, generale della Guardia di Finanza in congedo, che ripercorre la storia del Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, di cui è stato per molti anni il comandante. Com'è noto a molti, ma giova ricordarlo, il  generale Rapetto si è dimesso dalla Guardia di Finanza nel 2012, dopo che il Comando generale lo aveva sollevato dall'incarico inviandolo a frequentare un corso al "Centro alti studi" della Difesa, organismo, tra l'altro, dove l'allora colonnello Rapetto aveva più volte ricoperto il ruolo di docente (per approfondire, cliccare qui).

Gaetano Toro
 

Giochi d’azzardo e Guardia di Finanza

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Per non dimenticare: nell’estate del 2006, la procura della Corte dei Conti incaricò la Guardia di Finanza di svolgere indagini tecniche circa alcune irregolarità che sarebbero state poste in essere ad opera di società che gestivano macchine da gioco, oggi diffusissime nel nostro Paese.
 
Fu chiaramente, accertato che il trucco, che esisteva effettivamente, consisteva nello staccare le macchine stesse dal sistema telematico ed impedire, così, la registrazione automatica per fini fiscali delle operazioni compiute. Data l’entità di detta attività, il danno all’erario era gigantesco: ben 98 miliardi complessivamente di sanzioni.
 
La parte giudiziaria, penale ed amministrativa, ebbe il suo corso in base alle leggi in vigore, ed a quelle che furono approvate nel contesto, ed, alla fine, tra condanne, patteggiamenti e sanatorie che arrivarono copiose, le ditte che avevano posto in essere le irregolarità versarono nelle casse dell’erario se non i miliardi che avrebbero dovuto versare, almeno la cifra di 837 milioni, il che comunque non è poca cosa.
 
Essendo la faccenda ormai conclusa, non è questo che qui ci interessa, ma una situazione incidentale a questa faccenda strettamente collegata. Mentre, infatti, i tecnici in Fiamme Gialle erano attivamente impegnati nel loro controllo telematico, il loro comandante ricevette una lettera dal generale da cui direttamente dipendeva, in questi termini: egli avrebbe chiesto al magistrato contabile di sollevarlo da quell’incarico e trasferire l’incarico stesso ad altro reparto, in quanto sarebbe esistita una incompetenza formale nel condurre quel lavoro. Come dire: il reparto che il governo ha costituito presso la Guardia di Finanza per operare nel settore delle frodi informatiche non aveva titolo di agire proprio in quel settore di sua competenza! Il magistrato contabile, nell’apprendere la cosa, la prese alquanto male; parlò infatti di interferenza da parte dei superiori nelle indagini che si conducevano per ordine della magistratura contabile, e riconfermò a quel reparto l’incarico ad operare. La cosa andò avanti, ed il risultato venne, ed è un vero peccato che, successivamente, quel bravo comandante che aveva recuperato 837 milioni all’erario fosse trasferito. Ma, naturalmente, la cosa è del tutto accidentale. O no? E poi è opportuno togliere da un incarico chi ha dimostrato di sapere operare molto bene? Si fanno davvero così gli interessi del governo? Il dubbio potrebbe essere chiarito da una inchiesta parlamentare, dato che si tratta di affari miliardari, ma il governo attuale, impegnatissimo ad occuparsi di banche che falliscono a spese dei clienti e di distruzione dei diritti dei lavoratori, sembra tacere. Da cittadini italiani chiediamo: cosa è stato fatto in proposito? Sono stati presi provvedimenti? Se si, quali? Se no, perché no? Perché il comando generale tentò di fare assegnare ad altri operatori quella indagine che, come si è visto dai risultati, veniva condotta egregiamente?
 
Vincenzo Cerceo

mercoledì 13 gennaio 2016

I "Finanzieri Democratici" sulle condanne di Bologna

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(G.T.) In merito al post pubblicato ieri (Bologna, condannati quattro finanzieri per corruzione), riportiamo di seguito un comunicato della segreteria nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

«A meno che non si tratti di un clamoroso caso di omonimia, l'attuale tenente colonnello Enzo Digiovanni (uno degli ufficiali condannati in primo grado per l'inchiesta sopra citata) si trovava a Trieste alcuni anni fa ed indossava i gradi di capitano. Pare fosse un membro di Ficiesse (organizzazione para-sindacale vicinissima alla CGIL), ma oggi nessuna delle persone che abbiamo sentito se lo ricorda come tale, evidentemente questa condanna ha avuto un peso anche politico. Nonostante si dicesse fosse membro di questa associazione che, con tante riserve di natura politica, una riforma della Guardia di Finanza pare la volesse, Digiovanni è stato uno dei maggiori oppositori del Movimento dei Finanzieri Democratici. Nell'ambito di alcuni accessi amministrativi operati da nostri soci, nel rispetto della legge 241/1990, si trovarono tracce di questo suo comportamento ostile nei nostri confronti. Eppure, quando i vertici di Ficiesse erano in difficoltà, quando il colonnello Germi ci chiese supporto, se non ricordiamo male per delle note caratteristiche non gradite e forse anche per un imminente trasferimento, non esitammo a fornirgli uno dei nostri legali dell'epoca. Tra i vari documenti trovammo anche tracce di irriconoscenza da parte di Germi. All'epoca dei fatti erano tutti contro il Movimento dei Finanzieri Democratici, gerarchie e finti amici, questo perché chiedevamo soltanto una Guardia di Finanza con parametri di efficienza e strutturali di tipo europei, moderni, non legati alla militarità esasperata. La nostra consolazione è stata quella di avere saputo vedere avanti, di avere anticipato i tempi, mentre molti dei nostri più assidui oppositori sono rimasti impigliati nelle maglie di alcune inchieste giudiziarie. Alcune delle tante di cui, purtroppo, sono state vittime alcuni alti esponenti della Guardia di Finanza.»


Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

martedì 12 gennaio 2016

Bologna, condannati quattro finanzieri per corruzione

(G.T.) Dal sito del Il Resto del Carlino, segnalo una notizia del 23 dicembre scorso riguardante la condanna in primo grado di quattro appartenenti alla Guardia di Finanza, per corruzione, qui.

sabato 9 gennaio 2016

La proposta di Juncker per una polizia europea di frontiera: un'altra polizia?

 
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Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, nel quadro del rafforzamento delle frontiere estere conseguenti all’emergenza immigrazione che sta investendo l’Europa, ha proposto la creazione di una Agenzia U.E.delle Guardie di Frontiera.

Cosa significhi esattamente questa dichiarazione, non è molto chiaro al momento.

Attualmente tutti i paesi della Comunità Europea hanno proprie polizie doganali di confine .

I confini europei hanno una fisionomia diversa, in quanto fra i vari stati comunitari non ci sono controlli, dal momento che questi vengono effettuati a carico di cittadini extracomunitari al momento di entrare negli spazi di Schengen attraverso aeroporti, porti marittimi e frontiere terrestri, che interessano le zone di confine con paesi ad oriente dell’Europa.

Attualmente i flussi migratori coinvolgono proprio i confini terrestri orientali interessati da masse umane provenienti da Siria, Afghanistan, nazioni in lotte interne che si servono della Grecia per raggiungere il centro Europa.

L’Italia, poi, per la sua posizione geografica è oggetto di arrivi dal mare da parte di popolazione di origine africana o araba proveniente da paesi poveri, o da paesi in cui sono presenti lotte interne per ragioni politiche e religiose.

A contrastare questo fenomeno inarrestabile, opera in prima linea in mare la Guardia di Finanza, oltreché attraverso il servizio aereo, la Capitaneria di Porto, la Marina Militare e le Marine di paesi europei in base alle disposizioni della Comunità Europea.

Se l’Italia dovesse partecipare alla formazione di questa nuova Guardia di Frontiera, si porrà il problema di quale corpo di polizia debba dare il suo apporto a questa nuova istituzione comunitaria.

In Italia abbiamo ereditato uno stato con istituzioni monarchico-fasciste che non sono state modificate nei loro compiti, ma al contrario hanno incarichi e mansioni che si accavallano e si duplicano a scapito dell’efficienza ed economicità, per non parlare dell’aspetto democratico all’interno dei corpi, che solo nella P.S. ha visto un'evoluzione che ha comportato la smilitarizzazione e la presenza di sindacati.

Sarà indubbio che ogni corpo di polizia vorrà far parte delle nuove Guardie di Frontiera Europee, perché sarebbe l’occasione per accedere a finanziamenti, ammodernamenti di mezzi e tecnologie, ad aumenti di personale con l’ampliamento di organici, specialmente a livelli superiori, che garantirebbero carriere più veloci con tutti i privilegi connessi.

Ci saranno così la solita Italia con P.S., Carabinieri, G.di F., per limitare il campo, farsi la guerra in nome di vecchie tradizioni, di presunti risultati operativi che non impediscono stragi di innocenti e di bambini, donne, uomini che sono alla ricerca di democrazia, libertà, lavoro, benessere e un futuro più sereno.

Si è vista una guerra burocratica fra G.di F. e Corpo Forestale dello Stato per una semplice sfumatura di grigio-verde, figuriamoci questa nuova circostanza.

Questa mancata modernizzazione delle istituzioni a livello di polizie, crea problemi con gli altri paesi comunitari, che a livello di polizia di confine hanno un solo corpo di polizia doganale.

Basti esaminare la situazione ai confini con la Francia o la Svizzera, che mostrano una efficienza indiscutibile, avendo un solo corpo doganale, anche perché hanno direttive politiche chiare.

In questo quadro, se ci soffermiamo sulla Guardia di Finanza avremo un quadro che ci lascia perplessi.

É una polizia doganale, una polizia per l’ordine pubblico, una polizia giudiziaria, una polizia fiscale, una polizia valutaria, una polizia per il recupero artistico, e non finiremmo qui le enunciazioni, ma, ciliegina sulla torta, è anche un corpo militare appartenente alle FF.AA., con un esercito di generali di tutti i livelli e gradi.

Questa nuova occasione potrebbe servire per richiedere aumenti di organico ed il titolo di 5^ Forza Armata dello Stato, per non essere di meno dei gloriosi Carabinieri.

Viva L’Italia!
 

Dott. Carmine Buffone 

Ex cap.O.A.della G.di F. congedatosi a domanda per amore della libertà

Ex vice direttore dogana Ponte Chiasso-Como

Ex direttore tributario ufficio II.DD. di Cantù e Firenze

giovedì 7 gennaio 2016

Amianto, Torino: scoperte 240 tonnellate di amianto nella zona industriale di Borgaro

(G.T.) A Borgaro Torinese, come informa l'edizione torinese de la Repubblica, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza 240 tonnellate di amianto abbandonato in un sito industriale (qui). Sotto la foto, un commento tratto dal profilo facebook del Movimento dei Finanzieri democratici (Redazione Movimento)

 
 Torino, 240 tonnellate di rifiuti pericolosi abbandonati in una ex rilegatoria
 (foto tratta dal sito torino.Repubblica)



""A MENO CHE LA FOTO NON E' DI REPERTORIO, MA SEMBRA DI POTERLO ESCLUDERE VISTO CHE DI QUESTA FABBRICA NON ESISTE "UN CLONE", ANCORA UNA VOLTA - COME SI VEDE CHIARAMENTE DALLE IMMAGINI - I FINANZIERI CHE OPERANO LO FANNO SENZA ALCUNA PROTEZIONE, OVVERO SENZA LE PREVISTE TUTE, MASCHERINE E GUANTI.

SIAMO ALLE SOLITE.

POI, I VARI COMANDI DELLA GUARDIA DI FINANZA, QUANDO I FINANZIERI CHIEDONO IL RICONOSCIMENTO DELL'ESPOSIZIONE, NEGANO PERSINO IL PREVISTO RILASCIO DEL CURRICULUM LAVORATIVO.""

Amianto, Avellino: all'Isochimica la Procura ipotizza l'omessa bonifica

(G.T.)"Isochimica: a processo anche l’omessa bonifica? Per la Procura “i tempi sono maturi”, così titola un post del sito d'informazione della zona irpina, "Il Ciriaco" (qui per leggere la notizia).

Di seguito il commento apparso sul profilo facebook del Movimento dei Finanzieri democratici  (qui):
 
""OMESSA BONIFICA, UNA FATTISPECIE CHE FA SUBITO PENSARE AGLI EDIFICI PUBBLICI, AI TANTI EDIFICI PUBBLICI ED ALLE NUMEROSE CASERME CHE, A PARTIRE DAL 1992, DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 257, SONO STATI BONIFICATI CON RITARDO NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI E MAI BONIFICATI IN ALCUNI CASI.

RICORDIAMO SOLO DUE ASPETTI GIURIDICI: LA RESPONSABILITA' PENALE E' SEMPRE PERSONALE; L'AZIONE PENALE DA PARTE DELLA MAGISTRATURA E' OBBLIGATORIA IN CASO DI IPOTESI DI NOTIZIA DI REATO.""

martedì 5 gennaio 2016

"INPS e Governo contro i pensionati", di Lorenzo Lorusso


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L’Italia è il Paese dei furbetti e, tra questi, possiamo sicuramente annoverare chi ci ha governato in questi ultimi anni ma anche dei super pagati funzionari di Stato, che, credendo di gestire la Nazione come se fosse un’azienda, si sentono molto manager a discapito di chi sopravvive con la pensione.

Tito Boeri, subentrato alla presidenza dell‘INPS dopo le forzate dimissioni di Mastrapasqua (pare avesse altri 24 incarichi oltre a quello di presidente dell’Ente), ha subito esordito con un cambiamento che è stato fatto passare come conveniente per i pensionati: anziché erogare le pensioni il 16 di ogni mese queste sono state accreditate ogni primo del mese. E, come avviene con quasi ogni normativa che si rispetti, fatta la legge trovato l’”inganno”. Con il precedente sistema di erogazione se il giorno 16 cadeva di sabato al pensionato veniva accreditata la pensione il 15, addirittura il 14 se il 16 cadeva di domenica. Ora, invece, non solo non si va più dietro di uno o due giorni ma si va sempre in avanti e, come nel caso in specie, relativo al gennaio 2016, si arriva addirittura ad una erogazione che viene trascinata di forza fino al giorno 5. E, se a qualcuno fosse sfuggito, ricordiamo che il primo giorno di ogni mese, nell’arco dell’anno solare, molto spesso è festivo, tra questi sicuramente – e per sempre – il primo gennaio, il primo maggio ed il primo novembre, più gli altri che capitano a rotazione.

Questo è il ritornello che, molti pensionati, hanno trovato scritto la mattina del 4 gennaio 2016 sul loro conto corrente online: «Ti avvisiamo che l’INPS ha disposto i pagamenti per le pensioni di gennaio il giorno 5 anziché il giorno 4, si allega il testo del Decreto Legge 21 maggio 2015 , nr. 65, articolo 6». Orbene, tutto ciò, qualora vi fosse stato qualche dubbio, conferma che il Governo Renzi è complice dell’INPS e di questo stato di cose, in considerazione del fatto che i decreti legge li emana il governo e non certo l’ente previdenziale.

Quanto premesso dimostra anche che sulla scia della disastrosa riforma partorita da Monti e da Elsa Fornero questo governo sta perseverando, imperterrito, sulla stessa linea: colpire in ogni modo le pensioni ed i pensionati, specialmente quelli che non hanno neppure grandi possibilità di ricorrere, così come è successo con il cosiddetto “bonus” Renzi, fatto passare per regalo e non per una decurtazione, così come nella realtà è stato. Il governo sapeva che questi pensionati non avevano la stessa potenza di “fuoco giudiziario” che invece frapposero i pensionati d’oro quando fu chiesto loro un piccolo contributo di solidarietà pari al 3%. Un ente previdenziale ed un governo, quindi, forte con i poveri e debole con i ricchi, che, quest’anno, ha eliminato persino la tassa su yacht e panfili che superano i 14 metri di lunghezza.

Per le pensioni si parla spesso di speranza di vita, ma siamo davvero sicuri che chi ci governa non punti invece su una speranza di morte per i pensionati italiani? Se un pensionato qualunque fosse deceduto il primo gennaio 2016, non potendo intascare la sua pensione, agli eredi sarebbe andata una reversibilità del 60% mentre lo Stato avrebbe guadagnato ancora un 40% su quella pensione. 


Lorenzo Lorusso

lunedì 4 gennaio 2016

"La società triestina nella testimonianza di Gianni Ursini", in un libro di Maria Tolone


(G.T.) Maria Tolone (autrice, tra l'altro, di "Procreava senza l'autrorizzazione dei suoi superiori", Kappa Vu Edizioni, Udine 2013, la prima storia dei Finanzieri democratici)ha dato da poco alle stampe, con Gianni Ursini, il libro dal titolo: "La società triestina nella testimonianza di Gianni Ursini", Websterpress editore.

Di seguito, una scheda del testo:

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Maria Tolone, Gianni Ursini, "La società triestina nella testimonianza di Gianni Ursini", Websterpress, Borgoricco (PD), 2015.


«Questo testo è la testimonianza di Gianni Ursini su Trieste e sugli aspetti sia socio-economici sia politico-culturali che ne hanno caratterizzato il secondo dopoguerra. Appassionato fin da adolescente di cinema e di fantascienza, tanto da diventarne cultore e da essere definito da Giuseppe Lippi, attuale curatore di «Urania», il decano della fantascienza triestina, Gianni matura una curiosità intellettuale che trova origine nella sua famiglia, operaia e comunista, e lo porterà ad allacciare un ramificato rapporto con il territorio.

Il testo, partendo dalla famiglia Ursini, affronta il mondo del lavoro, in cui si trovano testimonianze straordinarie come quella dell’incauto ed involontario “espatrio clandestino”; quello della politica, in cui si palesa la specificità del territorio triestino rispetto al sentire nazionale, con approfondimenti come la percezione del tricolore; il recupero di figure femminili tra cui annoveriamo quella di Ondina Peteani o di autori travolti dalla storia come Angelo Cecchelin.
 
Il capitolo dedicato a Trieste è spettacolare, non solo per le immagini che lo corredano ma soprattutto per le tematiche affrontatevi. Dalle sue tradizioni alle atmosfere misteriose la città svelerà alcuni suoi segreti, gli stessi che hanno affascinato scrittori ed autori cinematografici, e che la pongono al centro dell’attenzione nazionale.

Tra i numerosi rapporti intessuti da Gianni Ursini, in campo culturale, il testo ne approfondisce quello con Luciano Comida: in tempi di comunicazione “liquida” l’autore ci fornisce la testimonianza di un confronto continuo, gioioso, ironico. Il corposo scambio di mail ne annovera ben 2.252 ma ne sono state scelte solo alcune, in grado di stimolare il lettore a valorizzare le proprie esperienze.

Il testo è corredato da numerose ed articolate fotografie, frutto della passione dell’autore per questo genere di comunicazione. Esse accompagnano il lettore in tutto il percorso, strumento per comprendere, attraverso il passato, quello che oggi è diventato il presente di altre generazioni. E come non commuoversi di fronte alla fontanella pubblica, con portasapone; alle fotografie di cinema, circoli e Case del Popolo che oggi non ci sono più; al ricordo di uomini che hanno lasciato una traccia indelebile di sé in questo territorio di frontiera.»


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La figura eclettica e scomoda del collezionista triestino Diego de Henriquez, in un libro di Cerceo, Cernigoi, Lorusso e Tolone


(G.T.) Sul finire del 2015 è uscito da Beit casa editrice di Trieste, il libro "Diego de Henriquez. Il testimone scomodo", scritto a quattro mani da Vincenzo Cerceo, Claudia Cernigoi, Luca Lorusso e Maria Tolone

Di seguito, una breve scheda pervenuta dagli autori:

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Vincenzo Cerceo, Claudia Cernigoi, Luca Lorusso, Maria Tolone, "Diego de Henriquez. Il testimone scomodo", Beit, Trieste, 2015.

«Il testo nasce dalla necessità di valorizzare la figura di Diego de Henriquez (Trieste, 20 febbraio 1909 – 2 maggio 1974), noto collezionista triestino ma soprattutto prezioso testimone del suo tempo. Lascia 313 diari manoscritti: una documentazione ancora inedita, che copre gli anni essenziali e drammatici di un trentennio di storia triestina, dal 1941 al 1974 e che in questo libro viene esplorata in dettaglio.


Spirito eclettico, dalle mille risorse, Henriquez ha dedicato la sua esistenza alla creazione di un Museo di Guerra per la Pace, ossimoro che si adatta all’intento del suo ideatore: distogliere il mondo dalla guerra, collezionandone gli strumenti di distruzione.


L’eccezionalità della vicenda di Henriquez ha ispirato scrittori come Veit Heinichen e Claudio Magris.»

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sabato 2 gennaio 2016

Il generale Adinolfi e l'ausiliaria

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Già da qualche giorno, il 29 dicembre, il generale Michele Adinolfi non è più il comandante in Seconda della Guardia di Finanza, avendo lasciato il servizio attivo. Gli succede il generale di Corpo d'Armata Giorgio Toschi (qui)

Abbiamo parlato spesso, su questo blog, del generale Adinolfi: cliccando qui si può accedere ai post in cui viene citato. 

In un articolo pubblicato sul sito de Il Fatto Quotidiano del 29 dicembre scorso, firmato da qui.

Gaetano Toro 

Guardia di Finanza: sul privilegio degli alloggi di servizio per gli ufficiali

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Alloggi di servizio e Guardia di Finanza

Il problema degli alloggi di servizio, per gli ufficiali naturalmente, visto che i finanzieri pagano anche il posto letto in caserma, è sempre stato presente, nella Guardia di Finanza, dando luogo, a volte, a situazioni degne di nota. Basti dire, ad esempio, che, ad inizio degli anni Ottanta, a Napoli, un generale ivi di servizio era riuscito a tenere occupati, per sé e per i suoi familiari, ben tre alloggi di servizio, uno in quella città ed altri due in altre città dove aveva in precedenza operato ma non aveva mollato l’ultimo appartamento di cui era in possesso. A parte i casi limite come questo, pare che, a Trieste, il vecchio problema si stia riproponendo. Un ufficiale che, da tempo ormai, ha lasciato questa sede, ha regolarmente conservato l’alloggio di servizio su proroga, e pare che questa “prorogatio” vada davvero per le lunghe, se è vero, e noi spereremmo di avere avuto notizie inesatte, che anche per il 2016 potrà usufruirne. Se davvero è così, c’è solo da augurarsi che le motivazioni siano attuali, profonde e stringenti. Ma perché poi il pubblico erario deve farsi carico anche degli alloggi per del personale che in effetti percepisce ottime entrate? Solo i redditi bassi devono sacrificarsi?

Vincenzo Cerceo



Privilegi di casta per gli ufficiali delle Forze di Polizia

Chi non ha dimestichezza in tema di Forze Armate e Forze di Polizia potrebbe erroneamente pensare che, quando si discute di alloggi di servizio, si faccia riferimento al cosiddetto posto letto od a qualche monolocale concesso in comodato d’uso gratuito. Niente di tutto questo, gli appartamenti consegnati a generali e colonnelli, spesso per pochi spiccioli, sono simili a quelli detenuti dal cardinale Bertone e da altri altissimi prelati. Appartamenti lussuosi che, recentemente, sono stati criticati persino dal Papa e tanto hanno fatto discutere i mass media. A Trieste, poi, i vertici della Guardia di Finanza sono stati particolarmente generosi nel concedere ai generali – anche se a volte non coniugati o con la moglie in altra sede – un intero piano di un lussuoso palazzo ubicato nel pieno centro cittadino. Come se non bastasse anche dei colonnelli e tenenti colonnelli trovano sistemazione, meno lussuosa ma sicuramente non meno comoda ed ampia del loro diretto superiore in grado, presso il Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo giuliano. Tra questi, in passato, anche un colonnello in pensione ottenne una proroga. Tutto regolare, ma sempre di privilegi di casta si tratta visto che ad usufruirne non sono i sottopagati finanzieri (circa 1.400 euro di stipendio al mese) bensì degli alti ufficiali con dei stipendi che variano dai 4.000 agli 8.000 euro mensili, se includiamo anche gli straordinari e tutti gli altri benefit che gli sono stati concessi da governi troppo severi con i pensionati al minimo ed i lavoratori dipendenti ma generosi con le potentissime caste degli ufficiali. Del resto i governi che si sono succeduti in Italia dal dopoguerra ad oggi hanno voluto tenersi buoni quei generali che poi, guarda caso, una volta prossimi alla pensione, finiscono persino con il dirigere i servizi segreti. A pagare, come sempre accade, sono i piccoli contribuenti che si vedono aumentare tariffe, tasse ed imposte anche da quei governi che fanno finta di abbassarle quando si avvicinano le scadenze elettorali.

Lorenzo Lorusso
presidente naz. dei Finanzieri Democratici
(per la sindacalizzazione e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza)