lunedì 19 dicembre 2016

Dal 1° gennaio 2017, la GdF avrà competenza esclusiva sul mare

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Dal 1° gennaio 2017, per effetto di uno dei decreti attuativi della cd. "legge Madia" di riforma della PA, la Guardia di Finanza avrà la competenza eslcusiva in materia di sicurezza marittima, "fatte salve" le competenze attribuite dalla legislazione vigente alle Capitanerie di porto - Guardia costiera (art. 2 del dlgs n. 177/2016). A ricordarcelo un articolo apparso sul sito del Sole 24 Ore, di cronaca della presentazione del nuovo calendario storico della GdF, dedicato, appunto, al servizio aeronavale del Corpo. In ragione dell'attribuzione alle Fiamme gialle delle competenze in mare, vengono soppressi i servizi navali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria.

Quella della competenza in materia di polizia marittima è un argomento annoso e complesso: alla presenza in mare della Guardia di Finanza per lo svolgimento dei compiti di polizia economico-finanziaria (contrasto al contrabbando), la riforma aggiunge la competenza esclusiva in materia di sicurezza. É vero che in questo modo vengono soppresse le competenze degli altri organi di polizia, realizzando un'oggettiva razionalizzazione, ma è anche vero, dall'altro lato, che alla stessa GdF venga attribuita una funzione che ancora una volta la distanzia da ciò che dovrebbe essere la sua "missione", vale a dire quella di essere principalmente una polizia economico-finanziaria. Ma questo, ci rendiamo conto, sarebbe argomento di una riforma radicale del Corpo.

Gaetano Toro

Prima esercitazione congiunta tra la Gdf e l'Aeronautica militare

Da Redazione Movimento - facebook:

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Prima esercitazione congiunta tra Aeronautica e Guardia di Finanza – Analisi Difesa

Spreco di denaro pubblico? Secondo noi si.

Un corpo di polizia economico-finanziaria che si esercita con l'aeronautica militare?

Gli evasori fiscali, secondo voi, si combattono con i cacciabombardieri f35?


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Valute e solidarietà tra colleghi

Per non dimenticare

Verso la fine degli anni Ottanta, svolgevo a Trieste, con il grado di tenente colonnello, l’incarico di aiutante maggiore presso il Comando della X Legione della Guardia di finanza. Una mattina, recatomi come al solito in ufficio, trovai tra la posta in arrivo un fonogramma, inviato da un reparto operativo che aveva sede, tra l’altro, nella stessa caserma, il quale comunicava quanto segue: la sera precedente, avevano effettuato il sequestro di alcune migliaia di banconote di una valuta decisamente inconsueta, Kwanzas angolani. Ora, tra i miei difetti, di cui forse si potrebbe anche fare a meno, c’è quello della numismatica. Sono collezionista di monete e banconote di tutto il mondo, ma non avevo mai visto quelle banconote dell’Angola. Spinto dalla curiosità, dunque, mi recai presso il reparto che aveva operato il sequestro e chiesi di vederle. Essendo il comandante, tra l’altro, mio collega di accademia e frequentatore di corsi nello stesso periodo in licenza, spiegai al tenente che lo sostituiva la mia passione collezionistica e lo stesso non trovò, ovviamente, nulla in contrario a mostrarmi il reperto. Dopo di che, gli chiesi se fosse stato possibile fare una fotocopia di una di quelle banconote che avrei comunque tenuto tra la mia raccolta. Non chiesi altro, ed il tenente, avendo capito a pieno la mia innocua motivazione, acconsentì di buon grado ed in cordialità.

Tornato nel mio ufficio, dopo qualche ora, ricevetti una telefonata dal capo ufficio operazioni, il quale mi comunicava quanto segue: il mio collega, che era come già detto in licenza, si era recato in ufficio di passaggio e, saputo della mia richiesta, aveva dato corso alla stesura di un rapporto penale di denuncia nei miei confronti, perché, a suo dire, avrei interferito nelle indagini che stavo conducendo ed avevo carpito dati segreti sottoposti a sequestro giudiziario. La mia pronta disponibilità a restituire la fotocopia della banconota, non fu presa in considerazione.

Mi recai, allora, nell’ufficio del generale comandante, ed esposi dettagliatamente il fatto, senza nulla tralasciare. Ricordo ancora come il generale mi ascoltava, tra il trasognato e lo sbalordito, del tutto incredulo che si potesse arrivare a tanto; quindi mi congedò assicurando che si sarebbe occupato della cosa. Dopo pochi minuti il collega dell’ufficio operazioni mi comunicò che il rapporto di denuncia nei miei confronti era stato distrutto per ordine preciso del generale e mi invitava a fare altrettanto con la fotocopia della banconota in mio possesso. “Non facciamo polveroni assurdi” mi fu riferito che erano state le parole del generale. Questo episodio può spiegare alcune cose: in primo luogo circa i rapporti tra gli ufficiali all’interno del Corpo, quindi circa i metodi di vero “filibustering” che si usavano verso chi solo parlava di riforma del Corpo, alla luce del sole e nell’ambito della più stretta legalità; era , in sostanza, la solita vecchia abitudine italiana di tentare di far fuori con un anomalo ricorso alla giustizia chi dissente politicamente dalla linea ufficiale dei gestori del potere; inoltre, lo ritengo uno spaccato psicologico da manuale sulle qualità umane di alcuni appartenenti al Corpo, almeno allora, l’oggi non mi interessa.

Il collega pensò di poter continuare a trattare ancora con me, ma io ritenni di dover da allora interrompere ogni rapporto personale con lui al di fuori di quelli meramente d’ufficio.

Per concludere ed a commento di questo particolare e certamente inconsueto episodio (per quanto a volte sia da criticare l’operato di chi opera nella Guardia di finanza, questo sicuramente è un caso limite) voglio citare quello che lessi, qualche tempo fa, in un vecchissimo romanzo degli anni Trenta: a volte ci si può trovare a combattere contro leoni anche se è probabile che se ne esca sconfitti, ma si può anche vincere; combattere contro i pidocchi è da evitare, sia perché la cosa comunque lascia umiliati, sia perché se ne esce sicuramente sconfitti. I pidocchi vincono sempre, appunto perché sono pidocchi.

Vincenzo Cerceo

sabato 10 dicembre 2016

Suicida un appuntato della GdF, i Finanzieri democratici si interrogano

Nuovo suicidio in Guardia di Finanza: appuntato scelto si spara alla testa. E' il secondo episodio in pochi giorni - dal sito "Sostenitori delle Forze dell'Ordine"

SOS SUICIDI NELLA GUARDIA DI FINANZA

Purtroppo è un fenomeno in forte ascesa, sembra quasi una sorta di epidemia, c'è un denominatore comune? Questo non possiamo affermarlo con certezza ma solo ipotizzarlo, anche se appare davvero strano che il tasso dei suicidi nell'ambito delle Forze di Polizia sia più alto della media nazionale. Non si tratta solo di un fatto statistico, di venali rivendicazioni economiche o di strumentalizzazioni. In un ambiente militare sembra più facile sprofondare nella sofferenza della depressione, del cosiddetto mal di vivere. Pretendiamo, pertanto, che gli organi preposti facciano i dovuti accertamenti ed approfondimenti sul fenomeno e, se necessario, che si crei una Commissione Parlamentare di Inchiesta. Ma confidiamo in primis nell'opera della Magistratura.

Lorenzo Lorusso - per la Segreteria Nazionale dei Finanzieri Democratici





sabato 26 novembre 2016

L’ex generale Manlio Guido, il sindacato ed i Finanzieri Democratici

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Sono trascorsi molti anni dall’episodio in argomento, tanto da farlo transitare nella storia della Guardia di Finanza, ma vorrei fare alcune osservazioni nel merito della vicenda già pubblicata dal Blog.
 
Si è parlato, nell’ambito dell’interrogazione parlamentare, pubblicata ora per allora, di un volantino diffuso – in maniera capillare – da alcuni militanti del Movimento dei Finanzieri Democratici (una associazione regolarmente costituitasi con atto detenuto dall’Ufficio del Registro di Trieste). All’epoca dei fatti stampato con il ciclostile e la carta del sindacato confederale CGIL, elemento questo che non poteva certo sfuggire ad un abile e corretto investigatore. Ma poi, di quali investigazioni vogliamo parlare se i contenuti del volantino erano, senza ombra di dubbio alcuno, del tutto pacifici, di natura sindacale e non oggetto di notizie di reato? Questo, si badi bene, non lo diciamo noi che siamo di parte ma lo ha scritto la Magistratura nell’ambito della procedura di archiviazione. Persino il Colonnello Furio Sanzin, che era stato incaricato dallo stesso Guido per effettuare delle indagini, è arrivato alle medesime conclusioni dei magistrati inquirenti: una sorta di falsa notitia criminis, quella che in gergo giornalistico viene definita una bolla di sapone, una bufala. Probabilmente, anche uno studente al primo anno di giurisprudenza oppure un aspirante finanziere si sarebbe accorto che in quel volantino non vi era alcun contenuto sovversivo, tale da farlo ritenere stampa clandestina. Allora, seguendo quel metodo, anche quei milioni di volantini pubblicitari che circolano nelle nostre cassette della posta potrebbero essere definite da qualche zelante generale come stampa clandestina? Suvvia! Se Manlio Guido fosse stato più attento sarebbe risalito senza alcuno sforzo giudiziario ed investigativo alla paternità di quel volantino. Ma, ripetiamo, anche se avesse individuato subito gli autori cosa avrebbe fatto, li avrebbe sculacciati perché non ne condivideva il contenuto? In un Paese serio e democratico queste cose non dovrebbero accadere, uno spreco di risorse economiche e di energie investite nel nulla. Peccato che, all'epoca, la Corte dei Conti non si sia accorta di questi sprechi.
 
Guido, però, non contento di questa figuraccia inviò un’altra denuncia alla Procura Militare di Padova, per un presunto quanto improbabile furto militare: una comunicazione in fotocopia (una sorta di circolare) dalla quale era stata forse tratta un’altra fotocopia, che riguardava gli organismi di rappresentanza militare (pseudo sindacato), quindi di natura non riservata  ma decisamente pubblica. Insomma, un qualcosa che doveva essere diffuso divenne oggetto di un’ulteriore denuncia con delle ipotesi di reato del tutto fantasiose. Anche qui venne posta in essere una prevedibile archiviazione – con la formula perché il fatto non sussiste –  da parte della Procura Militare di Padova.
 
Sono trascorsi anni ed ormai sono episodi che fanno parte della storia della Guardia di Finanza, una storia dalle tinte grigie, ma sarebbe stato bello ed anche opportuno che Manlio Guido si fosse almeno scusato con i diretti interessati delle due vicende.
 
Lorenzo Lorusso – presidente naz. dei Finanzieri Democratici

martedì 22 novembre 2016

L'ex generale Manlio Guido e i Finanzieri democratici


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11881 presentata da REALE ITALO ALDO (PROG.FEDER.) in data 19950711

L'interrogazione parlamentare, come si evince dallo stesso testo scritto dal deputato, riguarda l'ex generale della Guardia di Finanza Manlio Guido (per chi non lo conoscesse Guido è il cognome). Questo ex ufficiale del Corpo comandò la Zona di Trieste (attuale comando regionale) a metà degli anni Novanta. Guido si distinse per un feroce quanto immotivato e del tutto personale attacco ai Finanzieri Democratici, dimostrando, tra l'altro, apertamente rancore (così come emerge anche dall'interrogazione parlamentare) nei confronti di quegli ufficiali che si erano rifiutati di perseguitare senza alcun motivo il Movimento dei Finanzieri Democratici.

Guido, nonostante i fatti dimostrarono chiaramente che aveva torto riguardo ai Finanzieri Democratici, non chiese mai scusa. 

La C.G.I.L., che all'epoca dei fatti aveva promosso quel volantino di cui era ben certa la paternità, si irritò molto nei confronti di Manlio Guido. Per la cronaca, successivamente, il generale che continuò imperterrito nell'invio di denunce prive di fondamento alla Procura Militare di Padova, fu sconfessato dalla stessa Procura che archiviò quei fascicoli. Non contento, Giuido tentò anche di trasferire qualche finanziere che riteneva a capo del Movimento dei Finanzieri Democratici ma non ci riuscì. Tanto accanimento per cosa? Bisognerebbe chiederlo all'attuale pensionato Manlio Guido, ma visto che la storia, e non solo la Magistratura, diede ragione al Movimento, non ci preoccuperemo di farlo. Tanto, quello che direbbe l'ex generale poco ci riguarda, poco ci interessa. 

La Segreteria Nazionale dei Finanzieri Democratici.

lunedì 21 novembre 2016

Sul grado di fedeltà fiscale degli amministratori di condominio

(g.t.) Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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Guardia di finanza: "Sede all'estero per evadere 9 milioni di euro: amministratore triestino indagato dalla Finanza"

Molti si stanno chiedendo: quando scatteranno dei controlli accurati anche per gli amministratori degli stabili? Ce ne sono tanti e quasi tutti ricchi a giudicare dalle apparenze, eppure le loro parcelle sembrano essere apparentemente basse. Sarà forse la cresta alle spese di cancelleria o ad altri capitoli di spesa ad arricchire questi signori? Forse un accurato controllo ai conti bancari ed alle proprietà di questi signori potrebbe dirimere qualche dubbio al proposito. 

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sabato 15 ottobre 2016

Suicida un finanziere in servizio a L'Aquila

(g.t.) Il 13 ottobre scorso un militare della Guardia di Finanza in servizio presso la Scuola Ispettori de L'Aquila, si è tolto la vita (qui dal sitoabruzzoweb.it). Ignote, al momento, le motivazioni del tragico gesto. 

martedì 4 ottobre 2016

Il gip di Napoli respinge la richiesta di interdizione dai pubblici uffici per il generale GdF Mango

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(g.t.) Dal sito intelligonews.it:
 
"Il Gip di Napoli Claudio Marcopido ha respinto la richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura nei confronti del generale della Guardia di Finanza Giuseppe Mango, comandante interregionale dell’Italia Nord Orientale" (per i particolari, qui).
 
Qui un post sulla vicenda del generale Mango, da questo blog.

domenica 2 ottobre 2016

Antisemitismo delle Fiamme Gialle

I presenti dati sono tratti dal libro di Simon Levis Sullam: "I carnefici italiani", (Feltrinelli, 2015) :
 
nel 1943, nella zona confinaria di Como, il primo arresto di un ebreo da parte della polizia italiana di Salò avvenne l’11 ottobre e fu compiuto dalla Guardia di Finanza, che raggiunse Renzo Coen Beninfante, musicista trentaquattrenne anconetano, sorpreso a Dumenza, nel luinese. Il fratello di questi, fu arrestato in altra località sul Lago Maggiore, ed un terzo fratello fu preso a Roma. Deportati ad Auschwitz nessuno farà ritorno.

Altra testimonianza della stessa fonte: “mia madre pagò alla guida 10000 lire a persona. Mentre camminavamo verso il confine, le guide si misero a lanciare dei fischi, come dei segnali. Sopraggiunsero dei soldati e fummo arrestati. Le guide si intrattennero amichevolmente con le Guardie di Finanza (che ci avevano arrestato). Alla mattina ci consegnarono ai tedeschi.
 
Altra testimonianza: “le guardie di finanza incaricate nel servizio di vigilanza alla frontiera, mediante lauti compensi, abbandonavano i loro posti di servizio all’atto in cui gli espatriandi attraversavano il confine”.

Un processo del dopoguerra, presso la Corte d’Assise di Varese, confermò l’esistenza di un fatto criminoso tra basisti, guide o passatori e guardie confinarie (leggasi GdF) che aveva condotto al tradimento e all’arresto di una sessantina di ebrei, di cui solo tre sarebbero sopravvissuti alla deportazione.

Vincenzo Cerceo

lunedì 26 settembre 2016

L'ordinario militare alla festa di san Matteo: "l'uomo di legge deve per primo rispettare la legalità"

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(g.t.) Rivolgendosi ai finanzieri nel corso dell'omelia tenuta in occasione della messa per la ricorrenza di san Matteo - patrono della Guardia di Finanza -, l'ordinario militare, mons. Santo Marcianò, ha detto:

«Il vostro è servizio alla gente comune, ai cittadini che da voi si sentono protetti; e se l'invito alla legalità è rivolto a costoro, prima di tutto riguarda l'uomo di legge. Per servire veramente gli altri, bisogna essere al loro livello; bisogna che ci sentiamo cittadini per servire i cittadini, che ci sentiamo popolo per servire il popolo. Questo significa anche seguire le leggi, che hanno un grande valore pedagogico: essere uomini di legge significa testimoniarlo ogni giorno, nel servizio pubblico come nella vita personale e familiare»

Qui  da agensir.it 

lunedì 19 settembre 2016

Guardia di Finanza: il generale Mango indagato dalla Procura di Napoli

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(g.t.) Gli organi d'informazione hanno dato nei giorni scorsi la notizia che il generale di corpo d'armata della Guardia di Finanza, Giuseppe Mango, risulterebbe indagato dalla Procura della Repubblica di Napoli per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio. L'alto ufficiale, secondo quanto riporta il sito del Corriere della Sera, «avrebbe rivelato ad un avvocato suo amico l’esistenza di un’indagine su una presunta attività di riciclaggio in cui sono coinvolti imprenditori e commercialisti» (qui, per leggere l'articolo di Fiorenza Sarzanini dal sito Corriere.it). Il generale Mango, che verrà interrogato nel corso della settimana,  è attualmente comandante interregionale per l'Italia Nord-orientale. 

giovedì 15 settembre 2016

Guardia di Finanza: richiamo a quali tradizioni? É l'ora dei distinguo

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(Prima pagina de "Il Resto del Carlino" del 7 aprile 1941)

Il Museo Storico della Guardia di Finanza, sede dei cimeli e dei valori tradizionali del Corpo, su nostra richiesta ha fatto pervenire copie di alcuni numeri del “Il Finanziere”, pubblicazione ufficiale della Guardia di Finanza gestita e diretta da ufficiali del Corpo sotto la supervisione del suo Comando Generale.

Fra i numeri pervenuti spicca il nr. 6 del 4/2/1939 che alla pagina 4 riporta due articoli che hanno attirato la nostra attenzione per il loro contenuto.

Iniziamo con l’articolo dal titolo:

ANCORA CENTO GIORNI!...La tradizionale festa militare della Nostra Accademia”

Si tratta di una esibizione di saggio ginnico apparentemente più spettacolare che di vero valore sportivo e militare fatto più di scenografia e di musiche militari.

Gli allievi sfilano in parata accompagnati da musiche di marce militari suonate dalla banda del Corpo. Seguono poi prove di salto mortale alla cavalletta, finti scontri di judo di difesa, lanci nel vuoto da torri, discese in corda doppia su pareti. Nel 1939 si svolgevano pertanto queste esercitazioni che a detta dell’articolista anonimo avevano lo scopo di “sottolineare il significato guerriero degli allievi“ che dovevano dar “prova di rara maestria e scioltezza di movimenti accompagnati ad una vigoria ed una disciplina veramente entusiasmanti”.

All’epoca poi si usavano esibire ”scariche di Moschetti quasi a sottolineare il significato guerriero” ed a noi piace aggiungere secondo il dettame fascista di “libro e moschetto”, novello indirizzo culturale del Duce che voleva forgiare il popolo italiano come tutti guerrieri fieri, figuriamoci i militari di carriera.

L’articolo poi retoricamente sottolinea che alla sfilata partecipava “la Bandiera che l’Accademia conserva con geloso senso di orgoglio sempre ricordando che Essa le venne consegnata di Sua mano dal Duce, fondatore dell’Impero”:

Il cronista dell’epoca si sofferma sui “Volti di quei cento giovani “che avevano “tutti la sagoma quadrata e vigorosa del tempo di Mussolini”.

L’articolo termina col riportare la conclusione della giornata con ballo ed anche in quella occasione “gli allievi hanno dimostrato di sapersi distinguere anche nel ballo oltre che nello studio e nello sport”.

Che dire o aggiungere a tanta cronaca retorica, a tanto servilismo delle gerarchie militari nei confronti del Fascismo?

La stessa procedura, la stessa retorica nei discorsi è continuata nel tempo. Cambia qualche dettaglio. Gli allievi non cantano più l’Inno dei ”Gufini”, le marce non sono più a passo romano, le musiche della banda suonano ritmi diversi ma sempre militareschi, non si sparano più colpi di moschetto, perché ora ci sono esibizioni più spettacolari con interventi di elicotteri e così via. Tutto però è improntato al richiamo di antichi valori alla tradizione militare, ed allora ci chiediamo: a quali tradizioni? E inoltre: sono incluse anche quelle del 1939?


Del resto le tradizioni militaresche richiamate nelle varie occasioni vanno in modo particolare alla guerra 1940-1943, alle operazioni in Jugoslavia, dove il Corpo operò attivamente in quella guerra fascista di aggressione voluta dal Duce e per nulla contestata o sconsigliata dai vertici militari, dal Comando Generale della Guardia di Finanza, consapevoli della impreparazione militare del paese ma tutti attratti dal miraggio di una facile vittoria, dal miraggio delle loro carriere senza per nulla valutare il sacrificio umano di tanti finanzieri mandati allo sbaraglio perché privi di vere motivazioni morali, civili e militari per non parlare dell’equipaggiamento di guerra.

Nel 1939 gli allievi di allora avevano il profilo dei loro volti con la sagoma quadrata del Duce ed ora secondo tradizione saremmo curiosi di sapere quale sagoma quadrata hanno acquisito nel tempo.

Forse quella dello scomparso on. Aldo Moro, allora presidente del consiglio, quando nel 1967 assistette alla ripetizione del saggio "Mak p 100" in suo onore, senza ragione se non per puro servilismo all’allora potere democristiano o quello più recente di un novello ducetto quale quello dell'attuale presidente del consiglio Matteo Renzi?

La storia nel bene o nel male è un continuo ripetersi e la storia dell’Accademia non può certo sottrarsi a questo ciclo.

Ma veniamo alla seconda parte della pagina 4 del Finanziere del 4/2/1939.

Se fino ad ora abbiamo potuto affrontare il precedente articolo anche con un po’di ironia, quello che abbiamo letto successivamente è di una scandalosa, inaccettabile argomentazione che emerge e che sottolinea ancora di più il servilismo militare al potere di turno.

Il criminale articolo che citiamo ha il titolo:
LE FIAMME GIALLE SONO TUTTE ARIANE”

Ed ancora più grave il sottotitolo in caratteri più risaltanti:
I GIUDEI PREFERISCONO FARE I CONTRABBANDIERI”

Il testo dell’articolo in effetti per la sua gran parte si limita e si sofferma nell’esposizione delle disposizioni di legge relative al collocamento in congedo assoluto ed al trattamento di quiescenza del personale militare delle Forze Armate dello Stato di razza ebraica, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6/2/1939secondo il R.D.L..

L’articolo sottolinea come le disposizioni fossero estese al personale militare anche della G. di F. di qualsiasi grado, e si gloria di aver riprodotto le disposizioni “di questo importante decreto per la difesa della razza“ e conclude sottolineando: “che dobbiamo aggiungere che non ci risulta vi sia fra i finanzieri in servizio attivo alcun appartenente alla razza ebraica”.

Orbene, se possiamo giustificare, dati i tempi e la natura del giornale, il fatto che sia stato riportato il testo di un odioso e scellerato R.D.L. sulla razza, quello che troviamo scandaloso e inaccettabile sono sia il titolo e sottotitolo dell’articolo sia la sua conclusione. Vorrei che fosse spiegato, e non solo a me, come nascono il titolo e il sottotitolo dal momento che nell’articolo non viene citato alcun episodio di contrabbando che avesse visto la presenza di ebrei. Sappiamo per certo che negli anni passati, a quei tempi, il contrabbando veniva principalmente operato nelle zone di confine alpino ed elvetico. I contrabbandieri, i così detti "spalloni", erano abitanti di quelle valli di confine dove la presenza ebraica era rarissima e pertanto l’accostamento non ha ragion d’essere. Dichiarare arbitrariamente che i "giudei", termine usato in senso dispregiativo, avessero preferito fare contrabbando è una dichiarazione di razzismo estremo che si aggiunge all’infamia delle disposizioni di legge sulla difesa della razza così detta ariana. Sottolineare poi che: “Le Fiamme Gialle sono tutte Ariane” è una affermazione di servilismo verso il fascismo che con le leggi razziali voleva ancora una volta sottolineare la vicinanza del regime al Nazismo ed alle sue folli ideologie.

A questo punto ci piacerebbe sapere ed approfondire quali disposizioni e circolari interne furono emanate in attuazioni delle leggi razziali, quali risultati di servizio furono ottenuti in questa materia, ed ancora di più come operò la G.di F. che aderì alla Repubblica Sociale di Salò.

Vorremmo sapere il nome, cognome e grado di questo prode guerriero dalle alte virtù militari scrivano del Comando Generale che scrisse l’infamante articolo, vorremmo sapere la sua carriera come pure quella degli ufficiali che aderirono pienamente a questa follia. 

Siamo certi che abbiano continuato serenamente le loro carriere riciclandosi tempestivamente ai nuovi tempi che sopraggiunsero alla disfatta morale e militare del nostro paese con la sconfitta. Del resto abbiamo avuto esempi recenti di questi camaleonti del carrierismo. Ci piace ricordare lo scandalo della P2, dove emersero dagli elenchi i nomi di vari ufficiali del Corpo di alto grado e per questi non ci sono state epurazioni né provvedimenti di altra natura ed hanno continuato, secondo tradizione, le loro carriere.

Ci chiediamo: nelle manifestazioni pubbliche, o in quelle interne, il Comando Generale ha mai fatto un mea culpa su questo tragico evento, si è mai assunto la sua parte di responsabilità? Si fanno sempre retorici discorsi, continui richiami alle tradizioni, ai valori del passato e del presente senza distinzioni, al senso del dovere e dell’ubbidienza senza distinguo, ma sull'antisemitismo, la discriminazione della razza ebraica, l’esaltazione della razza ariana, si è mai detto qualcosa di definitivo? Se ciò non fosse avvenuto, sarebbe troppo facile e comodo far finta di niente e sorvolare sul proprio infame passato. Perché ci sono i valori della tradizione che devono e sono intoccabili, o no?...

Dott. Carmine Buffone
ex cap.O.A.della G.di F., congedatosi a domanda per amore dei valori costituzionali.

mercoledì 14 settembre 2016

All'Italia il record europeo di evasione Iva e (forse) quello del numero dei generali della Guardia di Finanza o corpi similari

(g.t.) Dal profilo facebook Redazione Movimento:

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All’Italia il record europeo di evasione Iva - La Stampa


Evidentemente qualcosa non funziona nell'apparato fiscale italiano, è mai possibile che l'Agenzia delle Entrate ed i ben 104 generali della Guardia di Finanza non sappiano controllare questo fenomeno?

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Guardia di Finanza: esclusa dal concorso perché incinta

Dal sito grnet.it, la notizia:

Esclusa dal concorso in Finanza perché incinta. Giovane soldatessa ricorre al TAR.

Questo il commento apparso sul profilo facebook di Alberto Rossi:

«Guardia di Finanza, anche lo stato di gravidanza diventa un problema. C'era proprio bisogno di una ulteriore visita medica? Il fatto che l'aspirante finanziera facesse parte dell'esercito non ha rappresentato un motivo di garanzia dal punto di vista della buona salute? Oppure le arruolate nella Guardia di finanza devono essere delle Rambo, fisicamente diverse dalle donne che lavorano negli altri Corpi di polizia?»

 

 


lunedì 12 settembre 2016

Carmine Buffone: "le note caratteristiche come strumento di controllo dello spirito critico"

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(g.t.) In merito alla lettera aperta di Vincenzo Cerceo al ministro dell'Economia e delle finanze (qui), riportiamo un commento di Carmine Buffone:

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Caro Vincenzo noi sappiamo bene come funzionavano le nostre note caratteristiche.
Erano per distruggere il nostro spirito critico perché avremmo voluto una G.di F. più rispondente alle necessità fiscali del paese. Siamo sopravvissuti lo stesso alla loro arroganza e possiamo essere fieri della nostra libertà di pensiero.
Un abbraccio,
Carmine Buffone, ex cap.O.A. della G.di F., congedatosi a domanda per amore delle libertà costituzionali.

P.S.
Sempre in tema di note caratteristiche mi piace ricordare un episodio capitato al secondo anno di Accademia da S.tenenti. Il prode feroce Saladino, di cui non ricordo il cognome, Ten Colonnello titolare di Scuola di Guerra, in aula chiamò sia me che te, Vincenzo, la vergogna del Corpo. La causa di questo nefando giudizio scaturiva dal fatto che noi transitando di fronte alla allora caserma allievi finanzieri avevamo risposto al saluto del piantone non con la dovuta energia non avendo battuto il palmo della mano sulla coscia, suono che il prode ufficiale non aveva potuto percepire dalla finestra del suo alloggio di servizio, essendo affacciato evidentemente a controllare i passanti militari.
Non avevamo per lui sufficienti virtù militari.
Mi immagino ancora come saremmo stati fucilati se non avessimo risposto al saluto del piantone.
Meglio ridere che piangere...
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sabato 10 settembre 2016

"Note caratteristiche" e comportamenti illegali: una lettera aperta di Vincenzo Cerceo al ministro dell'Economia

 
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Il problema della corruzione o della concussione (presunte o reali che siano, anche se in alcuni casi purtroppo concrete) all'interno del corpo delle Fiamme gialle è stato molto sentito negli ultimi anni ed è stato argomento di discussione sui maggiori quotidiani nazionali. Questo fenomeno va di pari passo con le valutazioni di merito degli ufficiali, le cosiddette "note caratteristiche di valutazione", a volte troppo generose con alcuni gradi apicali e con personaggi che poi si sono rivelati per nulla meritevoli.

Il colonnello in riserva della guardia di finanza ha ritenuto, pertanto, scrivere una lettera aperta al ministro dell'economia e delle finanze.
L.L.

Eccola:


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Lettera aperta al Sig. Ministro dell’Economia

Sig. Ministro, scuserà l’ardire, ma, essendo la S.V. anche, almeno formalmente, comandante supremo del Corpo della Guardia di Finanza, come politica ha, da quel punto di vista, l’onere della spiegazione verso i cittadini di quanto accade tra le mura che ospitano le Fiamme Gialle d’Italia, che, tra l’altro, come è noto non solo da ora, costano al pubblico erario più di quanto, in ultima istanza concreta, contribuiscono a fare entrare nelle non proprio floride (lo dicono tutti i Suoi colleghi economisti) casse dello Stato. Dunque: non Le sarà sfuggito che, a volte, appartenenti al Corpo cadono, come si suol dire, in tentazione, fino a diventare ospiti delle patrie galere, né gli alti ed altissimi gradi sono esenti del tutto da simile pecca. Non è una polemica, mi creda, ma pura constatazione di una spiacevole realtà. Chi, come il sottoscritto, ha prestato quasi un trentennio nel Corpo, avviato ormai alla fase conclusiva che il tempo concede a tutti i viventi, una sincera aspirazione avrebbe: che almeno gli alti gradi del Corpo, nei cui ruoli della riserva sono ancora compreso, non finissero più in galera, per il buon nome del Corpo, ma, vorrà scusare il mio pessimismo di fondo, ho bisogno di fortissime risorse di pensiero positivo per potere credere che questo mio sogno si trasformerà in realtà. Mai disperare comunque; come cittadino italiano riconfermo la mia fiducia nelle Fiamme Gialle. Tornando a noi, e scusandomi della digressione, i “boatos” che sorgono inevitabilmente dal fondo della massa viva delle Fiamme Gialle, hanno, di recente, fatto emergere un dato di questo genere: un altissimo grado del Corpo, arrestato e pesantemente condannato per cosa non di poco conto avrebbe avuto, pochi giorni prima dell’arresto, le ultime note caratteristiche a lui compilate, ovviamente dai vertici massimi del Corpo, dato il grado ricoperto allora dall’arrestato, con la seguente conclusione finale: eccellente- meritevole di lode. Dunque, nessuno si era accorto di nulla? Possibile? Il cittadino ha, in tal caso, il diritto a porsi una domanda: con quali criteri giudicano, ai vertici di questo Corpo? Come meravigliarsi, in mano a simili “valutatori” che l’Italia sia la patria riconosciuta a livello mondiale dell’evasione fiscale nonostante l’altissimo numero di operatori? Ciò premesso, una istanza mi permetto di rivolgerla alla SV: di tutti gli arrestati in Fiamme Gialle, negli ultimi anni, quali sono state le valutazioni caratteristiche prima dell’arresto? Quanti di essi sono stati giudicati eccellenti subito prima degli arresti stessi? Sarebbe un dato interessante da far conoscere, a titolo di trasparenza, ai cittadini. Il problema, Sig. Ministro, purtroppo è reale ed è uno di quei nodi cardine di una situazione che porta troppo di frequente, almeno fino ad ora, le Fiamme Gialle agli onori negativi della cronaca nera del Paese.

Vincenzo Cerceo - Colonnello (r) Guardia di Finanza

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mercoledì 7 settembre 2016

Per il Tar Piemonte un militare può essere iscritto ad un partito politico

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Dal profilo facebook Redazione Movimento:


TAR Piemonte: i militari possono svolgere attività politica. Illegittima la sanzione inflitta a un Carabiniere 

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C'ERA UN GIORNALISTA SICILIANO, CHE SCRIVEVA SU UN GIORNALE TRIESTINO, CHE SOSTENEVA L'ESATTO CONTRARIO. PECCATO CHE QUANDO, PERO', SI TRATTAVA DI COLONNELLI E GENERALI CHE FACEVANO POLITICA E SI CANDIDAVANO TACEVA ED OBBEDIVA PEDISSEQUAMENTE.

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Come si legge nello stralcio della motivazione del Tar Piemonte citata nell'articolo tratto dal sito grnet.it, l'illegittimità della sanzione comminata al sottufficiale dei Carabinieri per essere stato iscritto ad un partito politico (ricoprendone anche il ruolo di segretario), è basata sulla circostanza che il divieto posto a livello costituzionale (art. 98, 3° comma) non abbia mai trovato una sua traduzione legislativa, «né nella legge n. 382 del 1978 (recante “Norme di principio sulla disciplina militare”) né nel Regolamento di disciplina militare (approvato con d.P.R. n. 545 del 1986)». Sarà interessante seguire gli sviluppi della vicenda nell'eventuale giudizio di fronte al Consiglio di Stato

Gaetano Toro