domenica 29 novembre 2015

"Hai denunciato la presenza di amianto? Resta punito". Il caso di un sottufficiale della Guardia di Finanza

 

Segnalare alle pubbliche autorità (a partire dai propri superiori gerarchici) una situazione che nuoce alla salute dovrebbe essere meritorio, un motivo per riconoscere degnamente il gesto compiuto, o quantomeno per non subire l'esatto contrario di un premio, cioè una "punizione". Tempo fa, su questo blog, avevamo parlato della denuncia di un sottufficiale della Guardia di Finanza circa la presenza di amianto in un sito del Comune di Fasano (Brindisi), destinato alla costruzione della nuova caserma del locale Comando delle Fiamme Gialle. Da wired.it si era appreso, nell'agosto scorso, che l'azione di bonifica, ancora non ultimata, aveva consentito la rimozione di una quantità di 800 kg. di fibra d'amianto (qui). Dal sito de L'Espresso si apprende ora che il sottufficiale in questione, Dimitri Pilo, «ha subito il demansionamento, la consegna di rigore, l'isolamento, l'abbassamento nelle graduatorie e l'impossibilità di fare carriera d'ora in poi», oltre a non aver trovato un legale locale che abbia voluto rappresentare le sue ragioni (dichiarazioni rilasciate da Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia).

Qui,  per leggere l'articolo de L'Espresso firmato da Gloria Riva, che tratta anche di un caso analogo a quello occorso a Dimitri Pilo (conclusosi, questo, con il licenziamento del segnalante), e della necessità di una legge che tuteli coloro che, all'interno di un'azienda o di una pubblica amministrazione, denuncino la presenza di storture (in inglese definti con il termine whistleblowers).

Gaetano Toro (segnalazione di Fedele Boffoli)

venerdì 20 novembre 2015

Fedele Boffoli sui fatti di Parigi: la funzione dell'arte

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                                      Il pianista

“Immaginate che non ci sia alcun paradiso / Se ci provate è facile / Nessun inferno sotto di noi / Sopra di noi solo il cielo / Immaginate tutta le gente / Che vive solo per l’oggi / Immaginate che non ci siano patrie / Non è difficile farlo / Nulla per cui uccidere o morire / Ed anche alcuna religione / Immaginate tutta la gente / Che vive la vita in pace /…” Sono le parole di John Lennon e della sua "Imagine" (Traduzione Ermanno Tassi, fonte web) evocate dalle note di un giovane pianista che si esibisce, all’indomani degli attentati di Parigi del 13.11.2015, davanti al “Bataclan”, ormai triste teatro di morte. Quale sia il ruolo, simbolico, del giovane artista è sfuggito ai molti ma, intanto, lui è lì, nel momento giusto, laddove altri sono assenti, a presenziare, ritualmente e con un messaggio universale, “pronipote” del mitologico Ares (M-arte) che ricordiamo, prima ancora che dio della guerra, quale difensore della terra dalle sciagure umane e sovrumane… Lì è l’artista, comunque sia, e, senza diminuire l’"Imagine" di Lennon con tutte le sue utopie, richiama, al “qui e ora”, alla consapevolezza quotidiana, mediale e spartiacque tra passato e presente… tra vita e morte; questa è l’Arte, di cui, in realtà nessuno parla, non asservita alla logiche strumentali dei poteri e dei profitti… causa di tanti guai, che restituisce il quotidiano arbitrio all’umanità: “Liberté, Égalité, Fraternité”, per intenderci… o il suo, esatto, contrario. “Si potrebbe dire che io sia un sognatore / Ma io non sono l’unico / Spero che un giorno vi unirete a noi / Ed il mondo sarà come un’unica entità… - John Lennon”. 

Fedele Boffoli (in Facebook)