martedì 28 luglio 2015

Amianto: dopo la sentenza di Gorizia (Italcantieri), a quando un'inchiesta nelle caserme?

(G.Toro) Sul caso delle recenti condanne per complessivi 111 anni inflitti dal Tribunale di Gorizia a diciotto ex dirigenti dell'Italcantieri (oggi Fincantieri), per la morte di 44 persone a causa dell'esposizione all'amianto (qui, da Il Piccolo), riporto il commento pubblicato sul sito facebook del Movimento dei Finanzieri democratici (qui):


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PER NOI SONO ANCHE POCHI 111 ANNI PER LE SOFFERENZE INFLITTE A COLORO CHE HANNO SUBITO IL MESOTELIOMA DELLA PLEURA. SPERIAMO ALMENO CHE QUALCUNO SCONTI LA PENA E NON LA ELUDA PER LIMITI DI ETA' O ANDANDO ALL'ESTERO.
 

CI SARANNO ANCHE DEI PROCESSI PER L'AMIANTO NELLE CASERME, PER QUEI DIPENDENTI DELLE FORZE DI POLIZIA TENUTI ALL'OSCURO DEL PERICOLO E DECEDUTI, DOPO UNA LUNGA AGONIA, PER MESOTELIOMA DELLA PLEURA (CANCRO)?

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Revisione della spesa pubblica, il caso dei 450 generali tra Forze Armate, Carabinieri e GdF


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(G.Toro) Dal sito facebook del Movimento dei Finanzieri democratici (qui), segnalo il seguente post:


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C'era proprio bisogno di ulteriori tagli alla Sanità?
 
Non si potevano tagliare le spese militari?
 
L'Italia è uno dei paesi al mondo che investe maggiormente nell'acquisto di armi, ma non solo. Due fabbriche italiane producono armi che vengono vendute in molti paesi e che spesso finiscono, per vie traverse, anche dove ci sono guerre in corso. Ricordate le mine del Golfo Persico?
 
Un'altro primato negativo ha il nostro Paese: retribuisce ben 450 generali, di cui ben 104 fanno parte della sola Guardia di Finanza. In rapporto alla popolazione statunitense l'Italia ha un numero di alti ufficiali superiore ai guerrafondai americani. Basterebbe questo per capire dove andare a cercare denaro quando ci sono le crisi economiche, non certo alla Sanità, otto milioni di pensionati non ce la fanno più a pagare i ticket e ad acquistare le medicine.

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mercoledì 22 luglio 2015

Caso amianto-Montefibre di Verbania: la Corte di Appello di Torino condanna otto ex dirigenti

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(G.Toro). La Corte di Appello di Torino si è espressa ieri sul caso delle morti per amianto avvenute nello stabilimento Montefibre di Verbania tra gli anni settanta e ottanta, condannando (ribaltando così la sentenza del Tribunale di Verbania) otto ex dirigenti della società. Il processo riguardava la morte di diciotto persone e le lesioni gravi subite da altre nove (qui, il servizio di Elena Cestino dal TgR del Piemonte). 

Sul caso pubblichiamo il comunicato stampa congiunto di AIEA Onlus (Associazione italiana esposti amianto) e Medicina Democratica onlus (segnalazione di Lorenzo Lorusso):
 
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AIEA - MEDICINA DEMOCRATICA


COMUNICATO STAMPA: processo per amianto Montefibre di Verbania


La Corte d’Appello del Tribunale di Torino presieduta dal dott. Luciano Grasso ha riformato sostanzialmente la sentenza di primo grado pronunciata dal  Tribunale di Verbania  che aveva assolto i dirigenti della Montefibre di Verbania (Bordogna e altri) accusati di  omicidio colposo e lesioni a riguardo di una trentina di operai che impunemente erano stati esposti all’amianto in fabbrica durante il loro periodo lavorativo.


Per i dirigenti deceduti vi è stata la dichiarazione di non luogo a procedere; inoltre per alcuni altri è stata dichiarata la prescrizione, ma per tutti gli altri  è stata pronunciata una condanna da pochi mesi fino a un  massimo di due anni e 8 mesi.

La condanna era  stata richiesta dal PG (procuratore generale) GianFranco Colace e dalle parti civili, fra cui Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto, difesi dall’avv. Laura Mara. Sono stati previsti risarcimenti per le vittime con definizione di una provvisionale e il pagamento delle spese e degli avvocati di parte civile  a carico degli imputati e del responsabile civile (Montefibre).Anche le associazioni e i sindacati potranno chiedere i risarcimenti davanti al giudice civile.

E’ la seconda condanna cui assistiamo nel giro di pochi giorni (la prima riguardava la Pirelli di Milano), cui prendiamo atto con soddisfazione. Anche la magistratura ordinaria si allinea con la Corte di Cassazione. Vedremo le motivazioni della sentenza (previste entro 90 giorni), ma ciò significa che le ragioni dei consulenti dell’azienda (fra cui il prof. Carlo La Vecchia ) non sono state ritenute valide.
I processi e le sentenze sull’amianto richiamano al grande problema della presenza di amianto e delle misure sanitarie, previdenziali e di prevenzione ambientale che non sono  ancora state prese in maniera esaustiva. In particolare il Piano Nazionale Amianto, uscito dalla conferenza governativa del 2012 è rimasto sulla carta. E’ scritto, ma non è stato approvato per mancanza di quattrini. Ma si tratta di una scusa e di mancanza di volontà politica. Per quanti anni ancora resteranno le migliaia di tonnellate di amianto sul territorio e si continuerà a contare i morti per malattie da amianto che a tutt’oggi assommano a circa 4.000 l’anno?

Le associazioni riunite nel coordinamento nazionale amianto e in relazione con i sindacati sono impegnate per raggiungere in tempi brevi quanto, una serie di proposte di legge, a partire dal ddl Casson, stabiliscono: eliminazione dell’amianto dal territorio a partire dai luoghi più vulnerabili (in primis le scuole); patrocinio gratuito per le vittime e i loro famigliari che vogliono fare riconoscere i loro diritti; controlli sanitari efficaci per gli ex esposti e ricerca scientifica per trovare soluzione alle più gravi malattie da amianto; riconoscimento delle malattie correlate all’amianto e risarcimenti per le vittime a partire dalla precisa richiesta di modifica dell’atteggiamento restrittivo degli enti previdenziali a partire dall’INAIL.

Per MD e AIEA
Fulvio Aurora (3392516050)
fulvio.aurora@gmail.com
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lunedì 20 luglio 2015

La Corte dei Conti condanna al risarcimento un finanziere per aver recato danno all'immagine del Corpo


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Qui  la notizia, dal sito del Quotidiano Nazionale - Il Giorno, della condanna al risarcimento (centomila euro) da parte della Corte dei Conti della Lombardia, emessa nei confronti di un appartenente della Guardia di Finanza, con la motivazione del danneggiamento dell'immagine delle Fiamme Gialle. Il militare era stato condannato in via definitiva alla pena di due anni e otto mesi per aver accettato tangenti in cambio dell'impunità dei corruttori. 

Di seguito, un commento tratto dal sito facebook del Movimento dei Finanzieri Democratici (qui): 

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A NOSTRO AVVISO E' PIU' CHE CORRETTA LA VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI CONTABILI, CI CHIEDIAMO, PERO', SE UN ANALOGO PROVVEDIMENTO E' STATO PRESO NEI CONFRONTI DI QUEI GENERALI CHE SONO STATI CONDANNATI O CHE HANNO PATTEGGIATO UNA PENA. 

A NOI NON RISULTA ALCUN PROVVEDIMENTO DI QUESTO GENERE MA CI PIACEREBBE ESSERE SMENTITI. 

L'IMMAGINE DELLA GUARDIA DI FINANZA VIENE DANNEGGIATA DI MENO SE A COMPIERE DEI REATI SONO DEGLI ANZIANI E GIA' RICCHI GENERALI, CHE HANNO AVUTO IMPORTANTI INCARICHI DI COMANDO? 

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Gaetano Toro

domenica 19 luglio 2015

San Vito al Tagliamento (Pordenone), Comune "slot free"

 

Il Comune di San Vito al Tagliamento è il primo nella provincia di Pordenone ad aver stabilito una riduzione della tassa comunale sui rifiuti (Tari), per gli esercenti di locali pubblici che non installeranno le slot machine (qui dal Messaggero Veneto). La misura adottata rientra nell'azione di prevenzione della ludopatia, disciplinata da una legge regionale approvata nel 2014 (qui per una sintesi del provvedimento, e qui il testo della legge n. 1/2014).  

Sull'argomento, segnalo un'intervista del 9 febbraio 2015 rilasciata al sito vita.it, dall'ex colonnello della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, esperto di frodi informatiche, dal titolo già di per sé esplicito: "L'azzardo è incoerenza di Stato" (qui). Il Friuli Venezia Giulia, insieme con altre sei regioni (Liguria, Lombardia, Lazio, Toscana. Emilia Romagna e Puglia) e per quanto di loro competenza, stanno provando ad invertire la rotta.

Gaetano Toro

mercoledì 15 luglio 2015

"Il lato oscuro della Guardia di Finanza", di Gianni Barbacetto sul "Fatto Quotidiano"

«Nec recisa recedit. Non arretra neppure tagliata. Il motto della Guardia di finanza, letto oggi, richiama inevitabilmente visioni contrapposte di eroismi e oscurità. I tanti che fanno il loro lavoro con passione, come quel colonnello Renzo Nisi che avviò le indagini sul Mose e, prima di essere trasferito, profetizzò: “La pietra ha cominciato a rotolare e presto diventerà una valanga”. E i molti che invece hanno tradito. Già Luigi Einaudi scrisse in un suo saggio che “il contrabbando, la grassazione e l’abuso di potere erano attività abituali dei militari che avrebbero dovuto estirparli”.»

Così  inizia l'articolo che Gianni Barbacetto ha scritto per Il Fatto Quotidiano del 12 luglio, un viaggio in quello che viene definito "Il lato oscuro della Guardia di Finanza" (per leggere l'articolo integralmente, cliccare qui dal sito dagospia.com).

lunedì 13 luglio 2015

Caso Adinolfi: Michele Prospero critica sul "manifesto" la "inquietante politicizzazione degli uomini in divisa"

In merito alla vicenda del generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, riporto di seguito un estratto dell'articolo di Michele Prospero pubblicato sul manifesto del 12 luglio (qui per leggere la versione integrale): 

«Un tempo erano i gene­rali dell’arma a far risuo­nare gli umori ribelli delle caserme con il forte rumore di scia­bola che si udiva den­tro la stanza dei bot­toni. Ora sono i gene­rali delle fiamme gialle, e quanti sono depo­si­tari di noti­zie riser­vati sulle con­sue­tu­dini fiscali dei potenti, a par­te­ci­pare a parate occulte e a dispie­ga­menti di forza con allu­sioni, inter­venti, accre­diti, annunci. Se il capo dello Stato uscisse, per un momento sol­tanto, dalla voca­zione al silen­zio alla quale si è con­se­gnato e pro­nun­ciasse, in qua­lità di capo delle forze armate, qual­che parola con­tro la inquie­tante poli­ti­ciz­za­zione degli uomini in divisa, una demo­cra­zia stanca e malata come quella ita­liana ne tro­ve­rebbe forse un pic­colo sol­lievo. Qui rimane ancora un’utopia il postu­lato di Gram­sci per cui i mili­tari dovreb­bero fare poli­tica ma solo nel senso «di difen­dere la costi­tu­zione, cioè la forma legale dello Stato, con le isti­tu­zioni connesse».

Segnalo inoltre l'intervista che ieri il generale Adinolfi ha rilasciato al quotidiano la Repubblica, firmata da Carlo Bonini, qui.

Gaetano Toro 

domenica 12 luglio 2015

Il presidente del consiglio che si fa amichevolmente chiamare «stronzo» da un generale della Guardia di Finanza

Se la pubblicazione – avvenuta ad opera de Il Fatto Quotidiano –  dell’intercettazione telefonica tra il presidente del consiglio Matteo Renzi ed il generale Michele Adinolfi è fedele e testuale nei contenuti, nei particolari, il nostro Paese è davvero sceso a livelli bassissimi di morale e di etica.

Renzi, tanto per iniziare, nell’ambito di questa conversazione telefonica che sarebbe avvenuta con Adinolfi, definisce il suo predecessore – Enrico Letta –  nonché esponente del suo stesso partito (PD), «un incapace». Senza alcun rispetto per la persona e con una “eleganza” dialettica  che la dice lunga su chi ci hanno imposto come primo ministro. Ma si sa, il nostro è un Paese a sovranità e democrazia limitata, nel giro di pochissimi anni è già il terzo presidente del consiglio che ci viene imposto e che non abbiamo mai votato ed eletto. Dopo il bocconiano Monti,  grande amico di Angela Merkel, poi è stata la volta di Enrico Letta ed ora quella del giovane Renzi, ex sindaco di Firenze molto “amato” dagli insegnanti e dai pensionati di tutta Italia. Ma passiamo alle clamorose rivelazioni de Il Fatto Quotidiano che sembrano fare quadrare alcuni cerchi, specialmente quelli relativi alle nomine ai vertici del Corpo della Guardia di Finanza. Alcune di queste intercettazioni telefoniche ed ambientali sono curate dai “cugini” dell’Arma dei Carabinieri, gli intercettati si sentono così sicuri del loro enorme potere che neppure pensano di essere ascoltati e vanno a ruota libera, proprio come potrebbero andare dei buontemponi nell’ambito di chiacchiere da bar. Ma nel caso in specie non si tratta di chiacchiere tra amici che si incontrano in osteria bensì del destino dell’Italia.

Generali super pagati che si fanno la guerra a suon di raccomandazioni politiche, sotto i saluti militari si celano spesso rancori, odio, invidia e rivalità. Salire al vertice della Guardia di Finanza non è, per i generali, solo una questione di prestigio ma principalmente di potere, di benefit e di stipendio.

I fatti risalgono al periodo precedente la nomina di Renzi, da parte di Giorgio Napolitano, alla presidenza del consiglio dei ministri. L’allora ministro dell’economia del governo Letta, Fabrizio Saccomanni, porta in consiglio dei ministri la richiesta di proroga, per altri due anni, del generale Saverio Capolupo, ma Adinolfi si infuria ed in un sms intercettato avrebbe scritto: «Veramente allucinante, oggi il ministro Saccomanni ha portato in Consiglio sei mesi prima la nomina di Capolupo. Siamo senza parole, un ministro che non si sa se resta, 6 mesi prima porta in Consiglio una nomina così». La nomina di Capolupo a comandante generale viene definita «inquietante» dall’attuale sindaco di Firenze Nardella e Adinolfi minaccia: «Mi vado ad incatenare davanti a via XX Settembre (sede del Ministero dell’Economia)…».

Nell’ambito di queste intercettazioni il generale Adinolfi, sia pure in forma amichevole, si prende delle confidenze con il presidente del consiglio che superano ogni limite del buon gusto,  appellandolo anche come «stronzo».

Se un cittadino straniero leggesse queste opinioni espresse da  politici e da generali si chiederebbe subito in che paese è capitato, se questa è la repubblica delle banane, laddove esponenti istituzionali conducono squallidi giochi di potere mentre la Nazione va alla deriva, soffocata dalle tasse, da uno sfrenato liberismo e da opinabili riforme.

Lorenzo Lorusso -  presidente dei Finanzieri Democratici

sabato 11 luglio 2015

Il (futuro) premier e il generale: "Se telefonando"

Il testo della conversazione tratta dagli atti dell'inchiesta Cpl Concordia resa nota da Il Fatto Quotidiano (qui), intercorsa l'11 gennaio 2014 tra Matteo Renzi - segretario del Partito democratico da poche settimane - e il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi - in quel momento comandante interregionale dell'Italia Centro Settentrionale e attualmente comandante in seconda del Corpo - ci dice, a mio parere, due cose:

1) ci conferma del livello al quale era giunto lo scontro all'interno del Partito democratico tra Matteo Renzi e l'allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, per la conquista della poltrona di Palazzo Chigi da parte del primo, un conflitto che ricorda i duelli che si svolgevano nella Democrazia Cristiana, antecedente storico di un partito, la Margherita, nel quale i due contendenti militavano;

2) il fatto che alle tattiche del potere messe in atto da Renzi faccia da sponda un generale della Guardia di Finanza, ruolo che di per sé richiede un atteggiamento di neutralità rispetto alle dinamiche politiche, conferma (dopo le vicende giudiziarie nelle quali è stato coinvolto, una delle quali archiviata e l'altra sub iudice per un'analoga richiesta di archiviazione) che la recente nomina di questo ufficiale a comandante in seconda, seppur legittima da un punto di vista formale, forse era poco opportuna. 

Riporto di seguito due commenti sulla vicenda apparsi sul sito Facebook, Redazione Movimento (qui): 


""Se le intercettazioni telefoniche sono state trascritte fedelmente le notizie in esse contenute sarebbero clamorose. Il decadimento della politica, un premier che offende il suo predecessore e si "confida" con un generale della Guardia di Finanza, ma lui lo tratta come un ragazzino.""


""E' tutto inquietante se si pensa che, da pochi giorni, Michele Adinolfi è diventato anche il numero due della Guardia di Finanza. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il Presidente della Repubblica Mattarella, quello che pensiamo noi italiani si può immaginare.""

Gaetano Toro

mercoledì 8 luglio 2015

Un commento di Vincenzo Cerceo sul caso Andolina

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Sul caso del medico triestino Marino Andolina, qui, pubblichiamo un commento di Vincenzo Cerceo

""A proposito del caso Andolina, ho appena letto che al grande clinico Pasteur i luminari della sua epoca vietarono di continuare i suoi esperimenti, che lui continuò in proprio. Aspettiamo, dunque!, che il tempo è galantuomo ed i fatti hanno la testa dura.""

Vincenzo Cerceo

Il generale Adinolfi nuovo "numero due" della Guardia di Finanza

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Dal 6 luglio la Guardia di Finanza ha un nuovo comandante in seconda, il generale Michele Adinolfi

Il nome di Adinolfi era emerso nell'inchiesta della procura di Napoli sulla P4, posizione poi archiviata su decisione del gip (qui)   

Successivamente, il nome del neo comandante in seconda era comparso nell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate dalla cooperativa Cpl Concordia; per completezza, registriamo da notizie stampa (qui) che si profila per l'ufficiale una richiesta di archiviazione. Negli atti dell'inchiesta (citati dal giornalista di Repubblica, Dario Del Porto, nel corso di un'intervista al generale pubblicata il 5 aprile scorso, qui), i magistrati avevano parlato di una sua "sistematica e piuttosto inquietante ingerenza in scelte e vicende istituzionali ai più alti livelli". 

Per avere un ritratto "non autorizzato" del generale Michele Adinolfi, segnalo un articolo di Gabriella Colarusso tratto dal sito lettere43.it: "Michele Adinolfi, generale della Gdf tra guai e politica" (cliccare qui).

Sulla nomina del generale Adinolfi a "numero due" delle Fiamme Gialle, riporto qui sotto un commento tratto dal sito facebook, "Redazione Movimento"(qui)


""L'articolo tratto dal sito di Repubblica  (qui)  risale al 2011, molta acqua è passata sotto i ponti, però, all'epoca fece molto discutere il ruolo di Adinolfi nella GdF. Oggi, invece, viene nominato comandante in seconda e, come abbiamo già scritto, nulla gli si contesta se non quella che appare come una sovraesposizione eccessiva a livello politico. Un tempo gli ufficiali e, più in generale, i militari come Adinolfi, avevano l'obbligo di imparzialità e di distacco dalla politica. Molti finanzieri, carabinieri ed agenti di polizia persero il posto per avere trasgredito a questa regola, tanti subirono trasferimenti ed altre azioni disciplinari. Ma, evidentemente, i tempi sono cambiati e, pertanto, non si lamenti Adinolfi con il suo personale se qualcuno andrà a candidarsi, alle prossime elezioni, contro i partiti dei suoi attuali amici. ""

Gaetano Toro

Bari, Ivrea e Pantelleria: tre inchieste giudiziarie riguardanti appartenenti alla Guardia di Finanza

Riporto qui sotto tre notizie relative ad inchieste giudiziarie riguardanti appartenenti alla Guardia di Finanza (segnalazioni di Lorenzo Lorusso)

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Un sottufficiale è stato arrestato a Bari, indagato per i reati di tentata concussione e rivelazione di segreti d'ufficio: avrebbe richiesto il versamento di una somma di denaro per "addomesticare" un'informativa di reato, qui dal sito baritoday.it

Due sottufficiali ed un ex finanziere (istigatore del reato) sono a processo ad Ivrea, imputati del reato di "collusione con estranei per frodare la finanza" (qui dal sito de "La Sentinella del Canavese"). 

Due sottufficiali in forza al Comando di Pantelleria, sono stati rinviati a giudizio dal gup del Tribunale di Marsala con l'accusa di concussione e falso ideologico: i due, secondo l'accusa, dopo aver tamponato con l'auto di servizio quella di un cittadino di nazionalità romena, lo avrebbero intimidito minacciando di intervenire presso il suo datore di lavoro per farlo licenziare e quindi espellerlo dall'Italia, "inducendo" così il "tamponato" ad accollarsi le spese di riparazione dell'auto (qui dal sito nuovosud.it).

Gaetano Toro

mercoledì 1 luglio 2015

Bologna, indagato il generale della GdF Minervini

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Segnalo qui, dal sito de Il Fatto Quotidiano, la notizia che la Procura di Bologna avrebbe indagato per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, l'attuale comandante interregionale per l'Italia centrale della Guardia di Finanza, generale Domenico Minervini (articolo firmato da David Marceddu).

Notizia segnalata da Lorenzo Lorusso

Gaetano Toro