sabato 27 giugno 2015

Lorusso sul caso Andolina: "Dubbi sull'inchiesta giudiziaria"


Conosco il dott. Marino Andolina da oltre 15 anni, allorquando era impegnato non solo con i trapianti di midollo osseo presso l’Ospedale infantile di Trieste ma anche con le sue missioni umanitarie nelle zone di guerra. Le nostre strade politiche, nel corso degli anni, si sono separate per varie ragioni ma la mia stima nei suoi confronti è rimasta immutata, la mia granitica fede nella Giustizia e nella Magistratura è iniziata a vacillare dopo avere constatato di persona cosa è successo in questi anni con la vicenda amianto; mentre oggi, con l’arresto di Marino, subisce un ulteriore crollo, una brusca frenata.

Pur non entrando nel merito, nella parte squisitamente medica della vicenda Stamina, perché non ho le competenze specifiche per poterlo fare, ritengo che se qualche errore Andolina ha, per ipotesi assurda, fatto, nell’ambito della vicenda Stamina, sono certo che è stato commesso in buona fede – forse convinto o raggirato da altri –  e non certo con il dolo che, mi pare, gli si vorrebbe attribuire anche a livello mediatico oltre che nei tribunali.

Questo, purtroppo, è proprio uno dei casi scolastici in cui la verità giudiziaria è notevolmente distante dalla realtà e dalla serietà professionale di Andolina.

Qui sotto pubblichiamo solo tre fra le svariate centinaia di commenti postati su Facebook a favore del medico triestino. Il primo di questi è stato postato dal presidente pro tempore dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia.
 
Piero Villotta Marino Andolina 
22 giugno alle ore 19.45 ·
Per me Andolina rimane una persona per bene e un bravissimo medico. Ma uscire dai protocolli vuol dire danneggiare le multinazionali del farmaco e non solo. Uno stato servo come il nostro puó solo assecondare i prepotenti
 
Alma Masè Marino Andolina
Caro Marino, ti abbraccio con tanta solidarietà umana. Tu ai domiciliari ed i truffatori e ladri delle coop a piede libero. So che il paragone non suona bene, ma è ciò che ho pensato in questo momento. Tu trattato da delinquente, i veri delinquenti che hanno lucrato sulla salute (vedi ex ministro della sanità, senza far nomi) a godersi i loro miliardi. Coraggio so che ne avrai.

La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato, dove giacciono senza onori i morti che essi hanno cessato di amare. Ogni dolore prolungato è un insulto al loro oblio.

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano

Lorenzo Lorusso

domenica 21 giugno 2015

A Trieste, Tim Boyd ha parlato di teosofia

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CONFERENZA TEOSOFICA
Mr. Tim Boyd a Trieste
La fratellanza: base per il nostro futuro”


Lunedì, 15 giugno c.m., nella splendida cornice del “ridotto” del Teatro Verdi di Trieste, alla presenza del presidente mondiale della Società Teosofica, Tim Boyd (nome completo: Timothy Breck Boyd) , si è tenuta la conferenza dal titolo “La fratellanza: base per il nostro futuro”. 

L’ospite d’onore, mister Tim Boyd - introdotto dalla prolusione del dott. Diego Fajenz - ha relazionato, nella sua lingua madre, sul tema all’ordine del giorno.


L’organizzazione dell’evento è stato curato dal Gruppo Teosofico Triestino “Edoardo Bratina”, costituitosi nel lontano 22 giugno 1908, di cui l’attuale presidente è proprio il dott. Fajenz. Viene annunciato che alla conferenza avrebbe dovuto partecipare, come ospite d’onore, anche la presidente della Regione, Debora Serracchiani, ma per impegni di lavoro non è potuta essere presente.


Chi, inavvertitamente, fosse entrato in sala senza conoscere la Società Teosofica e l’evento in corso, avrebbe sicuramente scambiato Tim Boyd per il presidente americano Barack Obama, stessa struttura fisica, portamento, sorriso, identico persino nelle tonalità della pronuncia inglese. Insomma, più di un sosia. Ma a parte questa nota di colore, che ci piace sottolineare, c’è da dire che la relazione di Tim Boyd è stata ad ampio raggio, toccando una vastità di argomenti di valenza internazionale.


Il dott. Fajenz, noto psichiatra e psicoterapeuta, nell’ambito della sua introduzione, ha ringraziato gli oltre 200 partecipanti alla conferenza che, alla fine, ha avuto anche uno strascico di dibattito con il pubblico presente. Fajenz ha sottolineato come l’Accademia degli Studi Teosofici di Trieste sia stata riconosciuta ente morale mediante un decreto della Presidenza della Repubblica.


Boyd, che parla a braccio ed è doppiato da una interprete, fa un excursus sulla nascita e lo sviluppo della Società Teosofica, cita New York, l’India, il Dalai Lama. La Società Teosofica, dice Boyd, fu fondata a New York il 17 novembre 1875 da due promotori: dalla signora Helena Petrovna Blavatsky e dal colonnello Henry Steel Olcott, entrambi appartenenti ad un gruppo di 17 persone che si proponevano di mantenere vive nell’uomo le sue «intuizioni spirituali»; di opporsi alla bigotteria e di combatterla sotto tutte le forme (credenza nei miracoli ed intolleranza religiosa settaria in particolare); di fare attenzione agli impostori, è possibile comunicare con lo spirito? Molti si affidano ai medium, alle sfere di cristallo ed ai tavolini per le sedute spiritiche con i quali il veggente comunicherebbe con i defunti, ma quasi sempre si tratta di impostori, di veri e propri truffatori; di «creare  un sentimento di fraternità tra le nazioni e di aiutare lo scambio internazionale delle arti e dei prodotti utili»; di cercare di ottenere la conoscenza di tutte le leggi della Natura e di incoraggiare lo studio di quelle che erano le meno comprese dalle popolazioni moderne e che per questo venivano chiamate scienze occulte; di riunire per la biblioteca della Società e di annotare le informazioni corrette sulle diverse tradizioni filosofiche e le antiche leggende e di diffonderle attraverso traduzioni e commenti di opere originali di valore; di contribuire a diffondere in tutti i modi possibili l’educazione, libera da tutti gli intralci settari, nei paesi ove questo era necessario; infine e soprattutto, di incoraggiare e di aiutare gli individui nel loro miglioramento personale, intellettuale, morale e spirituale.



Lorenzo Lorusso

martedì 16 giugno 2015

Finanzieri incappucciati come i pentiti di mafia


«Quella sporca vicenda amianto»

Eravamo agli inizi degli anni Settanta, allorquando il Dott. Vincenzo Montenegro, fondatore del Movimento dei Finanzieri Democratici ed allora dipendente della Guardia di Finanza, si fece intervistare di spalle dalla sede di un sindacato confederale, per il timore di ritorsioni (pratiche disciplinari, trasferimenti indesiderati ed altro) da parte delle gerarchie militari. Da allora, a quanto pare, non è cambiato proprio nulla, siamo nel 2015 ed un elicotterista viene intervistato, nell’ambito della trasmissione televisiva Report, non solo di spalle ma con un cappuccio in testa e con la voce volutamente distorta per impedire il riconoscimento della persona.

La vicenda amianto ha assunto, nell’arco degli ultimi decenni, dei connotati molto insoliti, gravi ed indecifrabili, c’è poca chiarezza e trasparenza, tant’è che più di qualcuno l’ha definita «quella sporca vicenda amianto». Se fosse scoppiata una epidemia di ebola o di qualunque altra malattia infettiva all’interno di una caserma – ipotizziamo – questa sarebbe stata sicuramente isolata ed il Comando della Guardia di Finanza unitamente all’Azienda Sanitaria si sarebbero immediatamente adoperati, prodigati, per inviare medici ed esperti, per curare e bonificare; un po’ come si dice accadde a Napoli, nella prima parte degli anni Settanta, all’epoca del colera, e solo per un caso sospetto. Come mai tutto questo non è tempestivamente successo con l’amianto? Come mai sull’argomento è calata una cortina di silenzio? Perché i finanzieri non sono stati resi edotti dei pericoli che correvano, ancora prima dell’esposizione?

Se analizziamo attentamente il comportamento – che noi comprendiamo – posto in essere dal sottufficiale incappucciato, notiamo che egli ha il timore di essere identificato non perché abbia commesso dei reati oppure abbia qualcosa da nascondere, il paradosso è che il dipendente della Guardia di Finanza ha avuto paura di dire la verità, ha temuto di essere punito per aver detto la sacrosanta verità. Questo è l’aspetto grave che emerge da questa brutta storia e sul quale la magistratura dovrebbe indagare a fondo: perché i dipendenti della Guardia di Finanza, un Corpo armato dello Stato, temono che i superiori in grado, le alte gerarchie del Corpo, possano risentirsi perché un proprio dipendente abbia detto la verità? In uno Stato normale ed in un Corpo dove nessuno ha nulla da nascondere quel finanziere verrebbe premiato per essersi accorto di un qualcosa che altri non avevano visto o non sapevano. Eppure, quando scoppiò – negli anni Novanta – lo scandalo della Tangentopoli milanese, che vide coinvolto l’allora generale Cerciello, pare – ma speriamo che così non sia – che qualcuno abbia additato il brigadiere che denunciò quello stato di cose con l’appellativo di “spione”. E’ una paura immotivata quella del sottufficiale elicotterista oppure, ancora oggi, ci potrebbe essere qualcuno all’interno o all’esterno del Corpo che potrebbe definire “spione” chi fa solo il proprio dovere? Noi vogliamo sperare che si sia trattato di un eccesso di prudenza da parte dell’elicotterista e del regista della trasmissione Report, altrimenti dovremmo pensare: che clima c’è all’interno della Guardia di Finanza? Un clima di paura, di terrore?

Lorenzo LorussoFinanzieri Democratici

lunedì 15 giugno 2015

Amianto sugli elicotteri della Guardia di Finanza: il deputato Rizzetto interroga il Ministro dell'Ambiente

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Sulla presenza di amianto su 200 componenti degli elicotteri AugustaWestland in dotazione alla Guardia di Finanza (leggere qui  e qui), il deputato Walter Rizzetto (Gruppo Misto, nella foto) ha presentato il 9 giugno scorso un'interrogazione parlamentare in commissione (n. 5-05754). Cliccare qui per leggerla.  

Gaetano Toro

Vincenzo Cerceo: Il perché dello Stato Islamico

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Il perché dello Stato Islamico
 
Contro cosa si oppone, in ultima istanza, lo Stato dei tagliagola e suicidi che sta mettendo in seria crisi la sicurezza mondiale? Bisogna, ritengo, partire da lontano. Se a qualcuno la cosa potrà sembrare inadeguata,  vedremo come alla fine una logica in proposito vi sia e molto precisa. Nel 1946, infatti, i poteri transnazionali del capitalismo finanziario mondiale, decisero di creare un meccanismo in grado di dominare i sistemi politici di ogni paese e l’intera economia del globo. Lo chiamarono Fondo Monetario Internazionale, una struttura feudo delle banche centrali di tutto il mondo avanzato, le quali banche sono però delle società per azioni private, con al vertice la banca dei regolamenti internazionali di Basilea. L’FMI controlla i prestiti al tesoro delle nazioni “sovrane”, gli scambi internazionali, compra gli uomini politici al potere che accettano di essere comprati, distrugge quelli che non si sottomettono. Un giudizio su detto fondo fu espresso chiaramente dal premio nobel per l’economia Stiglitz, dopo che aveva, nel 2000, lasciato la banca mondiale: “Il FMI ha imposto a tutti i paesi una ricetta economica sbagliata, che ha  gravemente danneggiato la loro capacità produttiva”. Fino agli anni Novanta, tuttavia, quel potere gigantesco aveva un contraltare di cui non poteva non tenere conto, e cioè, lo stato comunista degenerato nell’Unione Sovietica: era uno stato improponibile, ma con le armi atomiche. Poi, arrivò Gorbaciov, incapace di rifondare ma capacissimo di distruggere, e quel contraltare scomparve. L’FMI ne approfittò immediatamente. Facciamo l’esempio della privatizzazione forzata dei paesi dell’Est Europa: i prestiti del Fondo monetario internazionale servirono a rimborsare gli investimenti effettuati dai banchieri occidentali e dalle multinazionali, finendo per arricchire solo banchieri, politici alla Eltsin ed alla  Gaidar, ministro russo delle finanze di allora, e uomini d’affari senza scrupoli. Fu una privatizzazione troppo rapida, l’esatto equivalente opposto delle criminali nazionalizzazioni di Stalin,  con effetto catastrofico sulla gente. Con uno o due milioni di dollari, gli speculatori internazionali, poterono comprare fabbriche negli Urali le cui solo strutture valevano centinaia di milioni di dollari. Il lussuoso hotel centrale, nel centro di Mosca, fu messo in vendita a soli 1000 dollari. Mentre l’oligarchia e la malavita russe svendevano il paese d’accordo con i piani del FMI, decine di milioni di persone in quel paese precipitavano nella miseria più assoluta. Non fu solo la Russia, però, ad essere colpita dal FMI, basta ricordare l’Argentina del 2001, dopo la cura della ricetta FMI ed, ad esempio, il Senegal, che, costretto ad adottare le politiche neo liberiste, vide fallire interi settori economici che prima erano produttivi. Mi fermo qui, anche se si potrebbe continuare con gli esempi di distruzione; basti ancora vedere cosa disse l’altro premio nobel Krugman: “la globalizzazione iperliberista è stata gestita malissimo”. Al FMI, però, non intendono fermarsi, ansi ora è la gente dell’Europa ad essere attaccata, ed allora, dove i politici non si sono lasciati comprare, ha provveduto la guerra a distruggere i loro stati: Iraq, Libia ed ora Siria, e si è trattato di distruzioni irreversibili. In altri tempi, quando ancora esisteva un proletariato mondiale, organizzato e con una grande potenza di riferimento, per quanto grande potenza indegna ed inadeguata, sarebbe stato questo soggetto a reagire; ora che questa realtà non c’è più, un’altra realtà, purtroppo, sta prendendo le difese dell’umanità contro il mostro liberista e capitalista, ed è certo il difensore meno idoneo a svolgere quel ruolo, anche se per ora non si vedono oppositori più degni alla barbarie capitalista. Si tratta della gente disperata che i paesi distrutti perché non sottomessisi al FMI hanno creato e che è priva di prospettive, e lì che è nata l’Isis, come estrema ribellione a questo stato di cose. Non è certo la promessa di paradisi islamici e di Urì sempre vergini ad armare i giovani suicidi dello stato islamico, ma una disperazione giunta all’ultimo stadio. Dopo aver visto i loro paesi distrutti a causa degli interessi economici del mondo ricco, dopo la mancanza di ogni possibilità futura, la scelta che costoro fanno è conseguente: morire si, ma almeno distruggere tutto quello che è possibile di quelli che ci distruggono. E’ una guerra che sarà difficile fermare e che lascerà molte conseguenze non solo sugli islamici ma su tutto il pianeta; non diamone però la colpa al mostro di turno, cioè l’Isis: la colpa è di chi ha creato le condizioni perché l’Isis si realizzasse.
 
Vincenzo Cerceo   


    

domenica 14 giugno 2015

Se un finanziere parla della presenza di amianto sugli elicotteri in dotazione, con il volto travisato...

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Nel video che proponiamo qui sotto (già citato in un precedente post, qui), un militare della Guardia di Finanza parla con un giornalista di Report - Raitre, nella puntata andata in onda il 7 giugno scorso. L'intervistato parla della presenza di amianto sugli elicotteri in dotazione alle Fiamme Gialle, e lo fa con il volto e la voce travisata. Viene da chiedersi: in quale Paese del mondo libero un appartenente ad una Forza di polizia, per il timore di subire ritorsioni (procedimenti penali e disciplinari, trasferimenti di sede e similari),  deve comparire in televisione con un mascheramento degno di un pentito di mafia o di un anonimo latitante? Penso nessuno. Questo episodio spiega molto bene quale sia il clima interno alla Guardia di Finanza, e ancora di più fa capire quale potrebbe essere la situazione di trasparenza che potrebbe vivere un Corpo di Polizia finanziaria ad ordinamento civile, con il conseguente riconoscimento del diritto di associazione sindacale. 

Cliccare qui per guardare il video di Report-Raitre (autore, Giorgio Mottola).

Gaetano Toro

mercoledì 10 giugno 2015

Lorusso: dal Comando generale delle Fiamme Gialle nessuna iniziativa concreta a tutela delle vittime dell'amianto in divisa

(Gaetano Toro) Pubblichiamo di seguito la lettera (ripresa dall'Agenzia Ansa, qui) che il Capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza, generale di Divisione Fabrizio Cuneo, ha inviato al finanziere in congedo Antonio Dal Cin - coordinatore del Comitato esposti e vittime amianto appartenenti alla Gdf dell'Ona onlus (Osservatorio nazionale sull'amianto):






Di seguito il comunicato stampa del Movimento dei Finanzieri Democratici a firma del suo presidente, Lorenzo Lorusso: 
 
""I Finanzieri Esposti all’Amianto, costituitisi in associazione senza finalità di lucro, grazie al sostegno dello storico Movimento dei Finanzieri Democratici, esprimono profondo disagio, preoccupazione ed amarezza, nel leggere la lettera ripresa dall’Agenzia di stampa ANSA ed indirizzata al graduato Antonio Dal Cin dal generale Fabrizio Cuneo, in rappresentanza del comando generale della Guardia di Finanza. Al di là di qualche generica e retorica parola di conforto, nella lettera non si fa un minimo accenno a concrete iniziative intraprese dall’Amministrazione a favore del personale – dipendente ed in congedo –  che è stato colpito dalle gravissime patologie asbesto correlate in varie regioni italiane. Nella breve missiva il generale – che nella circostanza rappresenta i vertici del Corpo –  non fa neppure un’autocritica riguardo ai ritardi che ci sono stati nell’affrontare il problema, la legge nr. 257 è entrata in vigore nel 1992 ma le prime bonifiche sono state effettuate con circa un decennio di ritardo ed alcune sono ancora in corso. Nel  frattempo il personale delle Fiamme Gialle non è stato reso edotto tempestivamente del pericolo che correva recandosi in alcuni posti di servizio o semplicemente vivendo in alcune caserme non bonificate dall’amianto. Ovviamente la colpa di tutto questo non si può certo attribuire a Fabrizio Cuneo, che nella  fattispecie è solo firmatario della lettera per conto terzi, ma a tutti quei comandanti regionali o di reparto che avevano l’obbligo di informare il personale riguardo al gravissimo pericolo incombente.

La trasmissione Report – di RAI TRE (qui) – rappresenta solo la punta dell’iceberg di una situazione drammatica che va avanti da alcuni decenni e che era stata reiteratamente denunciata, oltre che dai Finanzieri Esposti all’Amianto, anche dai Colonnelli della GdF Giuseppe Fortuna e Vincenzo Cerceo, quest’ultimo anch’egli colpito dall’amianto e per questo iscritto nel Registro Regionale degli Esposti.

Il Colonnello Fortuna, in più circostanze, aveva denunciato che i finanzieri andavano a sequestrare le discariche abusive di amianto senza alcun mezzo di protezione fornito dalla Guardia di Finanza (mascherine, tute e guanti). Centinaia di filmati postati su You Tube lo hanno dimostrato e continuano a farlo anche se alcuni di questi sono stati inspiegabilmente cancellati (non si sa da chi) dopo la denuncia effettuata dall’alto ufficiale del Corpo.

L’unico gesto che i  generali Capolupo e Cuneo avrebbero potuto e dovuto fare per onorare le vittime dell’amianto, sarebbe stato quello di scrivere al graduato Dal Cin, destinatario della lettera, che il comando  generale del Corpo avrebbe finalmente applicato la legge 257/1992 e le sue integrazioni (Circolare prot. 15/Segr/0001940, in data 25.01.11, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), destinando alle vittime quanto dovuto, in  termini di riconoscimento ufficiale e di risarcimento.

Secondo l’autorevole oncologo e medico legale, il Prof. Claudio Bianchi, il picco dei malati di asbestosi e mesotelioma ci sarà tra il 2018 ed il 2020, una emergenza della quale nessuno parla.

I Finanzieri Democratici sono sconcertati per l’atteggiamento dei vertici della Guardia di Finanza, i quali continuano a negare – alla stragrande maggioranza degli iscritti nell’apposito Registro Regionale e dell’Azienda Sanitaria  persino i curriculum lavorativi, necessari ad iniziare l’iter di risarcimento per gli esposti alla mortale fibra.

I nostri associati si augurano che la Magistratura intervenga quanto prima e faccia piena chiarezza sulle morti che ci sono state e su quelle che ci saranno in un non lontano futuro. Noi, nello specifico, non accusiamo nessuno, lasciamo che siano gli organi competenti ad indagare sulle eventuali responsabilità ed a dirci cosa è successo in questi anni di buio.
Lorenzo Lorusso - Movimento dei Finanzieri Democratici

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sabato 6 giugno 2015

Pensionati spremuti come limoni

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Pensionati spremuti come limoni? Pare proprio di si a giudicare dalle ultime iniziative del governo e dell’INPS.


Ormai è nota a tutti la recente sentenza della Corte Costituzionale in tema di pensioni, giornali e tv ne parlano da qualche settimana, il blocco dell’indicizzazione, voluto dall’allora governo Monti, per gli assegni che superano tre volte il minimo è incostituzionale, quindi illegittimo. In qualunque altro stato che voglia definirsi serio e democratico, crisi o non crisi, ripresa o non ripresa, una sentenza del massimo organo giudiziario del Paese va rispettata ed eseguita. Uno Stato, un governo, che cerca di aggirare, mediante un opinabile decreto legge, quanto emesso in sentenza non provoca solo sconcerto tra i pensionati ma genera insicurezza e dubbi in tutta la nazione: se i massimi organismi rappresentativi dello Stato assumono questo comportamento, in un certo senso istigano il comune cittadino a comportarsi allo stesso modo o ad agire di conseguenza, ovvero ad adeguarsi, una sorta di rottura delle regole prestabilite, una sorta di rigetto delle norme inerenti ai criteri di reciprocità. E questo concetto viene più recentemente reiterato dal neo presidente dell’INPS Tito Boeri, il quale, nell’ambito di note trasmissioni televisive dichiara che è già pronto un piano, da esporre al governo, che prevede l’omogeneizzazione delle pensioni anche pregresse al sistema contributivo. Tradotto dal burocratese questo vuol dire che i diritti acquisiti non esisteranno più se Renzi dovesse recepire questo suggerimento e che le pensioncine di un tempo verranno dimezzate in base a delle scelte recenti che non solo violano le leggi ed i contratti di allora ma vanno anche contro il buon senso. Come potrà mai esserci una seria ripresa economica se le pensioni degli italiani vengono periodicamente dilapidate da leggi e leggine, tasse ed oboli? Le pensioni degli italiani non rappresentano il pozzo di San Patrizio per premier incapaci di effettuare scelte coraggiose e controcorrente, prima o poi, a forza di spremere questo limone, il budget si esaurirà ed il Paese rischierà di cadere in ginocchio. Dulcis in fundo, in un panorama che sa di beffa per dipendenti e pensionati, il governo annuncia – per il tramite dell’Avvocatura dello Stato – che i 35 miliardi di euro, che avrebbero dovuto essere destinati ai contratti per il comparto del pubblico impiego, per il quinquennio 2010-2015, quindi per un periodo già scaduto, non sarebbero del tutto disponibili. Non ci sarebbero fondi per i pensionati, per i dipendenti pubblici, per gli esposti all’amianto, però il denaro per gli armamenti (F35 in testa) e per le presunte “missioni di pace” all’estero vengono sempre trovati ed i fondi rinnovati quasi automaticamente. Già, dimenticavo, questo è l’unico Paese al mondo con svariate centinaia di generali (tutti con auto blu di rappresentanza), cinque polizie più le forze armate.

Lorenzo Lorussopresidente del Movimento dei Finanzieri Democratici