martedì 31 marzo 2015

Gino Strada e le pecche della sanità italiana

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Il medico e fondatore di Emergency, Gino Strada, ha messo in evidenza le pecche del sistema sanitario italiano, basato sul pagamento dei medici a prestazione, aspetto che può portare a curare malattie e a fare interventi chirurgici non strettamente necessari. Per maggiori dettagli, cliccare qui, dal sito universo7p.it.

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

Decaduti 1200 dirigenti delle Agenzie fiscali


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Dal blog di Beppe Grillo, segnaliamo il post: I funzionari illegittimi di #Equitalia rimossi dall'incarico (qui), relativo alla notizia degli effetti della recente sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato la illegittimità costituzionale delle norme di legge che prevedevano la possibilità per le Agenzie fiscali (Entrate e Dogane), di nominare nel ruolo di dirigenti, nelle more dell'espletamento delle procedure concorsuali,  funzionari già inquadrati nei predetti enti. La conseguenza della sentenza è stata la decadenza di 1200 dirigenti delle Agenzie (qui, da Il Sole 24 Ore). Molti, in rete, avevano iniziato ad interrogarsi sulla possibilità di richiedere l'annullamento degli atti di accertamento sottoscritti dai dirigenti ora decaduti. Rispondendo ad una interrogazione presentata da un gruppo di deputati del Movimento 5 Stelle (prima firmataria Emanuela Corda), lo scorso 25 marzo il ministro dell'Economia Padoan ha affermato, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione e l'art. 97 della Costituzione (principio di "buon andamento" dell'amministrazione), la validità degli atti di accertamento e delle cartelle esattoriali già emesse. 

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

lunedì 30 marzo 2015

Diritti sindacali per i militari, non bastano due sentenze della Corte di Strasburgo

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Segnalo un interessante articolo di Toni De Marchi, pubblicato sul sito de Il Fatto Quotidiano il 26 marzo, dal titolo: "Militari: l’insostenibile leggerezza dei diritti", sulle resistenze del governo e in particolare del ministro della Difesa, Pinotti, sull'introduzione del diritto di associazione per i militari, riconosciuto da ben due sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'uomo. Per leggere l'articolo, cliccare qui.

Gaetano Toro 

giovedì 26 marzo 2015

Un commento sulla vicenda dell’ex generale Pollari

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Vedere sulle pagine del Corriere della Sera dei giorni scorsi, la foto di Pollari a tavola in allegra compagnia con Ercole Incalza, ora ben noto alle cronache, non ci ha molto meravigliato per la verità. Non è la prima volta, almeno da venti anni a questa parte, che i generali della Guardia di Finanza salgono agli “onori” delle cronache e, del resto, le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto per i gravi fatti avvenuti allorché egli era ai vertici dei servizi segreti italiani, sono state,  a nostro parere, abbastanza eloquenti. Il non avere saputo dire un chiaro e leale no a chi chiedeva di violare la sovranità italiana in quella circostanza è stata cosa molto spiacevole. Ma ormai quella vicenda è archiviata, anche con una grazia che il capo dello Stato di allora, quel Napolitano che, non dimentichiamolo, fu anche ai vertici del Partito Comunista Italiano prima di diventare liberista ed amico di Washington, concesse con non piena condivisione per una parte dell’opinione pubblica italiana. Archiviata, come è noto, in maniera palesemente politica quella vicenda, con un colpevole che però non può essere dichiarato tale per ragioni di Stato, si sperava che anche Pollari, lasciato il servizio attivo, si eclissasse sulla scena pubblica, ed il suo ruolo nella fase finale della sua carriera scivolasse lentamente verso l’oblio. Così, invece, pare che, purtroppo non è, visto che il Pollari usava, ed usa, stando alle notizie giornalistiche, una autovettura con targa di copertura e quindi dei servizi segreti. A che titolo? Non è forse in congedo? Oppure è ancora membro di quelle strutture, magari con un ruolo elevato dato il suo grado? Ci pare, comunque, un modo non corretto di usare il denaro pubblico. Vedremo se la Corte dei Conti competente riterrà di occuparsi della vicenda e, in caso positivo, come riteniamo dovrebbe essere, cosa dirà. Ma non è questo che ci interessa e, dobbiamo dirlo, ci dispiace. Personalmente sono quasi coetaneo di Pollari e, quindi, a lungo, nel Corpo delle “Fiamme Gialle”, abbiamo ricoperto lo stesso grado. Il Pollari era, allora, persona unanimemente stimata da tutti gli appartenenti al Corpo, sia per la sua intelligenza sia per la sua preparazione; era chiaro che sarebbe stato destinato, a suo tempo, ai vertici dell’istituzione. Il perché abbia, poi, fatto una scelta diversa è stata, per molti, il crollo di una certezza.
Dopo le gigantesche corruzioni che hanno fatto vergognare il Corpo, il vedere che anche la sua figura, sia pure per motivi diversi da quelli che avevano riguardato Giudice, Loprete, Cerciello, Tripodi, Petrassi, Spaziante ed altri ancora, si opacizzava in maniera definitiva, è stata cosa che ha molto dispiaciuto a chi del Corpo, nel Corpo, ancora credeva. Di chi, dunque, fidarsi? Oramai, dopo quasi trent’anni di servizio, non ci meravigliamo più di nulla, e troppe cose conosciamo che non verranno mai dette e che non ha più senso dire, dato che non interessano a nessuno e la prescrizione giudiziaria è ormai ben intervenuta a svolgere la sua funzione. Chi, come me, ha svolto oltre 28 anni di servizio nel Corpo uscendone penalmente e moralmente indenne, non può che fare malinconiche considerazioni su certe fiamme, specie quelle alte. Sono i fatti di cronaca che parlano.

Vincenzo Cerceo – Colonnello, in congedo, della Guardia di Finanza

lunedì 23 marzo 2015

L'ex direttore del Sismi, Niccolò Pollari, ad una cena con Incalza (sull'auto dei "Servizi")

Riportiamo di seguito l'articolo a firma di Fiorenza Sarzanini, pubblicato sul Corriere della Sera del 22 marzo, intitolato: Pollari arrivava a cena con l’auto dei servizi. I trucchi sui capitolati. In calce all'articolo seguono le immagini, anch'esse tratte dal Corriere: la foto che ritrae, di spalle, l'ex direttore del Sismi, Niccolò Pollari, con Ettore Incalza, e uno stralcio degli atti processuali.

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

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Pollari arrivava a cena con l’auto dei servizi. I trucchi sui capitolati


Cene, pranzi, incontri riservati per decidere nomine e appalti. La rete di Ercole Incalza, l’alto funzionario delle Infrastrutture arrestato nell’inchiesta di Firenze con il manager Stefano Perotti, comprende numerosi potenti. Tra loro, anche l’ex direttore del Sismi, il generale Niccolò Pollari. I due hanno frequentazione assidua, condividono lo stesso difensore.



Le migliaia di atti processuali ricostruiscono le trattative per la gestione delle Grandi opere negli ultimi anni, comprese le indicazioni provenienti da politici di destra e sinistra per l’assegnazione di gare e poltrone. 

Le indagini si concentrano sui documenti sequestrati nel corso delle perquisizioni, compresa la lettera su carta intestata del ministro Maurizio Lupi indirizzata al sottosegretario Luca Lotti, per chiedere lo sblocco dei fondi Cipe per una trentina di Grandi opere, ritrovata a casa di Perotti. La missiva è ritenuta interessante perché nella lista allegata ci sono anche lavori che non risultano ancora approvati ma sui quali Incalza e Perotti avevano già puntato la propria attenzione. E forse per questo avevano deciso di prepararla personalmente.


Il 18 marzo 2014 Incalza parla con un amico dell’organizzazione di una cena: «Siamo Pollari e la moglie, Murino e la moglie, Tomao, il professor Paolini e De Lise». Il riferimento è a Pasquale I passaggi L’arrivo di Niccolò Pollari alla cena con Incalza raccontato nei verbali e annotano l’arrivo dei partecipanti: «Giunge in via dei Crociferi un’autovettura marca Audi, di colore blu scuro, targata EF390HN che si ferma all’altezza del vicolo delle Bollette. Scende l’autista che provvede a far scendere il passeggero successivamente individuato nel generale Pollari. Da accertamenti esperiti presso la banca dati Aci la targa risulta inesistente», e questo conferma che si tratta di un’auto dei servizi segreti.

Giulio Burchi, l’ex presidente Italferr indagato che ha cominciato a parlare con i pubblici ministeri di Firenze, era stato scelto dall’assessore alla mobilità del Campidoglio Guido Improta, nella giunta di Ignazio Marino, come amministratore della società Roma Metropolitane. Lo chiama nel gennaio 2014: «È la più grande opera pubblica che si sta realizzando, ci vuole qualcuno che abbia competenza giuridiche competenza tecnica sensibilità politica eh, ha fatto già tanti soldi». Burchi avvisa immediatamente l’amico Ugo Sposetti, parlamentare ed ex tesoriere del Pd secondo il quale «si tratta di un incarico molto importante per cui consiglia, qualora lo accetti, di lasciare gli altri incarichi professionali ma non quelli con Autostrade».

L’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari fotografato di spalle. 

Al suo fianco Ercole Incalza: la cena si è svolta in una trattoria a Roma un anno fa, il 20 marzo 2014 milioni che dovrebbe essere un sistema di controlli, soprattutto adesso che sta venendo fuori tutto questo casino, gli immigrati che arrivano. Dovrebbe essere un sistema di controlli nel sud della Libia, tra il Niger la Libia e il Ciad, dove metà di questi 350 milioni grossomodo dovrebbe essere opere civili. Tu li conosci questi qua della Selenia? Ci sarà anche da fare una direzione lavori». favorito nell’assegnazione dei lavori. Nel maggio scorso un suo collaboratore lo informa di aver letto il capitolato per un lavoro legato all’Alta velocità: «Un po’ c’hanno accontentati nel senso che le osservazioni sul vecchio capitolato qualcosa è cambiato altre cose no. Beh certo, noi da quello che ho letto io adesso così in prima battuta siamo gli unici che abbiamo tutti i requisiti, gli altri bisogna un po’ faticare eh». Nel gennaio scorso, stesse modalità. Annotano i carabinieri del Ros: «Perotti illustra il capitolato speciale per undici prossime gare di appalto che Anas sta per indire. Si tratta di capitolati che sono stati precostituiti in base alle indicazioni fornite dallo stesso Perotti ai dirigenti Anas».

Fiorenza Sarzanini

fsarzanini@corriere.it


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Lettera del "Coordinamento Nazionale Amianto" al presidente Grasso, per la ripresa della discussione del ddl amianto

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Quella che pubblichiamo di seguito è la lettera che il Coordinamento Nazionale Amianto ha inviato al Presidente del Senato, Pietro Grasso, e, per conoscenza, al senatore Felice Casson, per sollecitare la ripresa della discussione nella competente Commissione del Senato, del disegno di legge n. 1645 (qui), riguardante:  “Misure sostanziali, processuali e previdenziali a tutela delle vittime, a qualsiasi titolo, dell’amianto”

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)


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Sig. Presidente del Senato della Repubblica

Dott. Piero Grasso Senato della Repubblica  
Roma 

p.c. Senatore Felice Casson 
Senato della Repubblica Roma  

Milano, 23 marzo 2015  

Egregio Sig. Presidente,  

Il Coordinamento Nazionale Amianto, che raccoglie la gran parte delle associazioni delle vittime e degli ex esposti all’amianto, che ha sede a Milano presso Medicina Democratica, Le chiede cortesemente di sollecitare l’XI commissione del Senato a continuare la discussione in merito al disegno di legge 1645 presentato il 22 ottobre 2014 “Misure sostanziali, processuali e previdenziali a tutela delle vittime, a qualsiasi titolo, dell’amianto”. 

I contenuti di tale ddl sono stati presentati anche in altri progetti di precedenti legislature, ma solo in questa, per la prima volta, hanno iniziato ad essere discussi. 

Il nostro auspicio è che la discussione in Commissione riprenda e si concluda per arrivare più velocemente possibile al voto finale in Aula. 

Saremmo ben felici di annunciare il 28 aprile – giornata mondiale delle vittime dell’amianto – che il disegno di legge è stato approvato o almeno è in via di approvazione. 

Confidiamo nella Sua comprensione e nel Suo impegno, La ringraziamo anticipatamente e Le porgiamo i nostri migliori saluti. 

Per il Coordinamento Nazionale Amianto
 
Contatti: aiea.onlus@pec.it 
cna2013@tiscali.i

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giovedì 19 marzo 2015

L'anomalia della Guardia di Finanza, unica polizia economica militare in Europa


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In calce al post Lorusso (Finanzieri Democratici): "Smilitarizzare la Guardia di Finanza per adeguare il Corpo ai parametri europei" pubblicato sul blog La lente il 1° marzo scorso (lo stesso post è stato pubblicato su questo blog in pari data), un visitatore ha indirizzato la seguente richiesta:

""Questo articolo fornisce informazioni che non conoscevo relativamente alla gestione delle posizioni di potere, dove non dovrebbero esistere.
 
Posso chiedere quale è lo status della 'Guardia di Finanza' in Paesi come Germania, Francia, Spagna? Sono militarizzati?
 
Grazie per notizie chiare come questa che ci aiutano a capire ed essere informati. "" 

L'autore dell'articolo, Lorenzo Lorusso, presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici, ha così risposto: 

""Gentile Lettore,
innanzitutto grazie per avere visitato il Blog e per avere lasciato un commento.
Riguardo alla domanda, molto interessante, che lei ci pone diciamo subito che tutte le polizie economico-tributarie europee - omologhe della Guardia di Finanza - non sono militarizzate ed i loro dipendenti possono essere supportati da un sindacato. Ovviamente, per non militarizzate non intendiamo dire che sono disarmate ma più semplicemente che non rispondono a dei codici ed a dei regolamenti militari non solo obsoleti ma anche poco democratici, poco liberali. Nei Paesi che lei ha citato, inoltre,  a fronte di una popolazione numericamente maggiore (quale in particolare la Germania) rispetto a quella italiana, il numero dei dipendenti dell'apparato fiscale globale è decisamente inferiore. In Italia, infatti, ai circa 68.000 dipendenti della Guardia di Finanza, vanno aggiunti quelli, certo non pochi, dell'Agenzia delle Entrate. Tutto questo apparato elefantiaco (quello italiano) a fronte di oltre 130 miliardi di evasione fiscale presunta.
Cordiali saluti.
Lorenzo Lorusso ""

sabato 14 marzo 2015

Trieste, indagato il comandante del reparto operativo dei Carabinieri


Il sito del quotidiano Il Piccolo riporta la notizia di un avviso di garanzia che la Procura della Repubblica di Trieste avrebbe inviato al colonnello dei Carabinieri Antonio Garritani, comandante del locale reparto operativo. L'ipotesi di reato riguarderebbe una presunta "fuga di notizie", il cui destinatario sarebbe stato un giornalista dello stesso quotidiano giuliano. Come informa l'articolo, la Procura guidata dal dr. Carlo Mastelloni avrebbe già indagato per lo stesso reato il capo della Squadra Mobile e un altro ufficiale dei Carabinieri (per leggere la notiia completa, cliccare qui).

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

martedì 10 marzo 2015

Napoli: maxi sequestro conservativo per un colonnello della GdF indagato

Come informa il sito de Il Mattino di Napoli in un articolo del 6 marzo scorso, la Corte dei Conti ha disposto il sequestro conservativo di una somma pari a un milione e 619 mila euro nei confronti del colonnello della Guardia di Finanza, Fabio Massimo Mendella. Il provvedimento è stato disposto nell'ambito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli, che vede coinvolto l'ufficiale per l' ipotesi di reato di concorso in concussione (qui, per leggere un precedente post, e qui per leggere la notizia dal sito de Il Mattino). 

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

domenica 8 marzo 2015

Durante una perquisizione alla "Veneto Banca", spunta un contratto di assunzione per il comandante della GdF

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Un articolo a firma di Roberta Polese, pubblicato sul sito del Corriere del Veneto il 7 marzo scorso, riporta la notizia dell'acquisizione, durante una perquisizione svolta dai finanzieri del Nucleo di polizia valutaria alcune settimane fa presso la sede di Veneto Banca a Montebelluna, di un contratto di assunzione da proporre all'attuale comandante provinciale della Guardia di Finanza di Treviso, colonnello Giuseppe De Maio. La vicenda, se confermata, non costituirebbe di per sé elemento di reato, e infatti l'ufficiale non risulta indagato. Nel frattempo, il colonnello De Maio, prossimo alla pensione, è stato trasferito a Roma, anche se l'interessato ha collegato la partenza da Treviso con l'accoglimento di una sua richiesta avanzata per ragioni di carattere familiare. Per leggere la notizia completa, cliccare qui.

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso) 



lunedì 2 marzo 2015

Confiscati 4 milioni di euro all'ex generale della GdF Spaziante, avrebbe usato suoi sottoposti come prestanome

Un articolo pubblicato sul sito de Il Fatto Quotidiano il 28 febbraio scorso, riporta una notizia comparsa sul Corriere della Sera (a firma di Luigi Ferrarella), sul conto dell'ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, già Comandante in seconda del Corpo: la Procura della Repubblica di Milano avrebbe confiscato, a seguito delle indagini condotte dalla Polizia Tributaria di Venezia, beni per 4 milioni di euro, in quanto il generale avrebbe fatto ricorso a ufficiali e sottufficiali a lui sottoposti, utilizzati come prestanome per la gestione di ingenti somme di denaro. Come informano gli organi di stampa citati, il provvedimento di confisca sarebbe stato applicato ai sensi dell'art. 12 sexies della legge 356/1992, per la sproporzione rilevata tra le spese sostenute riconducibili all'ufficiale, e i redditi conseguiti dallo stesso nel periodo dal 2005 al 2013. Spaziante, coinvolto nell'inchiesta sul Mose a Venezia per la quale aveva patteggiato la pena di quattro anni di carcere, è attualmente detenuto presso il carcere di S.Maria Capua Vetere (per leggere la notizia completa, cliccare qui, dal sito de Il Fatto Quotidiano
 
Gaetano Toro

domenica 1 marzo 2015

Smilitarizzare la Guardia di Finanza per adeguare il Corpo ai parametri europei

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A smilitarizzare la Guardia di Finanza, oltre ai Finanzieri Democratici, ci hanno provato, sin dalla fine degli anni Settanta, i Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino. Un tiepido appoggio al progetto arrivò poi anche dalla CGIL del Veneto, ma ancora oggi non si sono spente le polemiche per le controverse e poco credibili motivazioni con  le quali sono stati sempre affossati e rigettati i referendum promossi in tale direzione.
 
In Parlamento sono stati, in un recente passato, depositati anche alcuni disegni di legge da parte di alcuni esponenti della cosiddetta “sinistra radicale” (Verdi e Rifondazione Comunista in testa), tutti finalizzati ad equiparare la Guardia di Finanza alle altre polizie economico-finanziarie europee. Molto timidamente anche una parte degli attuali esponenti del Partito Democratico sposarono, negli anni Novanta, la causa della smilitarizzazione della Guardia di Finanza, così come pure la Lega Nord; però, al contrario del primo la Lega Nord è stata sempre attenta al fenomeno dell’evasione fiscale galoppante e quasi incontrollata, frutto probabilmente di una imperfetta gestione di tutto l’apparato economico-fiscale del Paese. Essa si è anche occupata, così come hanno sempre fatto anche i Radicali, dei diritti del personale dipendente delle Fiamme Gialle, riempiendo i protocolli degli uffici di Camera e Senato di decine di interrogazioni parlamentari che, spesso, hanno messo in difficoltà il Comando Generale del Corpo. Giurassici regolamenti militari sono sopravvissuti negli anni a molti governi ed hanno reso difficile la vita dei finanzieri. Non c’è mai stato un parallelismo tra i diritti acquisiti dai civili e quelli flebili o mai riconosciuti al personale con le stellette. La cosiddetta “Rappresentanza Militare” è una sorta di surrogato, di succedaneo, del sindacato, una specie di specchietto per le allodole, nata quando la Polizia di Stato stava per essere smilitarizzata e sindacalizzata. La Rappresentanza è stata creata da una mente neppure tanto raffinata per far credere ai militari di avere ottenuto un vero strumento di democrazia, mentre, nella realtà dei fatti, è un organismo a struttura gerarchica, laddove il presidente non viene eletto dal personale ma diventa tale solo perché appartiene alla categoria degli ufficiali. Una categoria, quest’ultima, di privilegiati che da molti è stata già definita come una casta, una lobby potentissima che resiste a tutte le manovre finanziarie, a tutte le cosiddette leggi di stabilità, a tutte le crisi economiche. Si taglia su tutto e su tutti tranne che sul numero e sui privilegi degli ufficiali.

A concedere maggiori poteri, denaro ed anche un numero abnorme di ufficiali in organico, paradossalmente è stato proprio lo stesso partito di Renzi - che un tempo propagandava di volere smilitarizzare la Guardia di Finanza - ma una dozzina di anni fa circa approvava la cosiddetta “Legge Siracusa”, nata per prorogare la carriera di un generale dei carabinieri ma poi estesa a tutte le forze di polizia a struttura militare. Ecco perché ora guardiamo con un pizzico di diffidenza ed incredulità al DDL che circola in internet da qualche settimana e che prevede una parziale riforma della Guardia di Finanza, ovvero un asserito accorpamento delle Forze di Polizia. Secondo alcuni questa bozza di legge delega sarebbe attribuibile a tecnici vicini al Governo Renzi, se così fosse ci farebbe davvero piacere perché sarebbe un primo passo verso una necessaria riforma dei corpi di polizia ed un modo semplice ed indolore per fare risparmiare agli italiani alcuni miliardi di euro.

Restano, ovviamente, alcune divergenze sostanziali tra il progetto dei Finanzieri Democratici e questa bozza di legge delega. Il Movimento dei Finanzieri Democratici riassume in questi pochi punti quello che è un progetto molto articolato:

a) accorpamento di tutte le forze di polizia sotto un unico comando;
b)la creazione dei dipartimenti (separati ed autonomi) della pubblica sicurezza (dove dovrebbero confluire anche i carabinieri), della polizia penitenziaria, della guardia costiera e della polizia economico-fiscale;
c) il comando (o meglio la direzione) della polizia economico-finanziaria affidata ad un alto funzionario del Ministero dell'Economia e delle Finanze;
d) la sindacalizzazione, la smilitarizzazione e la regionalizzazione dell’attuale Guardia di Finanza. La regionalizzazione, già attuata con il Corpo Forestale dello Stato, servirebbe ad evitare i fattori stressogeni ed i costi elevati legati ai trasferimenti.

Lorenzo Lorussopresidente dei Finanzieri Democratici