lunedì 22 dicembre 2014

Un'interrogazione parlamentare sulla presenza di amianto alla Questura di Trieste

 

Dopo una segnalazione del Silp-Cgil al Questore di Trieste circa la possibile presenza di amianto nello stabile della Questura giuliana e negli uffici del Commissariato di Opicina, i senatori del Pd, Casson, Sonego e Pegorer hanno presentato un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Interno e della Salute per sapere quali interventi siano stati adottati dalle competenti amministrazioni (qui il testo dell'interrogazione n.4-03184 del 18 dicembre). Sulla vicenda, in un articolo del quotidiano Il Piccolo di ieri (a firma di , si possono leggere stralci delle posizioni del Silp-Cgil e del Questore di Trieste, Padulano (qui).

Gaetano Toro (segnalazione di Lorenzo Lorusso)

mercoledì 17 dicembre 2014

Indagine della Corte dei Conti sui controlli fiscali: occorre una rivoluzione del rapporto fisco-contribuente

 



L'indagine della Corte dei Conti (delibera n. 17/2014 del 20 novembre 2014) sull'attività di controllo fiscale dello Stato, con riferimento ai suoi effetti in termini di tax compliance, vale a dire sul grado di adesione dei contribuenti agli obblighi fiscali, permette di fare il punto sui rapporti tra fisco e cittadini, sugli strumenti in grado di migliorarne la qualità, per poter ricondurre, in ultima analisi, l'evasione fiscale entro limiti fisiologici (attualmente è stimata intorno ai 120 miliardi annui).

La Corte dei Conti fa una prima distinzione: in Italia, accanto ai 30 milioni di persone che dichiarano redditi di lavoro dipendente o da pensione, vi sono 6 milioni di contribuenti (società di persone, di capitali, persone fisiche) che esercitano un'attività d'impresa o una professione potenzialmente a rischio di evasione: tra questi, 3,9 milioni sono imprenditori o professionisti individuali, un milione le società di persone e un altro milione quelle di capitale.

La Corte indica poi gli elementi su cui si basa il sistema fiscale italiano per chi è imprenditore o professionista: la tenuta della contabilità, l'autodichiarazione dei redditi, il versamento delle imposte in autoliquidazione, un severo sistema sanzionatorio.

Il sistema delle scritture contabili, secondo la Corte dei Conti, ha manifestato la sua scarsa efficacia, in quanto viene utilizzato spesso a scopi difensivi e quindi a posteriori per dimostrare l'esattezza dei dati indicati nella dichiarazione annuale. 

Un sistema basato sulle scritture contabili presuppone un'amministrazione in grado di controllare il numero più alto possibile di contribuenti, ma le cifre non vanno in questo senso: nell'anno d'imposta 2012, la Corte registra la concentrazione degli accertamenti sui "grandi" e "medi" contribuenti (ricavi superiori a 5.164.569 euro), mentre la massa dei cosiddetti "piccoli" (il 95% del totale delle partite Iva) può ragionevolmente sperare di subire un controllo del fisco una volta ogni 33 anni.

In aggiunta agli scarsi controlli, i magistrati contabili evidenziano la progressiva, nel tempo, diminuzione dell'entità delle sanzioni sia amministrative sia penali.

Il quadro delineato porta la Corte ad affermare che la maggior parte dei cittadini non sia invogliato a seguire un comportamento leale nei confronti del fisco, essendo preferibile, seguendo questo tipo di ragionamento, attendere il verificarsi di un controllo (confidando nella sua sporadicità), potendo poi ricorrere a strumenti di definizione bonaria, che consentono di saldare la propria posizione con un sostanziale sconto rispetto alle sanzioni edittali. Influisce negativamente sul grado di lealtà fiscale, inoltre, anche la recente attenuazione delle procedure di riscossione coattiva

Dato il quadro critico della macchina fiscale e del conseguente livello di evasione, la Corte dei Conti propone una rivoluzione del rapporto tra fisco e contribuente: non più un'amministrazione che intervenga successivamente alla presentazione delle dichiarazioni annuali con un intento unicamente repressivo, ma uno Stato che assista i contribuenti nella fase dell'adempimento degli obblighi tributari, utilizzando le banche dati a sua disposizione (catasto, atti del registro, flussi finanziari), segnalando in anticipo al contribuente i dati rilevanti ai fini della compilazione della dichiarazione fiscale. Il tutto presuppone una semplificazione della normativa che agevoli gli adempimenti, riducendo per questa via, nel tempo, anche il ricorso alla consulenza di commercialisti e caf, con un conseguente risparmio del costo per l'assistenza fiscale.

La magistratura contabile avanza anche alcune proposte per ridurre il monte dell'evasione fiscale:

a) estensione della fatturazione elettronica;
b) generalizzazione del tracciamento dei pagamenti delle fatture;
c) acquisizione dei dati relativi agli studi di settore dalle banche dati, e non più direttamente dal contribuente;
d) applicazione del metodo di versamento dell'Iva detto reverse charge o "inversione contabile"(qui), che pone in capo all'acquirente l'obbligo del versamento dell'Iva;
e) un potenziamento degli organici dell'amministrazione finanziaria per incrementare il numero dei controlli.

La Corte afferma anche che una parte dei suggerimenti avanzati è già stata oggetto di provvedimenti presentati dal governo per l'approvazione del parlamento.

Per leggere la delibera della Corte dei Conti (n. 17/2014), cliccare qui.

Gaetano Toro

lunedì 8 dicembre 2014

Guardia di Finanza e democrazia all’italiana

 

Pochi giorni fa c’è stato un servizio televisivo che mi ha portato a fare qualche riflessione. 

All’inaugurazione di un nuovo corso presso la Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ostia, sono intervenuti il Capo del Governo ed il Ministro dell'Economia, soffocati da apparenti ossequi militari. Quello che colpiva nel servizio televisivo era lo ”stormo” di aquile che spiccavano sui berretti dei generali del Corpo, contornati da un firmamento di stellette e di greche svettanti sulle rigide spalline, a formare una visione nel complesso un po' inquietante. Per non parlare dei nastrini che facevano mostra di sé sui petti fieri di quegli alti ufficiali, corrispondenti ad altrettante medaglie (di un metallo più o meno prezioso) inventate in tempo di pace, mentre se i nostri generali avessero combattuto qualche guerra vera, di nastrini ce ne sarebbero stati sicuramente di meno.

Questa polizia fiscale militare di origini monarchico-fasciste - che una legge fondamentale, ”la nr. 4 del 1929”, aveva potenziato - fu assorbita dall’ordinamento democratico repubblicano senza essere portata allo stato civile, e per decenni proprio per quella legge originaria fu tenuta in vita. Solo la riforma tributaria del 1973 ha avuto l’effetto di ridimensionare certi aspetti, lasciando ancora al Corpo poteri che sono al limite dei principi democratici.

Questo Corpo, del resto, vive di una sua anomala autonomia e libertà di azione che il Parlamento farebbe bene ad approfondire per poi intervenire.

Basterebbe segnalare il ”Servizio I “, che aveva fra le molteplici finalità quella di indagare sulla correttezza morale del personale, ed è finito per esercitare poteri di indagine, pedinamento e repressione nei confronti di militari che chiedevano la smilitarizzazione e la sindacalizzazione del Corpo. Esercitava un potere repressivo nei confronti di libertà costituzionalmente garantite quale la libertà di pensiero, una libertà che il nostro Stato e certe sue istituzioni fanno fatica a recepire. 

La Rappresentanza Militare non è certo un faro di democrazia perché scaturita da un compromesso, dopo le lotte nell’ambito di tutte le Forze Armate e dei Corpi di Polizia, portate avanti da personale più sensibile ai valori di libertà e democrazia. Non è stato pertanto frutto della maturazione democratica dei vertici militari, ma un'istituzione alla quale bisognava furbescamente adeguarsi, e così la Rappresentanza Militareè stata strutturata e regolamentata in modo da poter controllare ogni forma di dissidenza.

Questo è uno Stato che sul cammino della democrazia deve ancora fare molto per l’attuazione piena dei valori della Carta Costituzionale. 

Siamo pieni di Corpi di Polizia più o meno militari che si sovrappongono nei compiti, ognuno cercando di guadagnare la massima visibilità al fine di entrare in tutti i settori dello Stato da controllare per poter richiedere sempre più uomini, più mezzi, più finanziamenti, per poter giustificare più generali di corpo d’armata, di divisione, di brigata.

La vera lotta all’evasione fiscale è solo una delle tanta favole all’italiana che si ostinano a volerci far credere. Siamo il paese con il più alto tasso di evasione in Europa, nonostante abbia un corpo militare di polizia fiscale con costi che non possiamo più tollerare a fronte di risultati che non dimostrano segni di inversione di tendenza. 

Una volta a Bari un colonnello del Corpo titolato di Scuola di Guerra ebbe a dirmi che la Guardia di Finanza non aveva bisogno del sindacato per migliorare la situazione organizzativa ed economica. A suo dire bastavano un governo sensibile, un parlamento sensibile al loro sbattere di tacchi e alla loro disponibilità.

Questa teoria trova conferma, ad esempio, in certe passeggiate marine dell’ex presidente della Camera Fini a bordo di mezzi navali del Corpo in zone interdette alla navigazione ai comuni cittadini, perché parchi marini. Guai a superare quei limiti, ci sarebbe stata subito una vedetta del Corpo ad irrogare una sonante multa. 

Un paese dove trionfa la corruzione, l’evasione fiscale ai vertici di istituzioni pubbliche e private, un corpo militare - quale la Guardia di Finanza - fuori dal controllo democratico, con le sole virtù militari non è in grado di arginare la corruzione al suo interno, ricordando che i suoi vertici, e non solo, sono stati coinvolti in gravissimi fatti di corruzione e di connivenze di rilevanza penale. 

Nelle scuole del Corpo sarebbe più valido soffermarsi sui valori della democrazia, sottolineare il sacrificio di chi è caduto per questa democrazia. Invece si continuano ad esaltare i caduti delle guerre, specialmente quelli della seconda Guerra Mondiale in Albania e in Jugoslavia, paesi da noi aggrediti in una guerra voluta dal fascismo e dai vertici militari, compresi quelli del Corpo. Ai questi caduti va il nostro rispetto perché hanno dato la loro vita, un sacrificio inutile in un conflitto subito ed imposto da una catena di comando irresponsabile, perché consapevole del grado di impreparazione militare, ma pronto alla cieca obbedienza e riverenza verso un potere con sonanti battute di tacchi al fine di allargare il proprio potere.

É irresponsabile assicurare la piena lotta all’evasione fiscale in questo paese con battute di tacchi quando si sa che è un processo difficile e lungo che richiede soprattutto una educazione civica del popolo non favorita dagli scandali. Quando si arriverà a vedere le istituzioni non solo come repressori, quando queste dimostreranno di non essere fonte di privilegi o altro, quando si renderanno conto che le virtù militari sono spesso un paravento ma che il Corpo ha bisogno di uomini liberi pensanti, non vincolati da assurdi codici militari, solo allora potremo affrontare civilmente una guerra al malcostume, all’evasione, con una partecipazione condivisa democraticamente. 

Dott.Carmine Buffone

Già cap. O.A. della G.di F. in spe

Ex vice direttore delle Dogane Italiane

Ex direttore tributario delle Imposte Dirette

Se anche il meteo è militarizzato

 
 
Abbiamo un servizio meteo gestito dall'Aeronautica Militare e portato in televisione da militari in divisa azzurra, addolcito dalla presenza di tanto in tanto da una donna in armi con i capelli tirati e raccolti con il suo cipollino regolamentare.

Vedere un militare parlare di nuvole, fulmini e saette fa un certo effetto da quando siamo in grado di captare tali servizi da altri paesi europei che portano in video piacevoli donne vestite con grazia e con gradevoli sorrisi .

L’Aeronautica Militare ha il monopolio del servizio meteo militare in base ad esigenze militari create con il fascismo. La sensibilità al meteo era all’epoca poco avvertita dalla popolazione civile. Oggi i tempi sono cambiati. La presenza in video di un militare porta alla memoria certi regimi della cortina di ferro dove tutto era gestito in video da militari dopo movimenti definiti controrivoluzionari.

L’Aeronautica militare ha le sue esigenze meteo per i voli operativi militari, ma liberiamo i telespettatori da visioni di militari che ci portano a rivivere periodi del nostro passato quando tutti vestivano la divisa, persino i portieri degli stabili civili.

Lasciamo ai civili liberi pensanti di volare fra le nuvole verso sogni di sempre più libertà e giustizia e perché no di equità fiscale.

Dott.Carmine Buffone
Già cap.O.A. della G.di F. in spe
Ex vice direttore delle Dogane Italiane
Ex direttore tributario delle Imposte Dirette