giovedì 29 maggio 2014

L’Ambiente dell’ex ministro Clini


Credendo volesse fare il ministro dell’Ambiente con raffinato impegno ed a 360 gradi, nel giugno di due anni fa, andammo ad incontrare – in un blindatissimo convegno presso il Teatro Verdi di Trieste – l’allora ministro dell’Ambiente Corrado Clini, per sottoporre alla sua attenzione un dossier riguardante l’inquietante presenza dell’amianto nella città. Ed avevamo visto giusto poiché oltre alle non poche caserme della Guardia di Finanza ed ai relativi posti di servizio risultati dagli accertamenti dell’Azienda Sanitaria pieni di amianto/eternit, oggi la stampa locale porta in risalto anche l’esposizione alla mortale fibra che sarebbe avvenuta in decine di scuole triestine.

Credete che Clini si sia degnato di rispondere ai nostri garbatissimi quesiti? Macché! Con la medesima educazione posta in essere da alcuni generali interpellati sullo stesso argomento anche l’ex ministro non ha ritenuto di dovere riferire nel merito della questione. Ora che tutti i mass media parlano e scrivono della vicenda giudiziaria che ha coinvolto Clini comprendiamo che, forse, il ministro era impegnato in ben altre faccende. Per carità, non è nostro costume, da garantisti quali siamo, formulare accuse o speculare sulle disgrazie giudiziarie di chicchessia. Anzi, auguriamo al sig. Clini di essere prosciolto dalle infamanti accuse rivoltegli, ma sappia che a volte un pizzico di buona educazione in più non guasta. Certo, non siamo né bocconiani né banchieri, però sappiamo valutare se un governo ed i relativi ministri possano o meno meritare la stima di noi semplici cittadini.

Lorenzo Lorusso – presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici

sabato 24 maggio 2014

Sentenza di primo grado sul caso Ilva di Taranto: il Comitato per la salute di Sesto San Giovanni sottolinea il ruolo della mobilitazione sociale

 

Pubblichiamo di seguito un comunicato stampa del Comitato per la Difesa nei luoghi di lavoro e nel territorio, a commento della condanna in primo grado di 27 ex dirigenti dell'Ilva di Taranto, per la vicenda di 28 operai deceduti a causa dell'esposizione alla fibra d'amianto e di altre sostanze cancerogene.

Gaetano Toro 

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Ilva di Taranto, condannati 27 ex dirigenti per la morte di 28 operai. I lavoratori deceduti per essere stati esposti alle fibre d’amianto e altri cancerogeni  

Il giudice monocratico di Taranto, Simone Orazio, ha riconosciuto il nesso di causalità tra il decesso e l’esposizione al pericoloso cancerogeno. I dirigenti Ilva per quasi quarant’anni, hanno costretto i lavoratori a lavorare senza essere avvertiti dei rischi e pericoli e senza dispositivi di protezione individuali e collettivi. I lavoratori dunque hanno inalato le micidiali fibre dell’asbesto, contraendo il mesotelioma pleurico e altri tumori. 

La sentenza del tribunale di Taranto ha stabilito il massimo della pena, 9 anni e mezzo, per l'ex direttore dell'Italsider Sergio Noce e pene più alte sono state inflitte anche agli ex manager della vecchia Italsider pubblica (alla quale subentrò poi il gruppo Riva). 

Le altre condanne sono state: 9 anni e due mesi ad Attilio Angelini, 9 anni a Giambattista Spallanzani e Girolamo Morsillo, 8 anni e sei mesi a Giovanni Gambardella, Giovanni Gillerio, Massimo Consolini, Aldo Bolognini e Piero Nardi, 8 anni a Giorgio Zappa, Giorgio Benevento e Francesco Chindemi, 7 anni e 10 mesi a Mario Lupo, 7 anni a Renato Cassano, 6 anni a Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Nicola Muni e Franco Simeoni, 5 anni a Costantino Savoia, Mario Masini, Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese e Augusto Rocchi, 4 anni a Bruno Fossa, Riccardo Roncan, Alberto Moriconi ed Ettore Salvatore.

Il Tribunale ha poi dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto il 30 aprile scorso, mentre suo figlio Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso sono stati condannati a 6 anni. 

Il Tribunale ha anche riconosciuto provvisionali nei confronti delle parti civili: Inail, Fiom Cgil, Uil e i familiari di alcune vittime. Le complicità e il muro di omertà di cui questa fabbrica di morte ha goduto per quarant’anni da parte di governi, Regione, istituzioni, Chiesa, politici e sindacati, è crollata sotto il peso delle mobilitazioni popolari, che hanno pesato anche nelle decisioni della magistratura. A Taranto, come a Casale Monferrato nel processo Eternit, Sesto San Giovanni e altri luoghi ancora, la mobilitazione e la partecipazione diretta di chi non ha delegato a nessuno la lotta hanno pesato positivamente a favore delle vittime. Anche se viviamo in una società divisa in classi in cui il profitto è sempre anteposto alla salute e alla vita umana, la partecipazione proletaria e popolare fa la differenza. Mettendo in campo i rapporti di forza, un briciolo di giustizia, per quanto tardiva, è possibile.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Sesto San Giovanni 24 maggio 2014

Per contatti: 335.7850799

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Accademia della Guardia di Finanza: “N.H.” a quale prezzo?


In una delle prime lezioni che ci furuno impartite all’entrata in Accademia ci fu quella di informarci che saremmo appartenuti ad una élite cioè agli “N.H.” sigla che sta ad indicare ,tradotta dal latino “Nobili Uomini”.

Questo comportava che da semplici umili cittadini avremmo dovuto apprendere una serie di comportamenti che andavano dal baciamano, a come si stava seduti specialmente a tavola durante un pranzo, all’uso corretto delle posate, come queste dovessero essere collocate a seconda che si volesse temporaneamente non portare alla bocca il cibo o se si fosse terminato di pranzare.

Molta importanza poi veniva data all’uso delle posate da utilizzare con la frutta ,a come doveva essere sbucciata senza l’uso delle mani ma solo con coltello e forchetta.

Avremmo poi dovuto imparare certi balli classici quali il walzer, lezioni che ci sarebbero state impartite da un maestro di ballo nel corso del secondo anno accademico.

Tutte cose accettabili se poi in seguito non avrei scoperto carenze comportamentali molto più importanti e contraddittorie.

Al mattino, dopo la sveglia e dopo un veloce lavaggio con acqua gelida (per temprare i futuri guerrieri),si faceva un periodo di studio ancora insonnolliti (la tromba sveglia suonava alle 5,30).

Poi di corsa si andava all’alza bandiera per ascoltare retoriche motivazioni di medaglie al valor militare a finanzieri immolatisi specialmente nel corso del 2° conflitto mondiale, in una guerra voluta da un dittatore con l’assenso compiacente ed irresponsabile delle alte gerarchie militari comprese quelle della G.di F.

Poi sempre di corsa per la prima colazione mattutina, senza lavare le mani, ma con la dovuta etichetta a base di forchette, coltelli e cucchiaini sotto la super visione di un ufficiale.

Tutto perfetto! Ma il bello viene subito dopo.

Sempre di corsa (non ho mai capito la ragione, forse ci tenevano alla nostra linea!) bisognava raggiungere le aule per le lezioni.

E i denti da lavare, la bocca da sciacquare, le mani da lavare non facevano parte della etichetta di un N.H.??

Così pure prima della seconda colazione, niente lavaggio delle mani e dopo niente pulizia dei denti perché non c’era l’occasione per queste operazioni semplici borghese fondamentali per una vera igiene.
Solo la sera c’era la possibilità di spazzolare i denti e rendere la bocca fresca e pulire il corpo sempre velocemente.

Evidentemente era sfuggito alle gerarchie che il “bon ton” prevede che per baciare una donna sarebbe gradito un alito profumato, denti splendenti e mani pulite in tutte le occasioni specialmente quando si va a tavola e “non solo”…!!


Carmine Buffone ex cap.in spe O.A. della G.di F.


giovedì 22 maggio 2014

Medicina democratica e Aiea sul processo Montedison di Mantova: "basta con la prescrizione degli omicidi colposi sul lavoro"


Pubblichiamo di seguito un comunicato stampa congiunto di Medicina Democratica e AIEA Onlus (Associazione italiana esposti amianto) a firma di Fulvio Aurora, sul processo in corso contro alcuni dirigenti della Montedison di Mantova, per la morte di ottanta operai per esposizione all'amianto e ad altre fibre tossiche e cancerogene.
Gaetano Toro

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PROCESSO MONTEDISON DI MANTOVA: MA DAVVERO E’ OMICIDIO COLPOSO? 

Questo pomeriggio si è chiusa la requisitoria del Pubblico Ministero Antonio Condorelli nel processo contro 12 dirigenti della Montedison di Mantova (1) . Un processo che dura da quattro anni e che è stato preceduto da 5 anni di indagini. Il processo ha per soggetti 80 operai ex Montedison deceduti per esposizione a sostanze tossiche e cancerogene: amianto, benzene, stirene, butadiene (e non solo) che hanno causato tumori della pleura (mesotelioma), carcinoma dei polmoni, tumori del tessuto emolinfopoietico. Il PM ha chiesto per i dirigenti Montedison imputati per omicidio colposo con l’aggravante della omissione di cautele sul luogo di lavoro sulla base dell’articolo 437 del codice penale (2), pene che vanno da 5 anni e 5 mesi a 9 anni di detenzione. Altri reati sono stati meno considerati o addirittura prescritti. Visto il numero dei deceduti, la scarsa considerazione della vita umana, la condizioni di inquinamento del territorio (ma il reato di disastro ambientale non era contemplato), ci si aspettava di più in considerazione per chi per anni ha prestato il proprio contributo di lavoro, ignaro delle esposizioni tossico nocive cui era esposto e, non meno, per i loro famigliari cui le vittime sono mancate. In tal senso attendiamo la sentenza del Tribunale di Mantova, prevista per settembre, nella convinzione che venga fatta piena giustizia, ed intanto diciamo con forza: 

BASTA CON LA PRESCRIZIONI DEGLI OMICIDI COLPOSI SUL LAVORO. 

Come parti civili Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto nel processo contro Montedison, unitamente al Coordinamento delle associazioni degli ex esposti all’amianto e a tutte le sostanze tossiche e cancerogene rivolgiamo un appello alle forze democratiche e alle istituzioni per chiedere l’abolizione della prescrizione dei reati sul lavoro e nell’ambiente: 

togliere la prescrizione per questi reati non solo significa fare più giustizia, ma ridurre le morti da lavoro e da insalubrità ambientale

(1)  All'udienza numero 100 del processo Montedison  sono stati chiesti per 11 dei 12 imputati ex manager del colosso chimico tra il 1970 e il maggio 1989    imputati per omicidio colposo con l'aggravante della omissione e rimozione delle cautele per la sicurezza dei lavoratori sono stati chiesti   9 anni per Mazzanti, 8 per Cirocco, 8 anni e 6 mesi per Gatti, 7 anni e 2 mesi per Fabbri, 6 anni e 8 mesi per Diaz, 7 anni e 3 mesi per Porta, Rotti e Morrione, 6 anni e 6 mesi per Paglia e per Mattiussi, 5 anni e 5 mesi per Ziglioli. Richiesta di assoluzione per Schena.   


(2)  articolo 437 cp: “Chiunque  omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro  , ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni.”


Milano, 20/05/2014

Per Medicina Democratica, Fulvio Aurora

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domenica 18 maggio 2014

Tutti generali!



Nella sola Guardia di Finanza gli ufficiali sono 3.225, ovvero uno ogni 8 appuntati e finanzieri

L’Italia non è solo il Paese dei poeti, dei santi e dei navigatori, forse molti non lo sanno ma è anche lo Stato europeo con il più elevato numero di generali e di colonnelli rispetto alla popolazione. Se tenessimo conto solo dei generali – sempre in rapporto con la popolazione – persino gli USA ne contano un numero inferiore rispetto a quello italiano.

Nella sola Guardia di Finanza gli ufficiali ammontano a ben 3.225 unità, a fronte di 27.807 appuntati e finanzieri, ovvero un ufficiale ogni 8,62 appartenenti ai gradi più bassi della scala gerarchica. Ormai si va verso una sorta di piramide rovesciata, nell’assoluto silenzio dei vari Governi e degli ormai numerosi esperti di spending review, ma quello che più colpisce, purtroppo, è il tacere anche dei mass media. Nel mirino degli esperti economici c’è finito di tutto tranne i privilegi di casta del poco conosciuto mondo militare.

Il motto biblico “crescete e moltiplicatevi”sembra essere stato preso alla lettera dalle alte gerarchie militari, le quali, nel corso degli anni, si sono aggraziate il mondo della politica ricevendo in cambio – do ut des (ovvero uno dei quattro contratti del diritto romano) – leggi e leggine ad hoc. Come quella, ad esempio, che era stata denominata Legge Angelini, ovvero la nr. 224 del 19/05/1986, che già all’epoca dell’entrata in vigore costava all’erario ben 3.788 milioni di vecchie lire all’anno.

Come mai la scure dei commissari alla spending review (Bondi prima e Cottarelli poi) non si è mai abbattuta sul numero esagerato – e sui relativi costi abnormi – di generali e di colonnelli della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri? La sola Guardia di Finanza, tanto per fare un esempio, conta ben 10 generali di corpo d’armata, 25 generali di divisione e 69 generali di brigata, per un totale di 104 generali se la matematica non è una opinione. Qualcuno si è forse chiesto a cosa servono? Non potevamo farne a meno? Secondo quasi tutte le enciclopedie e tutti i manuali di strategia militare un corpo d’armata varia da un minimo di 40.000 uomini ad un massimo di 80.000. Allora, caro dott. Cottarelli, c’è qualche conto che non quadra se la Guardia di Finanza dispone di 10 generali di corpo d’armata a fronte di un organico globale di 68.134 dipendenti (dato pubblicato dal sito ufficiale della Guardia di Finanza). Un generale, tra stipendio, appartamento di servizio alla carica, auto blu con autista ed altri benefit che non sto ad elencare costa non meno di un parlamentare o di un consigliere regionale. Se è vero che qualche sforbiciatina ai costi della politica è stata fatta allora perché non tagliare anche sul numero e sui costi delle alte gerarchie militari?

Lorenzo Lorusso

martedì 13 maggio 2014

Della Valle (M5S), mette il dito nella piaga del bilancio della Guardia di Finanza


Un'interrogazione parlamentare (nr. 5-02761 dell'8 maggio) presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle, Ivan Della Valle, mette il dito nella piaga del bilancio della Guardia di Finanza, nonostante le recenti rassicurazioni sulla sua revisione (citate nel testo dell'interrogazione), fornite dal comandante generale, Saverio Capolupo. In particolare, Della Valle mette in risalto l'aumento, tra il 2001 e il 2012, da 202 a 432 unità degli ufficiali dirigenti, e di quelli superiori da 787 a 1170, a fronte della contemporanea diminuzione del personale da 63 mila a meno di 60 mila unità; viene inoltre messo in evidenza il mancato riordino dei reparti d'istruzione (previsto da una norma di legge, la nr. 135 del 2012), altra conseguenza della già citata diminunzione dell'organico e degli arruolamenti. Anzi, il deputato Della Valle riferisce che da notizie stampa la Guardia di Finanza avrebbe in progetto la costruzione, a Bergamo, di una nuova struttura destinata ad ospitare l'Accademia. La proposta avanzata dall'interrogante al ministro dell'Economia e delle Finanze, è la creazione di un'unica scuola militare con il contestuale recesso - facoltà prevista da un'altra legge dello Stato, la nr. 120 del 2013 - dagli (onerosi) contratti di locazione in corso.

Qui, si può leggere il testo integrale dell'interrogazione 

Gaetano Toro

mercoledì 7 maggio 2014

Tagli alle spese militari: le proposte del vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti


I risparmi di spesa in campo militare non si limitano alla proposta sul taglio o abbandono del programma di acquisto degli aerei F35

Come informa il sito del quotidiano "Europa", il vicepresidente della Camera, il democratico Giachetti, e il segretario del  Partito per la tutela dei diritti dei militari e forze di polizia, Luca Marco Comellini, hanno presentato ieri un programma di tagli alla spesa militare che potrebbe raggiungere, a detta dei proponenti, la cifra di 500 milioni di euro.

Tra le proposte:

1) l'equiparazione del trattamento di missione dei membri dei consigli della rappresentanza militare (attualmente ammontante a euro/giorno 110 forfettario) a quello vigente per tutto il personale; 

2) l'eliminazione dell’attribuzione agli ufficiali delle forze armate e delle forze di polizia del "trattamento economico previsto per i colonnelli/primo dirigente al compimento di 13/15 anni di servizio e di brigadiere generale/dirigente superiore con 23/25 anni di servizio, pur non rivestendo il relativo grado o funzione";

3) l'eliminazione delle promozioni al grado superiore nell'imminenza del collocamento in congedo, promozioni che si ripercuotono "positivamente" sul trattamento pensionistico;

3) l'eliminazione del trattamento di ausiliaria; 

4) l'eliminazione delle norme che permettono i richiami in servizio del personale militare;

5) l'eliminazione del trattamento economico a carico dello Stato per i cappellani militari nell'ambito  delle forze armate e delle forze di polizia.

Inoltre, secondo i calcoli di Giachetti e Comellini, nel caso venissero unificati i cinque Corpi di polizia, il risparmio potrebbe arrivare alla cifra di 5 miliardi complessivi. 

Una serie di proposte davvero incisive, nella speranza che trovino orecchie attente nel governo e tra i parlamentari. 
 
Per leggere l'articolo completo, cliccare qui 


Gaetano Toro 

giovedì 1 maggio 2014

Finanzieri Democratici: solidarietà alla famiglia Aldrovandi


"Il Movimento dei Finanzieri Democratici esprime incondizionata solidarietà alla Signora Patrizia Moretti Aldrovandi, madre di Federico, deceduto dopo le percosse subìte.

Nel condannare fermamente il provocatorio applauso che alcuni presunti agenti di polizia, partecipanti al congresso del Sindacato Autonomo di Polizia, hanno rivolto ai loro colleghi autori del disgustoso reato, i Finanzieri Democratici auspicano che il Capo della Polizia, nell’ottica dell’evidente violazione della deontologia professionale da parte dei colpevoli, voglia procedere con l’inflizione di severe sanzioni disciplinari accessorie nei confronti dei condannati con sentenze passate in giudicato, non escludendo affatto l’ipotesi di espulsione definitiva dal Corpo per chi si è macchiato del noto reato. A nostro modestissimo avviso chi si macchia di simili reati non è degno di indossare qualunque divisa."


La Segreteria Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici