lunedì 10 aprile 2017

Elemosina per le vittime della caserma Bolzaneto

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

""
ELEMOSINA PER LE VITTIME DELLA CASERMA DI BOLZANETO DELLA POLIZIA DI STATO, DOPO 15 ANNI DALLE INAUDITE VIOLENZE - DEGNE SOLO DI UN REGIME TOTALITARIO - ALLE VITTIME ARRIVERANNO SOLO 45.000 EURO, UNA SORTA DI PATTEGGIAMENTO VOLUTO DAL GOVERNO ITALIANO.
MOLTE VITTIME DI QUELLE BARBARIE PORTERANNO, PER TUTTA LA VITA, SEGNI PERMANENTI DI QUELLE VIOLENZE. SPERIAMO CHE LA CORTE DEI CONTI SI RIVALGA ALMENO SU QUEI FUNZIONARI ED AGENTI DI POLIZIA CHE HANNO SUBITO CONDANNE PENALI A SEGUITO DEI PESTAGGI.
SI, ALL'INTRODUZIONE DEL REATO DI TORTURA NEL CODICE PENALE ITALIANO. SAREBBE UN ATTO DI CIVILTA'.
http://www.corriere.it/…/g8-italia-patteggia-strasburgo-vit…

giovedì 23 febbraio 2017

Prestiti bancari: una vergogna tutta italiana

 Risultati immagini per banche

Se un comune cittadino si rivolge ad una banca per un prestito od un mutuo dovrà produrre una congrua documentazione per dimostrare di potere far fronte a quel prestito od a quel mutuo.
Nel migliore dei casi ci vorrà un garante, una "bella" ipoteca sulla casa pari al doppio del valore della stessa, una busta paga da cui deve risultare che il lavoro svolto dal richiedente è a tempo indeterminato, una assicurazione sulla vita (spesso piena zeppa di norme poco chiare e/o vessatorie) pagata sempre dal richiedente il mutuo, ed una assicurazione sulla casa che si sta acquistando, che, di fatto, rimane proprietà della banca fino ad estinzione del mutuo stesso.
Per alcuni amici, o amici degli amici, di presidenti di banche o di membri dei consigli di amministrazione, tutto quello che abbiamo scritto sopra non vale e gli importi dei prestiti o dei mutui concessi non hanno limiti di valore. In genere questi amici degli amici sono stati - in passato - politici, palazzinari senza scrupoli, faccendieri o negligenti amministratori. Ecco perché alcune banche sono fallite ed altre stanno per fare la stessa fine. Ma con la solita faccia tosta di certi politici in carica e quella dei dirigenti bancari, oggi, a pagare quelle spese, inconsapevolmente, siamo tutti noi, con i nostri conti correnti.
Ecco, questa sarebbe la prova. Attendiamo smentite pur essendo quasi certi che queste non arriveranno mai.
 
I Finanzieri Democratici per la riforma del Fisco e la smilitarizzazione della Guardia di Finanza.
P.S.: I Finanzieri Democratici non hanno mai avuto - e voluto - avere a che fare né con questo né con altri governi.
 
https://it.finance.yahoo.com/…/prelievo-forzoso-sui-c-c-073…

martedì 14 febbraio 2017

“Demone della politica”, ma non solo


Voglio riprendere l’argomento affrontato da Gaetano Toro a proposito di casi, molto evidenti a livello mass-mediatico, riguardante ex ufficiali delle “Fiamme Gialle” poi datisi alla politica e giunti, in questa veste, ad affrontare problemi, che sembrano abbastanza “fastidiosi”, di tipo giudiziario (qui). 

Nello scritto da lui postato, Toro cita ed analizza gli episodi relativi a Berruti, Milanesi e Marra (cito nell’ordine di evento) limitandosi solo agli episodi inquadrabili in ambito politico e neanche tutti. In effetti non soltanto in campo politico le ex Fiamme Gialle attirano, a volte, l’attenzione dei mass media; (qualcosa ci sarebbe da dire, ad esempio, circa il caso Floriani, ma è cosa diversa, non politica e lo lasciamo stare). Comunque Toro limita la sua osservazione al solo settore degli ex; io penso, invece, che il problema andrebbe affrontato a livello più complessivo, includendo la “devianza” nel settore di tutti gli appartenenti alle “Fiamme Gialle”, sia durante il loro periodo di servizio che successivamente dopo l’andata in congedo.

Una “zummata” sulla questione tentammo di darla anni orsono con la pubblicazione dell’opuscolo intitolato “Quelle Fiamme – i principali casi di corruzione nella Guardia di Finanza in questo dopoguerra”, che, edito dal nostro giornale “Il Movimento”, fu subito accettato ed acquisito dal Sistema Bibliotecario Nazionale presso alcune delle principali biblioteche pubbliche del Paese ed inserito nel catalogo ICCU dell’SBN, successivamente fu cancellato, non si sa perché, da quel catalogo, ed infine reinserito in seguito ad una mia esplicita segnalazione in proposito al Garante dell’Editoria, ma, da allora, purtroppo la tendenza che l’opuscolo in argomento aveva tentato di evidenziare, non solo non si è esaurita o attenuata, ma, se possibile, è andata progressivamente accentuandosi.

Non è mia intenzione di ripetere qui quegli argomenti, dato che, tra l’altro, essendo la suddetta pubblicazione disponibile in Biblioteca Nazionale, ognuno che fosse interessato potrebbe documentarsi in proposito, ma ho già detto e ripeto, che sarebbe opportuno, a titolo di trasparenza e di informazione all’opinione pubblica, che il comando generale del Corpo, rendesse noti, numericamente, i casi di denunzie subite dai suoi dipendenti, con scansione annua divisa per categorie di ufficiali generali, ufficiali superiori, ufficiali, sottufficiali, altri appartenenti, e con indicazione del numero di denunzie ricevute, numero di condanne passate in giudicato, numero di assoluzioni e numero di carichi tuttora pendenti. Non credo tuttavia (può darsi che mi sbagli) che il comando generale, se non richiesto a livello ministeriale o parlamentare, vorrà prendere questa iniziativa. Se così dovesse invece accadere, un corposo incremento delle denunzie sarebbe registrato a mio nome; durante l’ultima fase del mio servizio, infatti, i miei superiori gerarchici di allora hanno ripetutamente (ed anche successivamente) tentato di farmi trovare tra la schiera non proprio esile di Fiamme Gialle condannate per reati di vario genere, ma essendo risultati inutili tutti i loro tentativi, dato che le magistrature civili e militari hanno sempre archiviato tutte le denuncie sporte a mio carico (non tutte, tra l’altro, notificatemi) non ho fatto altro, rimanendo incensurato, che incrementare di pari passo anche le statistiche dei proscioglimenti.

Ciò detto, visto, tra l’altro, che, alcuni anni orsono, un magistrato piemontese scrisse, in sentenza, che pareva rilevarsi una tendenza “genetica” alla corruzione in questo Corpo (cosa che, allora, tra l’altro, parve eccessiva anche a noi, che ci esprimemmo in tal senso) cerchiamo ora di capire come mai, così spesso, membri del Corpo, (in servizio e in congedo, visto che anche questi ultimi, se non radiati, rimangono nei ruoli della forza in congedo) incontrano difficoltà di tipo giudiziario. Io esprimo la mia opinione, senza affatto pretendere che la stessa venga condivisa.

Il fatto è che, in passato, ma la cosa rimane ben viva nella memoria collettiva delle Fiamme Gialle, una quarantina di anni orsono, un comandante generale del Corpo, ed il suo capo di stato maggiore, avevano creato, come risultò dalle vicende giudiziarie, una associazione all’interno del comando generale e con diramazioni conseguenti in periferia, al fine di frodare pesantemente il fisco nel campo petrolifero; quel comandante generale non fu mai degradato e nell’ultima fase della sua vita ricevette la visita di cortesia da parte dell’allora comandante generale in carica. Sono fatti significativi questi. Dopo di allora vi furono gli episodi della loggia massonica di Gelli e la Tangentopoli milanese, e molto alto ancora. Ora, e questo è ben noto agli psichiatri, esiste un fenomeno definito “suggestione in stato di veglia” per cui è possibile che la mente, ancora maggiormente a livello collettivo, possa venire influenzata e condizionata. A livello tecnico ciò si chiama “contagio psichico”, ed è conseguenza della tendenza innata alla imitazione dell’essere umano, particolarmente forte in età precoce, ma che rimane ben presente anche in tutte le fasi successive. E’ il senso del reale, dato dalle esperienze di vita, che riduce e se del caso elimina questo istinto. Ma necessitano esperienze significative che inducano l’individuo a dire che “non è il caso di provarci”. Non sempre la pubblica autorità ha dato tali esempi significativi; ogni cittadino sa e vede quali tempi impieghi la giustizia e quante inchieste anche clamorose si concludano in un nulla di fatto. Carenza di indagini o abilità degli accusati? Visto, comunque, quale è stato l’esito finale di tanti casi precedenti, a partire da quello dell’ex comandante generale di cui sopra, come meravigliarsi che vi sia stato chi ha ritenuto di poter correre il rischio? Spero comunque di essere stato chiaro nell’esprimermi qui sopra, nel senso che il problema è di tipo sociologico ed antropologico essenzialmente; se l’individuo, non ben fornito di antidoti psichici ed emotivi, vedendo come, alla fin fine, vanno le cose, giunge alla conclusione di dire:”Forse conviene anche a me di provarci, potrebbe anche andare bene”, il problema della corruzione non si risolverà, né dentro la GdF né fuori. Va poi ricordata anche a questo punto, forse, la frase del poeta latino Giovenale, il quale, deprecando la corruzione della sua epoca, scriveva:”A che pro pensare alla onorabilità quando comunque il tesoro accumulato rimane in salvo?” Comunque la corruzione che avviene dentro la GdF è più grave di quella che avviene nel resto della società. E voglio concludere in distensione: ma poi, a voler guardare più a fondo ed in modo più ampio la cosa, non tutti i grandi spiriti hanno giudicato la corruzione in maniera del tutto negativa, per quanto essa sia sempre stata considerata deprecabile. Ad esempio Federico Nietzsche, nella sua opera “A di là del bene e del male”, afferma che i refrattari alla corruzione sono “inguaribilmente mediocri”. Vogliamo forse mediocrità anche tra le Fiamme Gialle? Pensiamoci su! Però nella pubblica amministrazione italiana devono esserci sicuramente molti lettori attenti di Federico Nietzsche.

Vincenzo Cerceo – Colonnello, in congedo, della Guardia di Finanza

^^^

(Gaetano Toro) Ringrazio Vincenzo Cerceo per il commento al mio post. 

Nel corso del suo articolo, Cerceo cita il cosiddetto "scandalo petroli" scoppiato negli anni '70, che vide coinvolti, tra gli altri, il comandante generale dell'epoca, Raffaele Giudice (nella foto).

Risultati immagini per raffaele giudice


Il sito istituzionale della GdF ospita le biografie dei comandanti generali succedutisi negli anni. Riguardo al generale Giudice, in carica tra il 1974 e il 1978, nulla viene detto circa il suo coinvolgimento nel contrabbando dei petroli. 

Riportiamo qui di seguito il testo tratto dal sito www.gdf.gov.it, raggiungibile al link Raffaele Giudice — gdf.gov.it:

""Il Generale di Corpo d'Armata Raffaele Giudice, 23° Comandante Generale della Guardia di Finanza, è nato a Palermo il 31 ottobre 1915.

Ha iniziato la sua carriera nel 1935 con il grado di Sottotenente di Fanteria proveniente dall'Accademia Militare. Ha partecipato, dal 1939 al 1943, alle operazioni di guerra in Albania ed in Africa Settentrionale.

E' decorato di una Medaglia d'Argento e di una Croce di Guerra al Valor Militare e di una Croce di ferro di 2^ classe. Ha frequentato la Scuola di Guerra e la XV Sessione del Centro Alti Studi Militari.

Dopo aver comandato, dal 1959 al 1960, l'8° Reggimento Bersaglieri della Divisione Corazzata "Ariete", è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Regione Militare della Sicilia dal 1960 al 1961, Capo di Stato Maggiore del Comando Militare Meridionale dal 1961 al 1963.

Ha comandato la II^ Brigata Corazzata "Centauro" sino al 1966. E' stato quindi Direttore di Sezione del Centro Alti Studi Militari negli anni 1967-1968 ed ha successivamente comandato dal 1969 al 1970 la Divisione Corazzata "Centauro".

Promosso Generale di Corpo d'Armata il 31 dicembre 1971, ha retto, dal febbraio 1973, il Comando della Regione Militare della Sicilia. Il 31 luglio 1974 è stato nominato Comandante Generale della Guardia di Finanza.

E' Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.""

Per avere un ritratto più completo del generale Giudice, rimando all'articolo tratto dal sito de la Repubblica, pubblicato il 30 agosto 1994 in occasione della scomparsa dell'ex comandante generale (qui). 

sabato 11 febbraio 2017

La scomparsa del prof. Claudio Bianchi, una vita dedicata alla ricerca sugli effetti dell'esposizione all'amianto


Nei giorni scorsi è v­enuto a mancare il Pr­of. Claudio Bianchi, ­insigne anatomopatolo­go e grande esperto d­i mesotelioma della p­leura, la forma più g­rave e maligna di can­cro, dovuta ad esposi­zione alle fibre di a­mianto. Il Prof. Bian­chi dirigeva il centr­o di assistenza e di ­ricerca dell’Ospedale­ San Polo di Monfalco­ne, ma era molto noto­ in regione ed in par­ticolare a Trieste, dov­e aveva tenuto decine­ di conferenze sui ri­schi dell’esposizione­ alla cosiddetta fibr­a killer.

Come responsabile naz­ionale dei Finanzieri­ Esposti all’Amianto ­voglio ricordare il Professore come un nos­tro caro amico, vicin­o a chi ha sofferto e­ soffre di asbestosi ­o di altre patologie ­ad essa correlate. Pi­ù che medico, la cui ­elevata professionali­tà non si discute, Bi­anchi è stato come un­ secondo padre per mo­lti di noi che hanno ­intrapreso la diffici­le ed impari battagli­a per un dovuto risar­cimento da parte dell­o Stato; finora negat­o alla gran parte dei­ dipendenti pubblici ­ed in particolare a c­oloro che hanno prest­ato e/o continuano ad­ operare in caserme e­ luoghi di servizio g­ravemente inquinati d­all’amianto.
Voglio altresì ricord­are il Professor Bian­chi come primo anatom­opatologo in Italia a­d estrarre e repertar­e – in sede di autops­ia –  una fibra di am­ianto rinvenuta nella­ pleura di un dipende­nte della Guardia di ­Finanza.

I Finanzieri Esposti ­all’Amianto ringrazia­no il Prof. Bianchi e­ sono vicini alla sua­ famiglia in questo m­omento di dolore. 

Lorenzo Lorusso – pre­sidente dell’Associaz­ione Finanzieri Espos­ti all’Amianto

lunedì 23 gennaio 2017

Lo scioglimento della Forestale alla prova delle emergenze terremoto e maltempo nel Centro Italia

Dal profilo facebook Redazione Movimento:

""
La cosiddetta riforma Renzi-Madia non funziona affatto. Se l'ex presidente del Consiglio fosse stato meno presuntuoso e si fosse consultato con i sindacati delle forze di Polizia, probabilmente non avrebbe commesso gli errori che oggi sono sotto gli occhi di tutti gli italiani.

http://www.lultimaribattuta.it/59035_elicotteri-maltempo-fu…

Sono rimasti a terra nei vari hangar come quelli di Rieti e Pescara gli…
lultimaribattuta.it|Di Luca Cirimbilla
""