venerdì 13 gennaio 2017

Quando il "demone della politica" investe le ex Fiamme Gialle: da Berruti a Marra, passando per Milanese

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Il caso di Raffaele Marra, il dirigente di "Roma Capitale" che avrebbe ricoperto un ruolo politico "di fatto" a fianco della sindaca del M5S Virginia Raggi, arrestato il mese scorso con l'accusa di corruzione per fatti accaduti quando l'amministrazione cittadina era retta da Gianni Alemanno, ha portato alla luce quella che può essere una coincidenza, ma che la cronaca ha testimoniato essere accaduto in almeno altri due casi nel passato: il riferimento è a Marco Milanese e a Massimo Maria Berruti. Tutti e tre hanno avuto in comune un passato nella Guardia di Finanza, due di loro sono transitati in ruoli ancora "pubblici" (Marra e Milanese), ma tutti, in forme diverse, sono stati conquistati dal "demone della politica" e sono stati oggetto di attenzione da parte della magistratura.

Cominciamo dai fatti accaduti più in là nel tempo. Massimo Maria Berruti, nelle vesti di capitano della Guardia di Finanza, nel 1979 partecipa ad un'indagine presso la "Edilnord" di un allora emergente Silvio Berlusconi. L'ispezione porta ad un nulla di fatto per il fisco. Nei primi mesi del 1980 Berruti abbandona la divisa, iniziando la sua collaborazione con l'ufficio legale del gruppo Fininvest. Pura coincidenza? Non è dato sapere. Berruti è stato eletto quattro volte deputato, tra il 1996 e il 2008, con Forza Italia-Popolo delle libertà. Negli anni Berruti è stato al centro di indagini giudiziarie, e per i particolari rimando alla voce Massimo Maria Berruti - Wikipedia.

Marco Milanese è stato un ufficiale della Guardia di Finanza fino al 2004. Nel periodo dell'inchiesta "Mani pulite" è stato uno stretto collaboratore di Antonio Di Pietro. La svolta nella carriera avviene nel 2001, quando Giulio Tremonti, da poco tornato al governo come ministro dell'Economia, lo nomina "aiutante di campo", una sorta di "segretario particolare" in uniforme. 

Dopo l'uscita dalle Fiamme Gialle nel 2004, Milanese viene nominato "consigliere politico" del ministro Tremonti, consegue due lauree, un master in diritto tributario, supera l'esame per l'abilitazione alla professione di avvocato, diventa docente di diritto tributario alla Scuola Superiore dell'Economia e delle Finanze. Nel 2008 viene eletto alla Camera con il Popolo della libertà, e per un periodo è anche vice coordinatore regionale del partito in Campania, stretto collaboratore di Nicola Cosentino. Anche per Milanese, come per Berruti, per i dettagli delle inchieste giudiziarie che lo hanno riguardato, rimando al sito Marco Mario Milanese - Wikipedia,

E per ultimo, Raffaele Marra: classe 1972, dopo aver frequentato la Scuola militare Nunziatella, nel 1991 entra nella Guardia di Finanza, e come ufficiale il suo primo incarico è alla Tenenza di Fiumicino. Nel 2006 lascia la divisa per approdare all'ente Unire, nel 2008 diventa direttore del settore "politiche abitative" del Campidoglio retto da Gianni Alemanno, per passare nel 2011 alla Regione Lazio - presieduta da Renata Polverini - come direttore del personale. Negli anni successivi torna al Comune di Roma, ed è qui che, durante la sindacatura Marino, nasce il rapporto con i consiglieri del Movimento 5 Stelle allora all'opposizione (tra questi la futura sindaca Virginia Raggi). Dopo la sua elezione, la neo-sindaca lo nomina vice-capo di gabinetto vicario, ma le polemiche all'interno del M5S non tardano a venire a galla. Alcuni esponenti, e tra questi la deputata Roberta Lombardi, contestano alcuni fatti riconducibili alle sue passate collaborazioni amministrative, e la stessa Lombardi firmerà un esposto alla magistratura (qui). Ma ciò che emergerebbe dalle notizie stampa sulle indagini in corso, è il ruolo centrale, con caratteristiche politiche, svolto dallo stesso Marra nella formazione del processo decisionale della giunta Raggi, e quindi ben al di là del ruolo amministrativo ricoperto, il tutto sintetizzato nella frase a lui attribuita, quella di considerarsi "lo spermatozoo che ha fecondato l'ovulo del Movimento" (qui, un profilo di Raffaele Marra, dal sito de L'Huffington Post).

A seguito delle polemiche interne al partito di Grillo, la sindaca Raggi nel mese di settembre lo nomina direttore del personale. Poi, come detto in apertura, l'inchiesta giudiziaria e l'arresto per fatti avvenuti all'epoca dell'amministrazione Alemanno.

Gaetano Toro

mercoledì 11 gennaio 2017

Avvicendamento al Comando regionale Friuli Venezia Giulia

Dal profilo facebook "Redazione Movimento":

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 Fiamme Gialle, chi tocca il Giglio Magico rischia: spostato a Trieste il capo del valutario - Il Fatto Quotidiano

Ancora dei trasferimenti sospetti ed opinabili da parte del comando generale della Guardia di Finanza, secondo Il Fatto Quotidiano il generale trasferito a Trieste avrebbe indagato sul cosiddetto "giglio magico".

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lunedì 19 dicembre 2016

Dal 1° gennaio 2017, la GdF avrà competenza esclusiva sul mare

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Dal 1° gennaio 2017, per effetto di uno dei decreti attuativi della cd. "legge Madia" di riforma della PA, la Guardia di Finanza avrà la competenza eslcusiva in materia di sicurezza marittima, "fatte salve" le competenze attribuite dalla legislazione vigente alle Capitanerie di porto - Guardia costiera (art. 2 del dlgs n. 177/2016). A ricordarcelo un articolo apparso sul sito del Sole 24 Ore, di cronaca della presentazione del nuovo calendario storico della GdF, dedicato, appunto, al servizio aeronavale del Corpo. In ragione dell'attribuzione alle Fiamme gialle delle competenze in mare, vengono soppressi i servizi navali della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria.

Quella della competenza in materia di polizia marittima è un argomento annoso e complesso: alla presenza in mare della Guardia di Finanza per lo svolgimento dei compiti di polizia economico-finanziaria (contrasto al contrabbando), la riforma aggiunge la competenza esclusiva in materia di sicurezza. É vero che in questo modo vengono soppresse le competenze degli altri organi di polizia, realizzando un'oggettiva razionalizzazione, ma è anche vero, dall'altro lato, che alla stessa GdF venga attribuita una funzione che ancora una volta la distanzia da ciò che dovrebbe essere la sua "missione", vale a dire quella di essere principalmente una polizia economico-finanziaria. Ma questo, ci rendiamo conto, sarebbe argomento di una riforma radicale del Corpo.

Gaetano Toro

Prima esercitazione congiunta tra la Gdf e l'Aeronautica militare

Da Redazione Movimento - facebook:

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Prima esercitazione congiunta tra Aeronautica e Guardia di Finanza – Analisi Difesa

Spreco di denaro pubblico? Secondo noi si.

Un corpo di polizia economico-finanziaria che si esercita con l'aeronautica militare?

Gli evasori fiscali, secondo voi, si combattono con i cacciabombardieri f35?


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Valute e solidarietà tra colleghi

Per non dimenticare

Verso la fine degli anni Ottanta, svolgevo a Trieste, con il grado di tenente colonnello, l’incarico di aiutante maggiore presso il Comando della X Legione della Guardia di finanza. Una mattina, recatomi come al solito in ufficio, trovai tra la posta in arrivo un fonogramma, inviato da un reparto operativo che aveva sede, tra l’altro, nella stessa caserma, il quale comunicava quanto segue: la sera precedente, avevano effettuato il sequestro di alcune migliaia di banconote di una valuta decisamente inconsueta, Kwanzas angolani. Ora, tra i miei difetti, di cui forse si potrebbe anche fare a meno, c’è quello della numismatica. Sono collezionista di monete e banconote di tutto il mondo, ma non avevo mai visto quelle banconote dell’Angola. Spinto dalla curiosità, dunque, mi recai presso il reparto che aveva operato il sequestro e chiesi di vederle. Essendo il comandante, tra l’altro, mio collega di accademia e frequentatore di corsi nello stesso periodo in licenza, spiegai al tenente che lo sostituiva la mia passione collezionistica e lo stesso non trovò, ovviamente, nulla in contrario a mostrarmi il reperto. Dopo di che, gli chiesi se fosse stato possibile fare una fotocopia di una di quelle banconote che avrei comunque tenuto tra la mia raccolta. Non chiesi altro, ed il tenente, avendo capito a pieno la mia innocua motivazione, acconsentì di buon grado ed in cordialità.

Tornato nel mio ufficio, dopo qualche ora, ricevetti una telefonata dal capo ufficio operazioni, il quale mi comunicava quanto segue: il mio collega, che era come già detto in licenza, si era recato in ufficio di passaggio e, saputo della mia richiesta, aveva dato corso alla stesura di un rapporto penale di denuncia nei miei confronti, perché, a suo dire, avrei interferito nelle indagini che stavo conducendo ed avevo carpito dati segreti sottoposti a sequestro giudiziario. La mia pronta disponibilità a restituire la fotocopia della banconota, non fu presa in considerazione.

Mi recai, allora, nell’ufficio del generale comandante, ed esposi dettagliatamente il fatto, senza nulla tralasciare. Ricordo ancora come il generale mi ascoltava, tra il trasognato e lo sbalordito, del tutto incredulo che si potesse arrivare a tanto; quindi mi congedò assicurando che si sarebbe occupato della cosa. Dopo pochi minuti il collega dell’ufficio operazioni mi comunicò che il rapporto di denuncia nei miei confronti era stato distrutto per ordine preciso del generale e mi invitava a fare altrettanto con la fotocopia della banconota in mio possesso. “Non facciamo polveroni assurdi” mi fu riferito che erano state le parole del generale. Questo episodio può spiegare alcune cose: in primo luogo circa i rapporti tra gli ufficiali all’interno del Corpo, quindi circa i metodi di vero “filibustering” che si usavano verso chi solo parlava di riforma del Corpo, alla luce del sole e nell’ambito della più stretta legalità; era , in sostanza, la solita vecchia abitudine italiana di tentare di far fuori con un anomalo ricorso alla giustizia chi dissente politicamente dalla linea ufficiale dei gestori del potere; inoltre, lo ritengo uno spaccato psicologico da manuale sulle qualità umane di alcuni appartenenti al Corpo, almeno allora, l’oggi non mi interessa.

Il collega pensò di poter continuare a trattare ancora con me, ma io ritenni di dover da allora interrompere ogni rapporto personale con lui al di fuori di quelli meramente d’ufficio.

Per concludere ed a commento di questo particolare e certamente inconsueto episodio (per quanto a volte sia da criticare l’operato di chi opera nella Guardia di finanza, questo sicuramente è un caso limite) voglio citare quello che lessi, qualche tempo fa, in un vecchissimo romanzo degli anni Trenta: a volte ci si può trovare a combattere contro leoni anche se è probabile che se ne esca sconfitti, ma si può anche vincere; combattere contro i pidocchi è da evitare, sia perché la cosa comunque lascia umiliati, sia perché se ne esce sicuramente sconfitti. I pidocchi vincono sempre, appunto perché sono pidocchi.

Vincenzo Cerceo